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Se d’ora in poi i tempi si velocizzano, si potrà dire che la 35a America’s Cup è solo partita lenta. Al momento, però, il Protocollo della prossima edizione è ancora materia incognita. La voce del defender, Russel Coutts, l’uomo che appare sempre più come eminenza grigia della Coppa (dopo la miracolosa vittoria di Oracle, lo scorso settembre, nessuno l’ha visto in giro per giorni), aveva promesso di renderlo pubblico a marzo, ma quasi a fine aprile ancora i tempi non paiono maturi. Non sono spiegati i perché di questo ritardo.

 

Dove, con cosa, come

Fatto sta che finché non c’è il protocollo nessuno può dire: dove si regaterà nel 2017 (questa sembra la data ufficiale, ma ancora, di fatto, non c’è nemmeno questa); con che barche (anche se ci sono delle indicazioni); e con che modalità (dalla formula “al meglio delle tre regate” come nelle edizioni del 1989 e del 2010, a quella con le World Series, la Louis Vuitton Cup e poi la Coppa vera e propria al meglio delle nove prove, c’è una certa differenza, eppure sono la stessa competizione).

 

Nel dubbio, gli sponsor non spendono

Senza questi dati si ferma tutto il gioco: i progettisti non possono definire la barca nei dettagli, per ottimizzarla alle condizioni meteomarine del luogo in cui si regaterà. Gli sponsor non sanno se vale la pena spendere per essere visti in un posto o in un altro e comunque, nell’incertezza, non spendono; in attesa di sapere tempi e modo, i sindacati non ingaggiano i velisti.

 

Posizioni, sulla carta, molto vicine

Iain Murray, l’ex direttore di regata a San Francisco, è ora general manager dell’Hamilton Island Yacht Club, il challenger of record, lo sfidante che dovrebbe in questa fase di definizione delle regole rappresentare gli sfidanti nella contrattazione col defender. Difficile che le posizioni dei due siano così contrapposte, visto il recente passato combattuto, in sostanza, dalla stessa parte della regata: Oracle (è il defender con il suo circolo che deve organizzare le regate di Coppa).

 

Sede, San Diego in pole. Idea Chicago?

Allora cosa rallenta le pratiche? Uno, la scelta del luogo. Secondo quanto indicato da una dichiarazione di Bob Nelson, il presidente dell’autorità portuale di San Diego, all’Associated Press, la città californiana (già sede nel: 1988, 1992, chi ci ricorda il Moro?, e 1995) è ben felice  di essere rimasta nella short list dei candidati. La stessa agenzia di stampa Usa analizza poi la situazione delle altre mete. San Francesco sarebbe poco amato dagli organizzatori perché avrebbe chiesto degli oneri di partecipazione superiori alla scorsa edizione, mettendo in conto per il 2017 anche il costo degli ormeggi, non più concessi a titolo gratuito (l’amministrazione cittadina non è stata per niente soddisfatta degli scarsi introiti del 2013). E mentre la sede hawaiana pare definitivamente abbandonata per inadeguatezza infrastrutturale, fa capolino Chicago (sul lago Michigan). La storica Newport, sede della Coppa dalla prima edizione fino al 1983, rimane in stand-by, e Long Beach in California ha quasi perso le speranze.

 

Barche, costo minore per partecipare. Ma per vincere…

La barca come più o meno sarà lo ha recentemente dichiarato Gino Morelli: più piccola, più veloce e più sicura. L’americanissimo designer è considerato il mago dei multiscafi all’America’s Cup, ha partecipato da progettista a tutte le edizioni con i catamarani, e adesso con il suo studio Morelli & Melvin sta guidando il team progettuale per il cat con foiling della 35a Coppa. Sostiene che questi 62’ con ala rigida (costruita per tutti uguale e a un costo minore) navigheranno dai sei ai 30 nodi anche con onda fino a due metri, purché non troppo ripida o ravvicinata; avranno solo otto persone di equipaggio invece che 11 (ancora risparmio per i team); e riusciranno a rimanere sospesi anche in virata, tutto a vantaggio della velocità, ma anche della possibilità di re-inserire il gioco di bordeggio, una fondamentale chiave tattica per aprire la difesa avversaria.

 

E parlando direttamente di soldi afferma che non costerà quanto prima partecipare alla regata. Ma portarsi a casa la Coppa non è una cosa economica.

 

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