Per anni abbiamo ripetuto o sentito dire ‘non fanno più le barche di una volta, quelle sì che erano solide…’ 

 

Il ragionamento filava e aveva reali riscontri pratici tra la fine degli anni 90 e il 2000 circa; anni nei quali il confronto qualitativo in merito ai materiali e alla costruzione degli scafi era a favore degli scafi anni 70’ e 80’ in cui vi era esclusivamente la laminazione manuale svolta da personale specializzato ed un dimensionamento “generoso “ delle strutture. Tradotto significa barche lente ma robuste, che durano e subiscono pochi danni da osmosi.

 

Le barche del secondo periodo (anni 2000-2010) hanno invece risentito del boom di vendite e della richiesta di maggiori performance, soprattutto quelle definite “regata-crociera” . I due fenomeni hanno prodotto barche che resistono meno agli stress straordinari quali l’impatto tra scafi e l’impatto con gli scogli. Poi la crisi ha iniziato a mordere il mondo della nautica… Risultato: per vendere si è reso necessario aumentare la qualità, curare di più i dettagli e far fruttare l’esperienza vissuta sui grandi numeri venduti fino a lì.  

 

Terzo periodo (dal 2010 ad oggi) . Gli scafi ma soprattutto le strutture interne sono più robuste per design, materiali ed applicazione… e quindi i danni minori.

 

Ovvio che questo ragionamento tratta della media delle imbarcazioni naviganti, ed è palese che eccellenze ce ne siano sempre state in qualunque epoca. 

 

Leggi la prima parte: la classifica dei danni allo scafo

 

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