tattica

Lei si presenta al pontile la mattina della regata.

Maglietta rosa, bermuda bianchi, zainetto. Ballerine bianche, di gomma. Quando le guardi le scarpe fa un sorrisetto timido. Sfila le ballerine, sale a bordo e si guarda intorno curiosa e un po’ perplessa: le maniglie, i winch, le scotte e le drizze ancora a riposo.

Non conosce nessuno dell’equipaggio.

Profuma di crema solare.

Ti presenti, le stringi la mano e le dai il benvenuto. Cerchi di metterla a suo agio. Non l’hai mai vista prima, devono averla imbarcata all’ultimo momento. La preda.

Le spieghi che state preparando la barca. Le indichi, in pozzetto, l’angolino della panchetta vicino al tambuccio. Le dici: «Siediti qui tranquilla e non aver paura, ti dirò io quando devi spostarti».

Lei ti sorride, dolcissima. Poi ti guarda intensamente attraverso le lenti polarizzate e risponde: «Grazie, mi siedo qui a controllare le istruzioni di regata. Tranquillo. Tu intanto comincia ad armare il runner che fra mezz’ora entra vento».

Tu hai il piede marino, di sicuro, ma sei partito con quello sbagliato.

 

Utili segreti

Ora ti rivelo un segreto: le ballerine sono orrende. Intendo, le scarpe. Però le ballerine di gomma, quelle che vendono in centro a cento euro o dai cinesi a cinque, sono comodissime in porto. Scivolano meno delle infradito, ci si può fare la doccia e all’occorrenza si possono anche usare in barca. E in borsa sono meno pesanti e ingombranti delle vostre scarpacce stringate.

E ti rivelo un altro segreto: i tattici non sono tutti energumeni dal forte accento sloveno, che si presentano in barca con piglio autoritario marchiati con tutti i nomi delle barche e delle regate di Mediterraneo e oltre.

E ancora: esistono donne che sembrano femmine a tutti gli effetti e che però

sanno

andare

in

barca.

Lo so, questa rivelazione è un po’ estrema per te.

 

Come in un film

Qualche decina di minuti dopo, sei ancora così confuso che quando vedi lei sussurrare ripetutamente una parolina al timoniere e poi di scatto voltarsi di lato e cominciare a gridare, credi di essere finito in un remake marino di Harry ti presento Sally.

Invece mancano venti secondi dalla partenza e lei stava facendo orzare la barca per buttar fuori linea un avversario sopravento. Sei così sotto choc che non hai sentito scandire il tempo e ti sei dimenticato di darle le lunghezze.

Ancora non ti raccapezzi. Una femmina. Pazzesco.

Tranquillo. Devi solo stare tranquillo. Smetti di correre a sistemare il grembiale anche quando non serve. Muoviti piano, il meno possibile. Magari riesci a non farti notare. Magari se riesci chiama qualche raffica, ma se non le vedi non importa.

 

Lei lo sa

Lei lo sa.

Ci è abituata.

Vi farà fare manovre semplici, al primo giro di boa, per farvi ritrovare la calma. Non farà scelte azzardate nella prima bolina perché sa che siete un po’ agitati. Perché sa che non vi fidate di lei. Vi ha colti di sorpresa. L’ha fatto per non farvi preoccupare anzitempo, ma anche perché la diverte. Come la diverte cogliere di sorpresa gli avversari, messa lì a poppa a guardare il mare con la sua maglietta rosa, la preda, salvo poi trasformarsi in iena al primo incrocio mure a dritta.

Inizialmente parla poco, per non farsi sentire dalle altre barche.

Ma anche per far parlare poco pure voi. Sa che presto comincerete a darle consigli sulla rotta e le virate. È abituata a sentirvi brontolare in falchetta (ehi, siete sopravento) per ogni scelta. Sa che non deve farvi sbagliare, perché darete la colpa a lei. Sa che quando vi chiamerà «pronti a strambare» lo farà un po’ in anticipo, perché deve calcolare gli sbuffi e la svogliatezza con cui reagirete.

 

Ma sa che piano piano, se la regata andrà bene, ricomincerete a divertirvi e vi dimenticherete che c’è a bordo una femmina di cui però – pazzesco – non dovete necessariamente occuparvi.

 

Sa che dopo la regata, a cena o in porto, in sua presenza parlerete solo e solo e solo di vela perché non sapete se trattarla come un compagno di spogliatoio o come un pubblico con cui pavoneggiarvi.

 

E che la considererete sempre qualcosa di speciale e che alla prima vittoria un po’ importante finirete per portarla in trionfo come se vi avesse fatto vincere la Sidney Hobart.

 

Consigli per i velisti

Siccome mi dispiace che tu ci sia rimasto male, adesso ti dò qualche consiglio:

a) C’è sempre qualcuno che a fine regata le dice: «Però, sei brava… per essere una donna». Ecco, fa’ in modo di non essere tu.

b) Dillo anche agli altri: una delle sue più forti convinzioni tecniche è che un mezzo flacone di deodorante – anche condiviso tra tutto l’equipaggio – possa non sconvolgere drammaticamente l’assetto dei pesi in barca.

c) Le ballerine di gomma sono disponibili fino al nr 45. Ma ok, ok, forse non è il caso, continua pure con le infradito.

d) C’è una cosa che puoi dire, ma solo se riesci ad azzeccare il tono giusto e se siete assolutamente soli sottocoperta mentre lei sta ricontrollando tutte le vele di prua: «Aspetta, ti aiuto».

e) C’è una cosa che puoi fare, per recuperare. Invitala a fare una gita in barca. Senza ballerine. Se accetta, vedrai che si rilassa. E pure tu.

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