L’immagine esportata in tutto il mondo è sempre la stessa, palmeti, acqua turchese, spiagge bianche, ingredienti dei più famosi spot pubblicitari. Ma chi è approdato ai Caraibi negli anni Sessanta quando la regia hollywoodiana del turismo non aveva ancora installato villaggi tutto compreso con arrembaggi di vacanzieri, rimpiange le piantagioni di canna da zucchero a perdita d’occhio, le strade con rare auto, i piccoli alberghi in stile coloniale, le distillerie che producono i migliori rum. Tutto quello che ritrovano, senza spendere fortune, gli habitué delle Antille d’antan che ignorano la trafficata Guadalupa e il via vai di charter, e con la barca che fa la spola con i vari porticcioli puntano la prua verso l’arcipelago delle Saintes e Marie Galante. Qui si entra in un mondo antico, bucolico, wild, brandelli d’Africa dove i paesaggi e i ritmi di vita sono gli stessi di cinquant’anni fa, ingentiliti dalla douce France. Non ci sono celebrities, discoteche o fast food, locali glam, boutique di brand internazionali, ma ristorantini ruspanti sulla spiaggia, maison d’hote dei nuovi coloni parigini e bretoni che hanno cambiato vita dall’altra parte dell’oceano. Non sono un’attrazione turistica, ma vengono usati per il trasporto della canna i cabrouet, carretti trainati da due buoi. L’arcipelago è una meta tradizionale per i velisti, grazie agli alisei che soffiano costanti da est. Tanto che ogni anno a maggio da quasi un secolo si svolge a Terre de Haut l’importante regata della Pentecoste, a cui partecipano barche da tutti i Caraibi.

Rotta verso Petite Terre
Si sale a bordo nell’attrezzato porto turistico di Saint Francois, a Guadalupa, e doppiata la spettacolare Pointe des Chateaux, la più orientale con rocce dalle forme stravaganti che si spinge nell’Atlantico perennemente spazzata dai venti, si fa rotta verso Petite Terre, a circa 7 miglia, isoletta tropicale divisa in due da un canale d’acqua, riserva naturale disabitata annunciata dal celebre faro, uno dei primi del Nuovo Mondo. Tappa imperdibile per un bagno nella laguna color smeraldo affacciata su lunghe spiagge di sabbia borotalco. A terra, colonie di iguane, granchi, varie specie di uccelli, cespugli di fiori colorati dal profumo dolciastro e alberi come il raisinier o il gaiac. Qua e là, getti di sorgenti termali. All’orizzonte, si incontrano golette dalle vele marroni cariche di indigeni e noci di cocco, i gabbiani arruffati che si fanno trasportare sul ponte invecchiato. Marie Galante è a circa sette miglia. Meglio ormeggiare lungo la costa ovest più ridossata che ricorda la campagna inglese, davanti al piccolo borgo di Saint Louis. E godersi il tramonto come fuochi d’artificio davanti alla spiaggia tra i campi di canna da zucchero. Dai locali del porto come Chez Henry arrivano le note delle steel band creole e dei concerti di jazz. Qui si passa la sera tra storie isolane, battute di pesca leggendarie, davanti al tradizionale ti punch, aperitivo con lime, zucchero di canna e rhum bianco a 59° accompagnato dagli accras, frittelle di merluzzo. A cena, crostacei, granchi, aragoste, coquillage, palourde, serviti con accompagnamento di salse locali. E i dessert a base di sirop de batterie, ricavato dalla cottura del succo della canna da zucchero. A pochi passi, i lolos, le piccole drogherie nelle antiche case creole dai colori pastello per fare cambusa. Un paio di miglia a ovest, si può dar fondo a Folle Anse, sottile striscia di sabbia bianca di due chilometri disseminata di grandi conchiglie dove nidificano la tartarughe, acque turchesi punteggiate di moltissime stelle marine. Alle spalle, arbusti, mangrovie e rare palme.

Ormeggi indimenticabili ad Anse Canot
Qualche miglio a nord, Anse Mays, lunghissimo nastro di sabbia bianca e acqua cristalline. Qui vale la pena di scendere a terra per una grande bouffe di pesce al ristorante Aux plaisirs des marins, uno chalet pieds dans l’eau, sulla spiaggia, rifornito da pescatori locali. Per un ormeggio indimenticabile per la notte, ad Anse Canot, candida e soffice, incastonata tra due collinette verdissime, bagnata da acque trasparenti. Davanti alla spiaggia un baracchino affitta canoe per risalire il fiume di Vieux Fort, un’escursione di circa un’ora per vedere i kio, piccoli aironi e la tartaruga Molokoy. A prua sfilano paesaggi da sogno, la spiaggia del Vieux Fort, su cui si affaccia un pugno di case tradizionali in rami e paglia, la Gueule Grande Gouffre, un arco naturale scolpito dal mare con vista sull’aspra Desirade. Spettacolari anche il panorama e i colori di Caya Plate con le scogliere a picco. Molte mappe ignorano Anse Feuillard, selvaggia, poco più di un chilometro affacciata sull’Atlantico, ma protetta dalla barriera corallina con acque sempre calme e trasparenti, senza ombra. Sulla punta Sud-Est, Capesterre, sonnolento borgo la cui chiesa e il cui municipio sono stati ricostruiti in stile art déco dopo il ciclone del 1928, incastonata tra angoli di paradiso, centinaia di palme da cocco, barriera corallina. Si dà fondo al largo della Feuillière, per un piatto di pesce a Le Datcha, una paillotte con i tavolini nella sabbia a pochi passi dalla laguna. Più selvaggia Petite-Anse, subito dopo, una piccola meraviglia di 1-2 metri di profondità che invita allo snorkeling tra coralli gialli e pesci chirurgo azzurri.


Affittare una macchina e scoprire l’interno

Sono molte le barche che scelgono di passare la notte alla fonda nel porticciolo di Grand Bourg, la capitale della Grande Galette, come è chiamata Marie Galante per la forma rotonda, poco più di un villaggio con il variopinto mercato, accanto alla laguna. Per sbarcare a terra al mattino, facendo lo slalom con il tender tra le barche di pescatori e affittare una macchina per scoprire l’interno. La strada si inoltra in una vegetazione lussureggiante, tra casette color pastello, mucche e cavalli al pascolo, bambini che spuntano fuori dal nulla. Da non perdere la visita all’Habitation Murat sulla litoranea tra Capesterre e Grand Bourg, antica piantagione di inizio Ottocento grande più 200 ettari dove lavoravano centinaia di schiavi, trasformata in eco-museo. Sono rimasti in piedi il mulino (in epoca coloniale nell’isola ce n’erano più di cento), le rovine dello zuccherificio e della fornace e la casa padronale in stile classico che domina dall’alto la proprietà. Si fa provvista di rum all’ottocentesca distilleria di Bellevue sperduta tra i campi di canna tagliata ancora con il machete da marzo a giugno, che produce l’eccellente Domaine de Bellevue, premiato con varie medaglie: ogni anno si distillano più di 800 mila litri. È immersa in un angolo tropicale su una collinetta rigogliosa l’Habitation Bioche, una fascinosa maison d’hote, tre chalet in legno dai colori vivaci in stile creolo con terrazza, il mare sullo sfondo. Chi vuole il mare a pochi metri, preferirà il Coco Beach Resort, di fronte alla Dominica: sei camere e qualche suite arredate semplicemente, total white, grande terrazza per fare colazione.

Si affaccia sul mare anche Le Grand Palm, quattro casette decorate in legno bianco intarsiato di una coppia di francesi, che si sono trasferiti qui molti anni fa. Attorno, il giardino fiorito di 5000 metri quadri. Gli ospiti hanno a disposizione una piccola piscina e tre jacuzzi, a piedi si raggiunge la piccola spiaggia privata. Il proprietario Régis Fraipont è un cartografo e realizza una singolare  mappa di tutte le isole del mondo in vendita alla reception. Mentre l’Habitation Kohler è una maison d’hote di grande charme sulla collina, quattro camere in colori giallo e verde acceso attorno alla piscina, cucina all’americana per un pranzo veloce. E le isole Saintes all’orizzonte (leggi l’itinerario alle isole Saintes)…

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