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«Non sta succedendo a me»

«Avevo in testa questa scena da giorni, come un presentimento: si rompe la drizza dello spi e la vela cade in acqua… 200 mq di vela. Non si è rotta la drizza, ma è successo qualcosa di simile. Nei Class 40 gli spi sono dotati di una “calza” (un sistema per issare o ammainare lo spi – ndr) che è fissata in alto ad una cinghia molto robusta di circa 15 cm. Questa cinghia si collega alla drizza tramite un moschettone girevole chiuso che, nel caso in cui lo spi prenda dei giri, ruota permettendo allo spi di distendersi. Questo moschettone chiuso si collega alla cinghia con un lascing nascosto in dynema che non era stato verificato come si deve. Da quello che ho potuto vedere, credo che si sia sciolto il nodo d’arresto del lascing e che tutto il sistema sia rimasto su con un solo passaggio che alla fine è esploso. E… Blam! la vela in acqua. 200 mq di spi in acqua. La prima cosa che ho pensato è stata: non sta succedendo a me, non sta succedendo sulla mia barca… Poi siccome era evidente che sì, era così, ho messo subito prua a vento, barca in cappa con timone legato. La forza del pianto e della disperazione mi hanno fatto recuperare la vela che era rimasta sotto la chiglia e la prua, riparare il lascing e ridare lo spi».

 

La rimonta può continuare

Dal momento in cui lo spi è esploso al momento in cui Giancarlo Pedote ha potuto riprendere la sua regata, è passata un’ora e mezza. Una reattività che gli ha permesso di mantenere quella nona posizione guadagnata giorno dopo giorno con una rimonta meticolosa e costante che gli ha fatto riprendere 30 posizioni dopo lo scalo tecnico di quindici giorni fa. Passato anche questo difficile momento, lo skipper italiano guarda avanti:

 

Esausto ma felice

«Sono esausto, ma felice. Abbiamo vinto un’altra battaglia e andiamo di nuovo veloci verso Guadalupe. Questo è il mondo della course au large… fino a che non tagli la linea, non hai niente in mano. In ogni caso il morale è ottimo: sono carico e ho voglia di arrivare veloce su quest’isola».

 

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