Comanche-big

Difficile paragonare l’impatto di Jim Clark nella nautica e nel mondo dell’informatica e del web. Nel senso, sarà stato più significativo per l’una o per l’altra? Con l’arrivo del suo nuovo 100’ Comanche, un progetto Verdier Yacht Design & VPLP costruito da Hodgdon Yachts e attualmente in trasferimento via nave verso l’Australia, dove debutterà ufficialmente con la Sydney-Hobart 2014, il settantenne imprenditore texano prova a mettere un’altra pietra miliare nella storia del diporto velico dopo aver posseduto alcune delle barche più significative in giro per le acque mondiali. Se, infatti, l’ex professore di ingegneria elettronica di Stanford sulla terra ferma ha fondato, tra le altre, due aziende come Silicon Graphics e Netscape, in acqua ha fatto navigare: Hyperion, un 48 metri varato da Royal Huisman nel 1998 (ai tempi il più grande sloop mai costruito); Athena, goletta a tre alberi lunga 90 metri (terza in assoluto per lunghezza fuori tutto e attualmente ormeggiata a Monte carlo e in vendita per 75 milioni di dollari); il J Class Hanuman, replica di Endeavour II, messo in acqua nel 2009. E in effetti, il mostro da regata mancava al suo curriculum di yachtsman: due megasailer e una replica.

 

Numeri che fan girare la testa

Già guardando le prime foto si capisce che questa bestia da corsa tutto in carbonio è sensibilmente innovativo e potente: massima potenza per il minimo peso è il credo dello studio francese di Van Peteghem e Lauriot Prevost (VPLP) che si è creato la fama sui multi oceanici e sugli Orma 60. Alcuni elementi che caratterizzano Comanche: 

30,5 m: lunghezza scafo

7,80 m: baglio massimo.

45 m: altezza albero

1020 m2: superficie spinnaker

8 t: peso di scafo e coperta realizzate con pelli di carbonio, anima in kevlar e resina pre-preg.

1000 m2: fibra di carbonio impiegata solo per la paratia della chiglia

30-40 mm: spessore dell’anima in kevlar (dipende dalle zone d’uso)

7 mm: monolitici di fibra di carbonio nella zona della chiglia

16: paratie, 15 interne (le due anteriori stagne) più lo specchio di poppa, più 12 traverse, alcune lunghe fino a 15,6 metri.

140-160 t: momento raddrizzante(l’enorme Banque Pop IV lo ha di 260 tonnellate) 

681 t: carico di lavoro del cuscinetto anteriore della canting keel

9,5 t: carico massimo (stimato) della scotta del fiocco

14 t: carico massimo (stimato) della scotta randa

6,5 t: capacità di ognuno dei due water ballast a murata 

3 t: capacità del water ballast poppiero

80 l: olio idraulico contenuto in ognuno dei due serbatoi

21: uomini di equipaggio

100 milioni di $: i milioni del costo del progetto

2: gli anni che Clark (che secondo Forbes vale 1,4 miliardi di dollari) ha intenzione di tenere la barca.

Il nome deriva dall’affezione dell’uomo d’affari americano ha per la tribù ononima dei nativi americani, è cresciuto a circa 60 miglia da dove si arrese Quanah Parker, l’ultimo loro capo.

 

Forme da maggiorata

Al colpo d’occhio colpisce l’ampiezza delle sezioni poppiere, il minimo volume posteriore e la verticalità delle murate. Nonostante questo l’albero è molto appoppato: «Dopo diverse simulazioni in cui alla fine si posizionava il piede d’albero semppre più indietro, abbiamo ritenuto questa posizione la migliore configurazione all-round per  Comanche. Si giunge a questi risultati tenendo conto della forma dello scafo, della posizione e della geometria di tutte le appendici immerse: timoni, chiglia e canard», ha dichiarato lo skipper Ken Read in una recente intervista alla rivista Scuttlebutt. Coperta pulitissima anche per agevolare lo spostamento delle pesanti vele. Gli stessi winch principali sono posizionati su isole nel pozzetto invece che sul bordo dei passavanti, proprio per consentire il posizionamento sopravento delle vele e per dare ai grinder una posizione più protetta quando le onde si schiantano in coperta mentre la belva naviga a oltre 30 nodi. All’piano velico allungato e ad alta efficienza è invece attribuito anche il compito di far sbandare la barca in aria leggera: l’enorme larghezza delle sezioni non agevola questa operazione con le ariette, ma è necessaria proprio per ridurre la superfice bagnata. 

 

Pronti a muovere

In attesa di vedere come si comporterà durante le 628 miglia della 70esima edizione delal regata di Santo Stefano (la Sydney-Hobart parte il 26 dicembre), probabilmente con ancora qualche problema di gioventù, alla sua prima regata, c’è da dire che nelle prime prove di trasferimento da Newport, Rhode Island, a Charleston in South Carolina, dove sarebbe stata caricata sulla nave, lo scafo rosso e nero (molto simile come livrea al Volvo 70 Puma di cui, curiosamente, Ken Read era skipper) ha già superato i 30 nodi. Insomma, non mancano le premesse per avere un altro motivo per parlare di Jim Clark (e della sua signora Kristy, la modella australiana di 36 anni più giovane di lui e, a tutti gli effetti, co-armatrice). E tanto per non lasciare nulla al caso ecco la lista dell’equipaggio per la 70esima Rolex Sydney Hobart Yacht Race:

1 Ken Read, USA, skipper 

2 Kelvin Harrap, NZL, tattico

3 Stan Honey, USA, navigatore 

4 Tony Mutter, NZL, watch captain 

5 Morgan Trubovich, NZL, trimmer

6 Sean Clarkson, NZL, scotta randa 

7 Ryan Godfrey, AUS, drizze

8 Casey Smith, AUS, comandante 

9 Joe Fanelli, USA, grinder 

10 Brian Macinnes, USA, grinder 

11 Jon Von Swartz, USA, grinder 

12 Keats Keeley, USA, drizze

13 Warwick Fleury , NZL , scotta randa 

14 Chris Maxted, AUS , spinnaker

15 David Rolfe, NZL, trimmer

16 Richard Clarke, CAN, stratega

17 Kimo Worthington, USA, volanti

 

Guarda le sue prime foto in navigazione.

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