È quasi terapeutico per me accompagnare i miei figli e i loro compagni del circolo velico alle manifestazioni internazionali della classe Feva.

Si sono appena conclusi i campionati europei della classe sotto la splendida organizzazione del CVG di Gargnano che hanno visto sulla linea di partenza ben 80 barche provenienti dagli angoli più disparati d’Europa. Nessuna polemica, dicussione, pochissime proteste, barche tutte uguali con la splendida livrea gialla delle rande. In una parola: bellissimo.

 

La disciplina e la sportività di questa classe dovrebbero essere prese a modello dalle altre soprattutto pensando al livello raggiunto dagli equipaggi al top. Per dare un’idea, Bob Ewitt, inglese e vincitore di 2 mondiali Feva consecutivi nel ruolo di prodiere è arrivato al secondo posto nella classifica del velista dell’anno junior nel regno unito. Lo stesso evento che vede spesso premiato un certo sir Ben Ainslie.

 

Scrivo queste note in volo per raggiungere Lisbona, terzultima tappa della Volvo Ocean Race che vede proprio qui il ritorno dell’highlander team Vestas miracolosamente rimesso in pista a tempo record in un capannone allestito letteralmente in un minuto. Ovviamente gli altri team sono terrorizzati che una settima barca possa scombinare gli equilibri stabiliti fin qui e in particolare possano “rubare” punti determinanti per i contendenti.

 

Su Mapfre brucia ancora la penalizzazione di 2 punti subita nella Auckland/Itajai; uno per la riparazione dell’outrigger rotto e l’altro più pesante per la riparazione preventiva dello scafo, sospettato di essere danneggiato, ma poi dimostratosi integro in seguito al nostro controllo. C’è qui un vistoso precedente che spingerebbe ad aspettare l’ultimo momento prima di intervenire sullo scafo nel terrore di mandare la barca fuori dalle regole di stazza.

 

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