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Il Comitato esecutivo di World Sailing (WS), come si chiama adesso l’ex Isaf, la federvela mondiale, riunitosi all’aeroporto di Heatrow, a Londra, l’8 gennaio 2016 ha pubblicamente considerato inaccettabili i recenti eventi accaduti all’appena concluso (il 3 gennaio scorso) campionato del mondo di vela giovanile di Langkawi, in Malesia compresa l’esclusione degli atleti israeliani Yoav Omer (foto a fine articolo) e Noy Drihan (foto qui sotto), peraltro campioni del mondo in carica nella classe RS:X, il windsurf olimpico. La comunicazione è stata effettuata per bocca dell’americano Gary Jobson, uno dei sette vicepresidenti che affiancano il presidente Carlo Croce e il presidente onorario, il re Costantino di Grecia, nella composizione del governo della vela mondiale (gli altri membri sono: il greco George Andreadis; il britannico Chris Atkins; Adrienne Greenwood, neozelandese; Nazli Imre, turco; il cinese Quanthai Li e l’uruguaiano W. Scott Perry).

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La questione malese e gli atleti israeliani

Cosa era successo al mondiale? A 24 ore dall’inizio delle regate ancora la Malesia non aveva rilasciato il visto di ingresso agli atleti israeliani. Quando arriva finalmente il permesso per accedere oltre confine, la Malesia, stato islamico che formalmente non riconosce Israele, invia una lettera alla federazione velica con la stella di David in cui afferma che i loro atleti non possono esibire bandiere nazionali, né insegne che ne identifichino la provenienza (come giò accadde al mondiale in Oman nel 2015, foto sotto) e, in caso di vittoria, non sarebbe stato suonato l’inno nazionale.

Imbarazzo generale e grande alzata di scudi, ma fino a oggi World Sailing, non aveva preso posizione riguardo al grave fatto accaduto, con conseguenti accuse lanciategli contro un po’ da tutte le parti di lassismo, superficialità e scarso senso sportivo. «Ma a quel punto che cosa avremmo dovuto fare? Bloccare il mondiale e impedire a 73 squadre di regatare? Allora sì che la politica avrebbe avuto la vittoria sullo sport», ha dichiarato Carlo Croce in un’intervista rilasciata a Fabio Pozzo e pubblicata su La Stampa.

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World Sailing ha detto basta, ma solo da ora in poi

Così, fanno sapere dallo stato maggiore della vela mondiale: «avendo intrapreso una investigazione interna, svolta con la totale collaborazione del Comitato Olimpico Internazionale, (altro organo coinvolto nella questione, ndr) è stato così deciso:

In futuro, agli organizzatori (federvela nazionali, organizzazioni regionali, organizzazioni nazionali, classi internazionali ecc) di tutte le competizioni  veliche internazionali sarà richiesta l’adesione a specifiche condizioni per assicurare che tutti gli atleti di tutte le nazioni possano partecipare alle stesse condizioni.  Se queste condizioni non dovessero essere soddisfatte, sanzioni specifiche saranno applicate a ogni futura competizione internazionale di vela tenuta in quel Paese».

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2016 e 2017 anni caldi per la vela olimpica

WS aggiunge che i dettagli della presente risoluzione, e le condizioni cui sottostare con le relative sanzioni da applicare in caso di non adempienza, saranno pubblicate la settimana prossima. Colpisce comunque la mancanza di sanzioni nei confronti della federazione malese su quanto accaduto lo scorso dicembre. D’altra parte una decisione del genere era doverosa, sia per lo scarso polso dimostrato da WS, sia per la collocazione dei prossimi mondiali sia Youth: 2016 in Oman e 2017 in Israele, dove, tra poche settimane, dal 20 al 27 febbraio, si svolgeranno i mondiali assoluti RS:X.

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