Mai più avrei pensato di dover seguire le fasi finali del naufragio dell’imoca 60 di Bernard Stamm durante la vigilia di Natale. Ci eravamo lasciati a Itajai in Brasile all’arrivo delle Jacques Vabre, tutto tranquillo e barca ok. Poi iniziano il trasferimento a vela per riportare la barca in Francia e per colpa delle avverse condizioni meteo decidono di fermarsi alle Azzorre. Lì l’equipaggio da trasferimento lascia il posto a Bernard e un compagno per la parte finale fino a Brest, mentre il tempo continua ad essere pessimo e in Europa non si contano i danni causati da vento ed onde.

A partire dalle ultime 800 miglia da Brest la velocità media si abbassa sensibilmente e dal suo sito Bernard conferma la pessima condizione del meteo, la velocità scende ulteriormente e ormai navigano con 3 mani e tormentina fino alla scoperta di una falla a proravia della scassa del daggerboard, con conseguente richiesta d’aiuto. Gli elicotteri inglesi non possono prestare soccorso e così viene dirottato un mercantile che in modo rocambolesco riesce miracolosamente a trarli in salvo. Purtroppo la barca, Chemine Poujoulat, affonda in seguito alla prima falla ed agli impatti con la nave durante le operazioni di salvataggio.

Bernard ed il suo co-skipper verranno sbarcati 3 giorni dopo a Rotterdam. Alla domanda “Perché non riporti la barca in Francia con il cargo come tutti gli altri?” aveva risposto: “Questa è una barca a vela, quindi torna con le sue forze”.

Massimo rispetto e solidarietà a questo grande marinaio svizzero, che ci ricorda una volta di più che gli oceani non sono quella pista per macchinine da corsa che alle volte siamo portati a credere visto l’alto numero di regate transoceaniche.

 

Commenti

CONDIVIDI