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L’Africa è a poco più di 100 miglia, annunciata dalle sfilate di dune affacciate sul mare smeraldo, ricoperte di macchia mediterranea. Sono sempre di più le barche che abbandonano le cale blasonate della Costa Smeralda, affollate come porti e scendono verso il Sud della Sardegna, location di vari spot pubblicitari. I pionieri si chiamano Loro Piana, Tronchetti Provera, Francesco De Angelis.

 

Imbarco a Cagliari, poi via verso ovestsardegna-sud-barca-4

Si salpa da Cagliari, a Marina Piccola, alla fine della spiaggia del Poetto, uno dei pochi attrezzati per fare carburante. E poi via verso ovest a Cala di Pula, a 20 miglia, riconoscibile dalla torre saracena di Sant’Efisio che domina la spiaggia di Nora, dove si dà fondo davanti alle rovine archeologiche fenicie, puniche, romane prima di sbarcare con il tender per visitare il sito. Sulla rotta per Chia, bisogna evitare assolutamente il porticciolo di Perd’e Sali perché insabbiato e il porticciolo di Cala Verde, dove non c’è abbastanza pescaggio. All’altezza di Chia, spettacolare baia di sabbia bianca protetta dalle montagne, a 15 miglia, stormi di fenicotteri si levano in volo dalla laguna. Si può dar fondo salvo non soffi forte lo scirocco, evitando di passarci la notte per via della risacca che normalmente si forma verso sera.

 

Gli ancoraggi migliori

Gli ancoraggi migliori, su sabbia, a 4 metri, sono a Cala del Morto e a Ponente degli scogli di Su Giudeu. Sotto la torre saracena, sull’isolotto di Su Cardolinu, si scoprono i resti del tophet della fenicia Bithia. A picco sul mare, il belvedere di Punta Sebera, a 979 metri di altezza, la riserva naturale Is Cannoneris, ricca di lecci e popolata da cervi, daini e cinghiali, i paesaggi western dei canyon set dei film di Sergio Leone. Ogni ormeggio, tra Capo Spartivento con il faro solitario e Capo Malfatano, è un vero tropical dream. A Capo Malfatano, a nord, ci si  inoltra in un piccolo fiordo ridossato dal maestrale per passare la notte dando molta catena perché il fondo algoso non è buon tenitore. Sul lato ad est della rada invece si scopre una delle meraviglie del Mediterraneo, la bellissima Tuerredda, una lingua di sabbia bianca affacciata su una piscina naturale turchese. Lo spettacolo è un piacevole déjà-vu: acque trasparenti, sabbia bianca fine come borotalco lambita dai ginepri, buon ridosso per lo scirocco. Con la normale brezza estiva sudorientale, si àncora a Ponente in 5 metri d’acqua. Talmente limpida che gli scafi sembrano sospesi nel vuoto. Davanti, l’isoletta dallo stesso nome.

 

Rotta verso ovestsardegna-sud-barca-5

Prua a Ovest, oltre Capo Malfatano, si costeggiano rocce e insenature, con dolci e aspri declivi che sfiorano il mare, tra calette sabbiose, cordoni di dune e isolotti. È il tratto più selvaggio, dove si possono incontrare mucche in spiaggia, come agli albori della Costa Smeralda. Navigando verso Capo Teulada, a quattro miglia, bisogna tenersi lontani dalla costa, a tratti inaccessibile per via del poligono della Nato, che inizia all’Isola Rossa e prosegue per circa 10 miglia di costa superba. Il suggestivo promontorio calcareo, collegato all’isola da uno strettissimo istmo sabbioso, è il punto più meridionale della Sardegna. Le falesie, alte oltre 200 metri, si addolciscono solo sul lato più settentrionale, oltre Cala Piombo. Sul lato ovest del capo, Cala s’Aligusta, piccolo fiordo ben ridossato al mare di scirocco ma esposto a quello di maestrale. Si nuota in un caleidoscopio azzurro, turchese, smeraldo davanti alla spiaggetta di sabbia finissima di Cala Zafferano, dove non si puà sbarcare. Per fare rifornimento c’è il protetto Porto Teulada, a 6 miglia. Per la cambusa, invece, il paese di Teulada è a 5 chilometri. Indimenticabile la grande bouffe di pesce alla trattoria Da Gianni, a Porto Budello (tel. 070.9283015), di fronte all’ antica torre, a due passi dalle barche colorate dei pescatori.

Le dune di Porto Pino

Doppiato Capo Teulada, a 10 miglia, appare la mezzaluna bianca di Porto Pino, protetta da altissime dune sul lato est, mare turchese incredibile. La prima spiaggia, sul  lato nord ovest, è ridossata al maestrale con fondo sabbioso ottimo tenitore e con un porto canale dove si può entrare con il tender per andare a terra. Da Capo Teulada all’isola di San Pietro, si naviga per venticinque miglia, lasciandosi sulla sinistra l’isola La Vacca e a dritta Capo Sperone, a Sud dell’isola di Sant’Antioco. Un miglio a Levante del Capo si può dar fondo, ridossati dal maestrale, in 4, 5 metri su sabbia e alghe, prestando attenzione a uno scoglio emergente. Sulla costa occidentale di Sant’Antioco, il mare gioca con le rocce formando piscine naturali. Si imbocca quindi il canale verso San Pietro, labirinto insidioso di secche che obbliga a consultare carte e a non perdere di vista l’ecoscandaglio.

sardegna-sud-barca-6Tra carruggi e piazzette

La prua è ormai su Carloforte, annunciata dalle case color pastello, a meno di 10 miglia. Arrivano cantilene liguri dal borgo di carruggi e piazzette, colonizzato nel 1738 da pescatori di corallo di Pegli. L’aperitivo è d’obbligo al chiosco delle Dune, sulla spiaggia della Caletta, ridossata dallo scirocco, dove ci si ferma ancorando su un fondale di sabbia chiara che spicca contro gli scogli rossastri e il verde della macchia. A Cala Mezzaluna la profondità, tra 7 e 10 metri, permette di arrivare vicino alle rocce, un trionfo di pinnacoli simili a canne d’organo, grotte e gradinate ardite. Da cartolina, Cala Vinagra, fiordo che si insinua tra gli scogli candidi. Ma la location più scenografica è Punta delle Colonne, dove due faraglioni antropomorfi, che ricordano le statue dell’isola di Pasqua o i pezzi di scacchi pregiati, anticipano insidiose secche.

 

Acque trasparenti

Verso Nord, lungo la costa sarda di Nebida e Masua, la più bella del Mediterraneo secondo Jacques Cousteau, le storiche miniere del Sulcis modellano il paesaggio. Dopo la lunga spiaggia di Fontanamare, si àncora su sabbia all’altezza degli scogli del Morto e di Agusteri, sotto Nebida, o sotto il faraglione bianco del Pan di Zucchero, di 132 metri, avvicinabile da qualunque lato, in assenza di maestrale. Il fondale è sabbioso, senza pericoli. Davanti, le architetture della miniera di Porto Flavia. Last but not least, Cala Domestica, stretto fiordo dalle acque trasparenti, incastonato tra due promontori ricoperti di vegetazione.

 

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