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Quella di ieri, martedì 31 marzo 2015, è stata probabilmente una giornata cruciale per l’America’s Cup 2017.  Così come annunciato qualche giorno fa sul sito dell’organizzazione, i team attualmente iscritti sono stati infatti chiamati a votare per una radicale modifica delle barche per la prossima edizione. Una decisione che, tanto per cambiare, ha portato a nuove polemiche e minacce di abbandono.

 

(LEGGI L’AGGIORNAMENTO DI GIOVEDÌ 2 APRILE CON IL RITIRO DI LUNA ROSSA)

 

One-Design da 48 piedi

Partiamo dalla nuova barca. La proposta, pensata per alleggerire i costi, prevede infatti la sostituzione degli AC62, i catamarani previsti per la 35a edizione, con catamarani one-design da 48 piedi, di poco più lunghi quindi degli attuali 45 utilizzati negli act che anticiperanno la coppa (il primo dovrebbe essere a Cagliari a giugno, ma a questo punto tutto diventa in dubbio). Ecco, secondo i colleghi di Sailing Anarchy, come dovrebbe essere la nuova barca di coppa:

1. Strict one-design per scafo e trampolino, 48 piedi di lunghezza e 30 di larghezza;

2. Strict one-design per l’ala, con proporzioni simili a Oracle AC45T;

3. Strict one-design per posizione della deriva e della scassa;

4. Strict one-design per posizione e timone e losca;

5. Open design per il foil principale;

6. Open design per il timone (area minima orizzontale);

7. Scafi e ali devono essere costruiti dai team sotto l’attento controllo dell’ACEA (peso, dimensioni ecc).

 

Chieffi: «Ellison sminuisce la competizione»

In pratica, barche più piccole in cui l’investimento massimo sarà previsto per i foil, continuando così l’evoluzione della vela moderna. A favore dello spettacolo, visto che le velocità previste per gli AC48 potrebbero addirittura superare quelle degli AC72 visti in azione a San Francisco. Ma c’è chi non è d’accordo. Come Tommaso Chieffi, che ad adnkronos ha dichiarato: «[…] La barca grande ha sempre attirato. Se si fa con un Extreme 40 e si pretende che sia la Coppa America diventa uno dei tanti circuiti. […] C’è quindi il rischio che andando sul troppo piccolo si sminuisca il valore della competizione. Quindi per ora devono stare fermi così. Credo non ci siano spazi di manovra per cambiare, devi avere il consenso di tutti».

 

Luna Rossa contro tutti

Ma veniamo alla votazione di ieri: tra i challenger si prevedeva una scissione totale (e così, a sentire alcune dichiarazioni, sembra essere avvenuto), con Ben Ainslie Racing, Artemis e Team France alleati di Oracle, Emirates Team New Zealand nel mezzo (vediamo poi perché) e Luna Rossa schierata per il no. Almeno secondo quanto dichiarato nel comunicato di settimana scorsa (dal team, interpellato questo pomeriggio, non siamo riusciti ad avere ulteriori dichiarazioni ufficiali in merito): “Qualora non sia rispettato il principio dell’unanimità per il cambiamento della Regola di Classe per tutti i team iscritti, il team Luna Rossa si vedrà costretto a ritirarsi dalla 35^ America’s Cup.” 

Il motivo della presa di posizione di Luna Rossa, è facilmente comprensibile, essendo il team italiano quello più avanti di tutti in termini di progettazione del nuovo AC62. Sarebbe quindi lo sfidante più temibile, e dunque quello da far fuori subito dalla competizione. Con le buone o con le cattive, come da (pessima) tradizione in America’s Cup.

 

Anche Cagliari a rischio

Il rischio di perdere l’Italia in Coppa America, dunque, sembra molto alto. Cosa che metterebbe a rischio, ovviamente, anche l’evento di Cagliari, così come riportato nel comunicato in questione: “Il team Luna Rossa auspica quindi che un chiarimento ufficiale da parte del Defender sia reso pubblico il più rapidamente possibile, anche allo scopo di non compromettere l’organizzazione dell’evento America’s Cup World Series – Cagliari – Sardinia, previsto dal 4 al 7 giugno 2015.”

 

La stampa USA contro Luna Rossa: «Hanno scelto di star seduti sui loro culi»

Le polemiche non mancano, con i colleghi di Sailing Anarchy che attaccano duramente le scelte del team Prada: «Ci rattrista, ma non abbiamo alcuna pietà per Luna Rossa, in quanto in qualità di secondo challenger hanno avuto il diritto di diventare challenger of record dopo l’addio di Team Australia, prevenendo tutti questi eventi. Invece, gli italiani hanno scelto di stare seduti sui loro culi ed essere parte del comitato, e dunque ora non posso lamentarsi con nessuno se non con se stessi.»

 

E i kiwi?

Dicevamo che Emirates Team New Zealand si trova nel mezzo della discussione, e diventa dunque difficile capire che farà. Più che altro perché nel caso dei kiwi, più che per la barca il problema è relativo alla tappa di Auckland, tanto richiesta quanto mai concessa da Ellison e Coutts. Ma se, come sembra, Coutts farà il possibile per accontentare i suoi connazionali (evitando di diventare per l’ennesima volta il nemico n°1 della patria), allora Grant Dalton e soci saranno dei giochi. Altrimenti, addio anche a un altro dei team che han scritto la storia dell’America’s Cup moderna.

 

E ora?

Ora che la votazione si è conclusa a favore dell’introduzione di nuove barche, non resta che attendere la contromossa di Luna Rossa. Sarà addio? Non resta che attendere… Insomma, la pace sembra lontana, la rivoluzione molto vicina. Cosa sarà di questa coppa, resterà un mistero fino all’ultimo. Cosa è chiaro, è la faccia delle vittime di questa guerra: gli appassionati di vela (italiani in primis) e di questa manifestazione, ancora una volta sempre più difficile da amare. Ma, in fondo, impossibile da odiare.

 

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