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La più grande penisola croata svela due volti al navigatore. La costa occidentale, da Kanegra fino all’estrema propaggine meridionale di Punta Kamenjak, è costellata di antiche cittadine i cui campanili s’innalzano sul mare, tanti piccoli San Marco che sbucano tra i tetti rossi. Più mistica, invece, la costa orientale, meno abitata e più raramente visitata.
L’Istria è in grado di offrire ai diportisti circa 450 chilometri di coste frastagliate, brulle e selvagge, e allo stesso tempo affascinanti e spettacolari. Un paesaggio modellato nel tempo dalla temuta Bora, un vento secco e freddo da est/nord-est le cui raffiche, durante la stagione invernale, possono toccare anche i 100 chilometri orari. Ma come in tutta la Croazia, anche l’Istria è oggi più che mai pronta ad accogliere migliaia di visitatori attratti da queste coste. Tanto che, nonostante un antico proverbio mediterraneo reciti “Per mare non ci sono taverne”, invitando i naviganti alla prudenza, qui ogni 15 miglia si può ormeggiare davanti a ristorantini con approdo o negli attrezzati porticcioli, incastonati tra palazzi e campielli che ricordano Venezia.

Si parte da Umag
Il porto d’ingresso dell’Istria è rappresentato da Umag, uno dei più grandi e meglio attrezzati marina della catena dell’ACI Club (Adriatic Croatia International Club), dove è anche possibile pagare il pass marittimo per navigare in tutta la Croazia. Si affaccia sul mare la terrazza del ristorante Mare e Monti, pavimenti in legno scuro e tocchi di design contemporaneo, ottima cucina di pesce. E poi via col vento, a bordo l’immancabile profumata Malvasia e un libro di Claudio Magris che tanto ha scritto su questo mosaico di popoli. Bordo dopo bordo, navigando verso la medioevale Novigrad, a sole sette miglia a sud di Umag, sfilano davanti agli occhi paesaggi da cartolina, lunghe spiagge sabbiose, colonizzate dagli appassionati di windsurf. Nel porto di Novigrad, caratterizzato dai pescherecci attrezzati per la pesca delle conchiglie, si può ormeggiare al marina Nautica, uno dei più lussuosi dell’Adriatico, o alla diga foranea che protegge il porto dai venti meridionali. Per gli amanti delle rade, più a sud di Novigrad si può invece buttare l’ancora in Val di Torre, nell’ampio golfo dove il fiume Mirna sfocia nel mare. La valle, grazie al mescolarsi di acqua dolce e salata, è ricca di pesce, fra tutti branzini e cefali.

Verso sud
Continuando verso sud, la barca scivola tra casette di pescatori, pescherecci alla fonda, fari a strapiombo. Il primo marina che si incontra è Porto Cervar, tra i più antichi della Croazia, che anticipa l’arrivo a Porec. Qui tutto profuma d’Oriente, in un dedalo di calli candide in levigata pietra istriana che conducono alla basilica Eufrasiana, in puro stile bizantino con mosaici in oro, alabastro e madreperla. La città è dotata di due porti: uno in città, l’altro nella baia di Mulandrija. Per assaggiare un piatto di pesce o di carne all’istriana, immancabile una sosta sotto gli ulivi della corte della trattoria Ulixes. Ma è ancora meglio regalarsi un carpaccio di scampi e polipo, pesce con asparagi e tartufo nero da Sveti Nikola, sull’isola che protegge il porto della città, con la quattrocentesca torre rotonda, uno dei più vecchi fari dell’Adriatico.
Proseguendo costeggiando le varie isolette tra voli di cormorani in formazione, Funtana e Vrsar offono l’occasione per una nuova sosta. Due bei marina, moderni e ben gestiti, sistemati accanto a due cittadine completamente diverse. Funtana, con le case che si ritirano verso l’interno, sembra quasi nascondersi dal mare, mentre Vrsar, cittadina nella quale Casanova sembra avesse avuto più di un’avventura galante, domina la baia occupata da yacht, barche e pescherecci, fra banchine arricchite da colonne in pietra, autentiche piccole opere d’arte.

Tappa a Rovinj
Lasciata Vrsar, si punta su Rovinj, gettando l’ancora dopo appena cinque miglia di navigazione davanti alla lussureggiante Isola Rossa. Rovinj è un miraggio di pietre bianche, facciate colorate e tetti rossi appoggiato sull’acqua, quasi un porto ligure con il labirinto di viuzze e corti, la Grisia, la scalinata per salire in cima alla settecentesca chiesa dedicata a Sant’ Eufemia, statua di quattro metri che tiene in mano una ruota di timone e una foglia di palma. Vista da lontano, l’antica cittadina sembra staccarsi dalla costa, circondata dalle piccole isole e caratterizzata dalla sagoma slanciata del campanile della chiesa. Si può mangiare un ottimo piatto di pesce alla Taverna Lo spaccio, gestita dalla Batana House, il museo dedicato alla pesca.
Navigando verso il sud dell’Istria, si fiancheggia una costa bassa, ma il consiglio è di fare rotta verso l’arcipelago delle Brijuni, ieri buen retiro di Tito, oggi parco nazionale. Posizionate a meno di tre chilometri dalla costa istriana, queste isole sono caratterizzate dalla contemporanea presenza di una vegetazione mediterranea e subtropicale, da 150 specie diverse di uccelli e dalle vestigia di ville Romane e bizantine, oltre che dalle rovine fortezze e monasteri medievali. Tutte bellezze da scoprire in barca o, in alternativa, a piedi. Visto che sulle Brijuni vige il divieto assoluto di circolazione a macchine, motorini e biciclette. L’approdo più spettacolare è Veli Brijun, la maggiore delle isole, dando fondo lungo il Fazanski Kanal, nelle cale di Verige e du Runci.
Tornando su quella costa istriana che fu per secoli luogo d’incontro e di scanbio culturale e commerciale tra genti italiane, tedesche e slave, su una collina una grande arena in pietra bianca, uno degli anfiteatri romani più conservati al mondo, annuncia Pula, per 3000 anni il porto più importante dell’Adriatico. Non sono merito dei romani, ma della natura, il mare cristallino, le pinete che arrivano fino all’acqua, apprezzate fin da metà ottocento, quando la città attirava turisti dall’Italia e dall’Impero Austriaco. Di quell’epoca restano i grand hotel allungati come cetacei sul lungomare. E’ un piccolo sogno di design, invece, il Valsabbion Restaurant and Hotel, vista mozzafiato e piatti da applauso come la sogliola ripiena di capesante.

Via dalla folla
La vera vita marinara pulsa però alcune miglia più a sud. Passate le strutture balneari polesi, le spiagge, le terrazze sotto alle ville e agli alberghi, si arriva fino all’isolotto di Veruda, che offre un’insenatura sicura la cui parte occidentale è occupata dai club velici polesi, mentre in quella orientale si è sistemato il marina, uno dei più grandi dell’Adriatico. Nel porto c’è un movimento continuo, ma bastano pochi minuti di navigazione per fuggire dalla ressa riparandosi per un bagno nell’isolotto di Fraskeric, e dando ancora di notte nella vicina baia di Soline. Veruda e Soline, assieme a Paltana e Valmizeja, altre due insenature più piccole ma ben riparate, solo le mete nautiche più meridionali dell’Istria.
Di nuovo a bordo, prua verso Capo Premantura, la penisola rocciosa. Si doppia il faro dello scoglio di Porer, che avverte della presenza di pericolose secche e scogliere che per un miglio proseguono lungo la terraferma, e subito dopo Punta Kamenjak si incontrano due belle insenature, Debeljak  e Portic, ottime per un bagno e per trascorrere la notte in rada, eccetto che in caso di bora. Verso nord ha inizio un vero e proprio labirinto di isole, isolotti e scogli che nascondono l’imboccatura del golfo di Medulin. Lungo oltre un miglio e largo altrettanto, il golfo è un riparo sicuro per molte navi, con un altro marina dell’ACI situato a Pomer.

Breve sosta nel Quarnaro
Da qui, è ora di lasciare l’Istria per una breve tappa nell’Arcipelago del Quarnaro, facendo rotta verso l’isola di Lussino, patria di generazioni di pescatori, marinai e capitani coraggiosi. Qui si ormeggia nella spettacolare baia di Mali Lošinj (Lussinpiccolo) o nella deliziosa caletta di Cikat, paradiso tropicale con uno specchio d’acqua cristallino. Pochi chilometri separano il centro dall’altra località dell’isola, Veli Lošinj (Lussingrande), una Portofino in miniatura con il porticciolo di barchette sorvegliato da un’imponente chiesa. Poche miglia e si approda a Ilovik, oltre la punta meridionale di Lussino, nel sottofondo sonoro delle cicale. Qui, sono allineate lungo la banchina le trattorie di pesce migliori del golfo, in una sfilata di orate, calamari, branzini e, perfino, aragoste.

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