Andrea Mura non si ferma. Dopo la battuta d’arresto del suo programma oceanico a bordo del nuovo Imoca 60, riprende in mano il suo destino e si ributta sul suo “vecchio” Open 50 Vento di Sardegna. Un paio di mesi di cantiere e poi via verso una nuova stagione di regate. Ancora con il nome Vento di Sardegna nonostante l’amministrazione regionale non sia stata poi così favorevole a soffiare sulle tue vele?

«È una dimostrazione d’amore verso la mia terra. La Sardegna rimane, gli amministratori e i politici passano. Nonostante ora il mio sponsor sia Ubiquity (Operatore Telefonico che gestisce i servizi mobile professionali per conto di grandi aziende, ndr) ho piacere a mantenere il nome della mia regione sulla mia barca».

Quali lavori state per affrontare?

«Andrea Felci, che la progettò nell’ormai lontano 1999, quando con il nome di Wind avrebbe dovuto affrontare il Vendée Globe timonata da Pasquale De Gregorio, sta studiando nuove soluzioni per quanto riguarda linee d’acqua e appendici. Stiamo soprattutto cercando di alleggerirla. Quando ho preso questa barca pesava otto tonnellate, quando abbiamo regatato insieme eravamo già a 6,4 tonnellate. Credo che la prossima volta che scenderà in acqua potremmo stare sotto i 6000 chili».

Il che significa molta velocità in più…

«È uno scafo piatto, ogni chilo che togli fa la differenza: è come pensare di uscire con un Laser prima con due persone in pozzetto e poi da soli: cambia completamente».

E in termini pratici come si traduce?

«Nel 2010 con Vento di Sardegna raramente superavamo i 20 nodi e le medie migliori si stabilivano quando si navigava a lungo intorno ai 17, 18 nodi. Adesso invece i 20 nodi si oltrepassano facilmente e si viaggia anche tenendo per bei tratti i 22 nodi di velocità. E un 50′ che naviga a 20 nodi è un 50 piedi molto veloce. Specialmente se si tiene conto del fatto che è una barca di ormai 16 anni».

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Per quanto riguarda il piano velico ci sono delle novità?

«Nel dettaglio le vedremo con le prime uscite, intanto abbiamo già messo a punto un gioco di vele totalmente realizzato in Dsk 99, il Dyneema molto leggero e senza allungamento, utilizzato anche da Gottifredi e Maffioli per realizzare cavi in tessile che sostituiscono quelli in acciaio».

Quali sono gli appuntamenti che affronterai?

«La stagione 2016 sarà essenzialmente mediterranea, non essendoci impegni interessanti in Atlantico, mentre l’anno successivo usciremo dalle Colonne d’Ercole per riaffrontare le competizioni oceaniche già previste in calendario»

Con che spirito affronti questa nuova sfida?

«Con quello di chi si mette alla prova. La Classe 50′ non esiste più. O ci sono i Class 40 o gli Imoca 60, quindi io dovrò adattarmi a regatare nelle grandi classiche cercando di fare il meglio possibile contro barche molto più nuove e performanti.»

Ok, gli Imoca 60, lo sappiamo, sono delle macchine da guerra anche se ancora con dei punti da chiarire, soprattutto su quanto si possano tirare, ma i Class 40 sono anche loro così evoluti?

«Altro che! Tieni conto del fatto che siano barche con chiglia fissa e non basculante e costruite solo in vetroresina oggi un prototipo costa almeno mezzo milione di euro. E rimane competitivo per non più di un paio di stagioni, tanto veloci sono le evoluzioni sulle sue forme di anno in anno. Tanto per dire, nonostante siano 10′ più corte di Vento di Sardegna, in alcune condizioni navigano più veloci».

E una barca così non ti interessa?

«Certo che mi interessa, infatti non è escluso che una delle prossime stagioni sia affrontata proprio a bordo di un Class 40».  

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