Lo so che a caldo non si dovrebbe parlare, ma è già stata dura far passare quasi 3 settimane, motivo per cui ora mi sento autorizzato a esprimere il mio senso di smarrimento per l’uscita di scena della più grande squadra velica italiana di sempre, Luna Rossa.

 

Dal poco clamore di questa notizia da parte dei media, capisco che non ci si è ancora resi conto delle proporzioni della cosa. Dal punto di vista dell’immagine della vela dobbiamo tutti qualcosa a questo team di quasi 20 anni di vita, un paese come il nostro che impallidisce di fronte ai medaglieri olimpici delle nazioni a noi molto vicine o alle gesta oceaniche dei francesi, ha avuto finalmente un posto nel mondo velico grazie alla Coppa America, tutti conoscono i nomi di Azzurra e del Moro di Venezia, ma nessuno come Luna Rossa ha saputo creare una squadra solida ed attiva ai massimi livelli per così tanto tempo.

 

Questo aspetto è noto a tutti mentre lo è meno quello legato al know how del team. Quasi 20 anni di presenza sul palcoscenico più importante della vela hanno permesso lo sviluppo di conoscenze e competenze di altissimo profilo che si sono poi diffuse a livelli più bassi ma numericamente più vasti. Luna Rossa è a tutti gli effetti un’azienda attiva nel mondo della competizione e che per far questo ha acquistato o sviluppato internamente tecnologie e metodi, del tutto simile a un team di Formula 1. L’idea dell’armatore ricco che si circonda di parenti, amici e amici di amici per andare a fare una regata in posti esotici è quanto di più sbagliato si possa pensare di Luna Rossa. 

 

Come appassionati di vela e professionisti del settore perdiamo tutto questo. Non lo perdiamo per colpa del patron Bertelli, lo perdiamo perché si è deciso di trasformare la passione in business sottostando dunque alle regole di mercato anziché ai gentlemen agreements. Che poi il mercato del quale si parla sia quello dello spettacolo, rende il tutto ancora più incredibile dato che lo spirito della Coppa non è mai stato quello di fare audience.

 

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