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La parola più usata nell’isola è ridosso, cioè al riparo dai venti, ponente e grecale. Per ormeggiare, ma anche per aprire un giornale. Le rotte sono le stesse degli antichi velieri che per secoli hanno solcato questo mare: galere della flotta pisana, pescherecci, la flotta della Regia Marina Italiana, i vascelli da guerra dell’ammiraglio Nelson che si rifugiò “nel più bel porto del mondo”, a poche miglia dalle navi di Napoleone. L’imbarco è a Cala Gavetta, alla Maddalena, uno dei due porti turistici dell’isola, la più vasta, dove si fa colazione al Bar Fiume, tradizionale ritrovo dei velisti. Ma si può anche salpare da Palau o Cannigione, di fronte.

maddalena_barcaLagune paradisiache e dune di sabbia bianca
Gli stessi nomi delle cale testimoniano il timore che hanno di queste acque anche i pescatori più esperti: Cala L’Inferno e Cala Nido d’Aquila su una baia punteggiata di scogli scolpiti dal mare e dal vento. Puntando la prua verso Cala Francese, si vedono i resti della grande cava di granito da cui partivano le navi cariche di materiale per il basamento della Statua della Libertà, a New York, abbandonata dopo l’ultima guerra: murati negli scogli, grossi anelli per l’attracco delle navi da carico, edifici diroccati, e i binari della ferrovia utilizzata per il trasporto della pietra. Su una lingua di roccia, il bianco profilo della Madonnetta, piccola cappella ex voto di un gruppo di pescatori scampati a un naufragio. E’ il punto più a ovest della Maddalena, esposto alle raffiche del ponente e del maestrale, signore indiscusso, che soffia violento dalle coste della Francia e non trova più ostacoli. I pescatori lo riconoscono dai primi sussulti del mare. Cala L’Inferno è una laguna paradisiaca, quando soffia vento di levante: tre spiagge magnifiche, ma fondale basso. Dune di sabbia bianca annunciano Baia Trinita, rifugio di cormorani.

maddalena_spargiLa selvaggia Spargi
Prendendo il largo verso ovest, il panorama diventa selvaggio. Le calette delle isole francobollo accoglievano negli anni Sessanta le mucche portate dai pastori. Oggi, nessuna traccia umana, ma cespugli di erica, ginepro e cisto tra le rocce dalla forma stravagante, modellate da vento e acqua. La prima isola che si incontra, di fronte, è Spargi (nella foto a sinistra). Tra le dune di Cala Corsara, con tre spiaggette di sabbia candida, spuntano distese di rose di mare, l’Armeria pungens. Sulla sinistra, la famosa roccia con il profilo della strega, al centro il cane bulldog che getta la sua ombra sull’acqua chiara. Davanti, adagiato sui fondali, tra alghe rosse e violacee, spugne arancione, il relitto di una nave romana, un tempo ricco di anfore, preferito dai subacquei. Scesi a terra, ci si può arrampicare sulla scogliera che delimita la baia. Lo sguardo abbraccia le insenature di Cala d’Alga e Cala Serraina fino allo scoglio di Spargiotto. L’isola è una sfilata di piccoli gioielli di sabbia color latte. Si può dar fondo a Cala Granara, a sudest, nella piccola Cala Ciaccaro, soprannominata Soraya in onore della principessa o anche a Cala Canniccio (Ferrigno): la barca sembra galleggiare nel vuoto, tanto l’acqua è trasparente.

maddalena_budelliBudelli, l’isola del mito
Lasciata Spargi, si fa rotta verso Budelli, l’isola del mito. Si sono sprecati fiumi di parole e rulli fotografici su questa spiaggia location negli anni Sessanta (nella foto a destra) del cult movie Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Dopo il saccheggio in decine di anni della sabbia rosa, ora è protetta da restrizioni durissime. Ma anche se non si può oltrepassare, nemmeno a nuoto, la linea delle boette a 70 metri di distanza, lo spettacolo è emozionante. Il Manto della Madonna, nella parte sud orientale dell’isola, è una piscina naturale color turchese incastonata tra Budelli, Razzoli e Santa Maria, annunciata dal grande faro bianco. A Razzoli, in mezzo alle Bocche di Bonifacio, a metà strada tra Corsica e Sardegna, si ormeggia a Cala Lunga, l’unico approdo possibile sulla costa occidentale, tra i pinnacoli di granito con le sfumature rosa. Niente acqua, solo distese di elicriso (scavvicciu in maddalenino). Un piccolo sentiero porta al faro, un tozzo edificio bianco affacciato su Cala del Rosario, riferimento per le barche che arrivano dalla Corsica. Lo sguardo spazia su un panorama da film. Il passo degli Asinelli, il braccio di mare lungo un centinaio di metri, chiude la baia di Bachicchia con la bocca rivolta a nord. Si chiama così perché i guardiani del faro, quando il tempo non permetteva l’attracco sull’isola, erano riforniti attraverso questo tratto, profondo poche decine di centimetri,  con gli asini carichi di vettovaglie.
Ma si può anche far rotta verso Barettini e Barettinelli, una collana di scogli affioranti e aridi con il piccolo faro, con vista mozzafiato sulle rocce rosate. Scoprendo angoli incantevoli come Corcelli, con la spiaggetta sullo sfondo dove fioriscono gli asfodeli, preferiti dagli antichi per la grazia malinconica. Si nuota sopra le praterie di poseidonia, nell’acqua trasparente. Nelle giornate serene, le squame dorate dei pesci disegnano scie luminose sul fondale. Turchese, smeraldo, blu cobalto i fondali, un tappeto di coralli, gorgonie, spugne rosse e arancione tra i 10 e i 50 metri di profondità, habitat di ricciole e aragoste. I lampi intermittenti di tre fari, Punta Sardegna, Capo Testa e Capo Pertusato trafiggono la luce del tramonto, dal ciclamino al rosa pallido. Puntando la prua di nuovo verso La Maddalena, si doppia la punta Abbatoggia, si passa accanto Cala di Stagno Torto, porticciolo delle barche tradizionali dei maddalenini e dello Strangolato, con spiagge di minuscoli tratti granitici.

maddalena_la-casittaSanta Maria, la più verde, la più allegra
Santa Maria, invece, è l’unica delle isole minori in cui le case, una quindicina in tutto, sono abitate per molti mesi all’anno. Ma anche un labirinto di secche e scogli, in cui solo le barche dell’arcipelago si destreggiano facilmente. Si può raggiungere la “spiaggia dei barconi” solo dopo le quattro e mezza, quando hanno ripreso il largo. Allora l’isola più verde, più allegra, regala l’emozione di un bagno nelle acque turchesi, una passeggiata allo stagno Padule che ospita fenicotteri, folaghe e germani reali, aquile di mare e aironi. E i cavalieri d’Italia che dal Rodano migrano verso l’Africa. Con un binocolo, nel cielo azzurro solcato da nuvole bianche, si osserva il volo inconfondibile delle berte, lunghe planate e frenetici colpi d’ala. Un fruscìo tra le rocce rivela la presenza della lucertola di Bedriaga, massiccia e punteggiata. Tra mirti e ginepri, si scopre La Casitta (nella foto a sinistra), esclusivo albergo che offre lussi sibaritici nelle due ville in pietra, ricavate da una dimora di pastori degli anni Venti. Solo cinque camere doppie, soggiorno e veranda a vetrate, arredate con mobili tradizionali e pezzi di design per dieci privilegiati ospiti che hanno a disposizione anche un gozzo con marinaio per raggiungere le spiagge più incantevoli o cimentarsi in una battuta di pesca. Ma anche un servizio taxi e barca da Olbia e, per i più esigenti, l’elicottero. Lo chef prepara aragosta alla catalana e piatti di pesce fornito ogni giorni dai pescatori. Da gustare, seduti ai tavoli illuminati da candele sulle terrazze di fronte al mare. Da quest’anno, sfidando le raffiche di vento che spazzano l’isola, il proprietario ha deciso di non chiudere durante l’inverno. Proprio alla Casitta Roberto Benigni scese per la prima volta nell’arcipelago e si innamorò a tal punto di Santa Maria  da comprare una delle rare case dell’isola, dove trascorre le  vacanze. Tra gli stanziali, invece, il pastore Pietro Sanna che si è trasferito qui con sua moglie dalla Barbagia. In barca trasporta gli animali nelle isole vicine quando i pascoli di Santa Maria sono esauriti. Nella sua casa in cima all’isola vende pecorino preparato secondo un metodo antico.

maddalena_cala-coticcioI riflessi caraibici di Caprera
Punta Marginetto, semideserta anche a Ferragosto, è l’appuntamento tradizionale di un piccolo gruppo di habitué che ormeggiano qui, davanti agli scogli bianchi e piatti dove stendersi al sole come lucertole. Ma si può anche scegliere di dedicare tutta la giornata a Caprera, con la straordinaria Cala Napoletana dai riflessi caraibici, riparata dal grecale, i resti delle fortificazioni in disarmo e il monte Telaione che svetta come una roccia dolomitica. I più sportivi lo raggiungono arrampicandosi su una scala a gradoni incisa nella pietra, per godersi il panorama. Ma la parte più bella di Caprera è a levante. Doppiate le dune di Punta Rossa, all’estremo sud, con il forte militare abbandonato, si naviga accanto all’isolotto Pecora. E ci si trova davanti la costa arida e tormentata, scolpita dal mare e dal vento. Cala Portese è la prima di una sfilata di spiagge di sabbia finissima, come Cala Andreana o il Relitto. Si può dare fondo nell’acqua caraibica di Cala Brigantina, piccola e stretta, da cui si risale fino ai due forti di Poggio Rasu, buon punto panoramico. Davanti a Porto Palma sfidano mare e vento le derive del Centro Velico del Touring Club, la prestigiosa scuola che ha laureato skipper famosi. Profonda come un fiordo Cala Garibaldi, profonda come un fiordo. Da qui una camminata tra i pini piantati dell’Eroe dei Due Mondi porta alla casa bianca dove Garibaldi trascorse gli ultimi 26 anni di vita, oggi trasformata in museo. Ma la vera meraviglia è a pochi minuti di navigazione: Tahiti, o Cala Coticcio (nella foto a destra), bella e impossibile nelle ore di punta, ma semi vuota nelle prime ore del mattino, quando si può scendere a terra, sulla piccola spiaggia incastonata tra le rocce rosa.

La Maddalena, cene al profumo di mirto
Da qui si può ritornare a Cala Gavetta. La Maddalena è anche quella dove ci sono i ristoranti per una cena dopo una giornata in barca e gli alberghi dove soggiornare. Come Villa del Parco (tel. 0789 720026, doppia in b&b da 84 a 196 euro), tra il paese e Punta Tegge, a 200 metri dal mare. Sedici camere e tre suite, tutte con nomi di spiagge e luoghi dell’isola, pareti in stucco veneziano dai colori solari, giallo e arancione. Ed è proprio vicina alla spiaggia di Tegge, l’effervescente Zi Antò (tel 0789. 722150), locale per ascoltare musica e ballare in riva al mare sotto un cielo carico di stelle. La storica Locanda del Mirto, invece è l’indirizzo migliore per gustare carni e piatti della tradizione, come il porceddu allo spiedo, specialità del locale, da prenotare. Mentre il mare è in tavola al ristorante La Roca con la veranda panoramica. I malloreddus, i tradizionali gnocchetti, le paste e le seadas, i dolci al miele sono preparati con cura dal ristorante Sottovento (tel. 0789 730037). Per l’aperitivo ci si siede ai tavolini del bar Fiume (tel. 0789 737651) in largo Matteotti, una delle due piazze principali del paese, una volta conosciuta come piazza Rossa perché questo era il colore dell’antica pavimentazione. Ma qui nessuno ha dubbi. Il tramonto lo si celebra al Manto della Madonna, quando le barche sono rientrate in porto. Con un brindisi di Vermentino ghiacciato e le immancabili note chill out del Café del Mar.

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