Ha attraversato a nuoto il lago di Garda da nord a sud e lo stretto di Bering dalla Russia all’Alaska; ha nuotato in Siberia, nelle acque del ghiacciaio Perito Moreno, in Argentina e oltre il circolo polare artico, Paolo Chiarino. E tutto questo indossando solo la divisa del nuotatore: costume da bagno, cuffia e occhialini.

«Ma quando la temperatura dell’acqua scende sotto i 10 gradi uso anche i tappi per le orecchie», spiega, «l’unico altro “indumento” concesso dalle ferree regole delle due discipline che regolamentano il nuoto in acque fredde» Le due discipline sono il winter swimming e l’Ice swimming: tenuta da gara olimpica e acque con temperature inferiori a 5 gradi centigradi. «La differenza tra le due, in pratica, è solo nella distanza: per la prima non si va oltre i 450 metri; per la seconda si arriva anche al miglio», lunghezza che il paladino delle bracciate in acqua gelida ha affrontato a gennaio 2015 nel lago di Montorfano, in provincia di Como: 32 minuti passati a dare bracciate per poco più di 1600 metri in acqua a quattro gradi centigradi, impresa che lo ha reso ambasciatore dell’International Ice Swimming Association in Italia «Ma è stato molto più duro il mondiale di Murmansk, in Siberia: 1000 metri da nuotare a zero gradi in una piscina semi-olimpionica scavata nel ghiaccio in un lago in centro città. Sono arrivato quarto nella mia categoria, la stessa del fondista tedesco Christof Wandratsch: con l’età che aumenta aveva sempre più difficoltà a competere contro le nuove leve e così dal nuoto tradizionale ha scelto di passare anche lui alle acque fredde. Lui, che ha migliorato il primato mondiale, ha chiuso il chilometro in 13 minuti, io, ne ho impiegati 18». 

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Cambia molto nuotare a quattro gradi e nuotare a zero?

Cambia totalmente, tanto è vero che il mondiale era a invito, considerata la pericolosità dell’impresa. E la prima cosa che fanno appena si esce dall’acqua è verificare la temperatura interna. Siamo stati anche studiati da un punto di vista medico: fino ad allora si riteneva che la massima permanenza compatibile con la vita in acque a zero gradi fosse 12 minuti, abbiamo dimostrato che si rimane vivi più a lungo. 

 

E dopo la visita medica che succede?

Si va in sauna, se ce ne è una in zona, come succede quando si nuota in piscina, altrimenti ci si veste. Io, che tremo molto per scaldarmi, devo mettermi per prima cosa il cappello e subito dopo i calzini, altrimenti con le mani e i piedi che si muovono per conto proprio non riesco a vestirmi.

 

E il riscaldamento è piacevole?

Beh, insomma… quei dolori che sentono tutti alle mani e ai piedi quando riprende vigore la circolazione periferica li sentiamo anche noi.

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Ma allora, si soffre nuotando, di soffre dopo… perché si fa?

Perché è bello superarsi e fare qualcosa che non credeva possibile. Io ho cominciato per sfida, con l’incoscienza di quando si è ragazzi. quelle cose a: ‘Chi ha il coraggio di buttarsi in acqua ora’. Poi mi son fatto prendere e adesso lo trovo bellissimo. Ma per noi mediterranei è una cosa lontana dalla quotidianità, per russi, nord europei, irlandesi, ma anche cileni, argentino e sudafricani è abbastanza normale, c’è una tradizione lunga di bagno in acque gelate. Non tutti lo fanno come sport agonistico, ma non è infrequente vedere gente che in costume entra in buchi scavati nel ghiaccio.

 

L’impresa più epica che ha compiuto?

La traversata dello stretto di Bering. Sia per il luogo, il mitico braccio di mare che collega la Russia agli Stati Uniti, sia per la difficoltà. Siamo partiti dalla Russia con l’acqua a due gradi, appoggiati da una nave ospedale della Marina militare russa. Eravamo nuotatori di 15 nazionalità differenti. Ci davamo il cinque per testimoniare il cambio di nuotatore, tipo staffetta. Io sono entrato in acqua 13 volte. Facevamo la spola tra la nave ospedale dove alloggiavamo e venivano sottoposti alle visite mediche, usate anche per fare ricerca; il gommone, dove tutta la squadra che doveva scendere in acqua in quel tratto di mare aspettava che arrivasse il turno di ognuno; e il mare. Dovevamo metterci circa tre giorni, ne abbiamo passati sei a nuotare e in tutto abbiamo impiegato tre settimane, per le forti correnti, il moto ondoso, la meteo inclemente. Insomma tanto dura quanto bella. Vedere l’Alaska davanti e nuotare per raggiungerla (nella foto qui sotto, la più amata da Paolo Chiarino, ndr) è stata un’emozione unica, dopo tutta quella fatica. 

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E la più fredda?

Un tuffo nel Baltico con l’acqua a -2 gradi centigradi… Un’esperienza impressionante.

 

Ha mai avuto voglia di dire: no, non mi tuffo?

Nella traversata dello stretto di Bering, un paio di volte quando ero sulla nave mi sono detto: ‘no, stavolta non vado’, poi, però, quando mi hanno chiamato per salire sul gommone che ci portava a nuotare non ho mai esitato.

 

E ora, il prossimo obiettivo qual è?

Due gare da 1000 metri, una il prossimo 19 dicembre a Hradec, in Repubblica Ceca e una il giorno dopo a Vienna, in Austria. e poi, a nome della categoria, spero che questa disciplina diventi sport olimpico. La momento siamo sotto osservazione dei delegati della federazione internazionale nuoto. La speranza è entrare ai giochi invernali del 2022. 

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E in Italia, la federazione nuoto vi ha già riconosciuto?

Bah, per loro neanche esistiamo. Magari, se diventiamo sport delle olimpiadi invernali, chiederemo l’affiliazione alla Fisi.

 

Ma ci sono differenze con il nuoto tradizionale, temperatura a parte?

Sostanzialmente solo due: non si parte con un tuffo, per evitare gli shock termici eccessivi. e non si effettua la capriola a fine vasca, perché quando si nuota nelle piscine scavate nel ghiaccio si potrebbe mancare l’appoggio e finire sotto lo strato congelato.

 

In Italia è l’unico a praticare questa disciplina?

Non siamo molti e ad aver percorso il miglio sotto i 5 gradi ci sono ancora solo io, ma il numero sta crescendo, abbiamo già una decina di nuotatori che gareggiano in gare con acque gelide e che si allenano regolarmente. Certo, ancora pochi rispetto ad altri paesi, ma nel momento in cui arriva lo status olimpico il numero cresce senza dubbio. Ma anche nel frattempo siamo un gruppetto in crescita.

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Lei è un ex pallannuotista e triatleta, ha terminato l’ironman (3,86 km di nuoto; 180,260 km in bicicletta e 42,195 km di corsa: la maratona) e il doppio Ironman nuota sulle lunghe distanze. Adesso ci sono specialità che mettono insieme nuoto in acque fredde e corsa le ha affrontate?

Sì, ho partecipato alla Ötillö SwimRun: 65 km di corsa e 10 km di nuoto tra 26 isole del Baltico svedese. Lì non si è obbligati a nuotare in costume, ma si è obbligati a iniziare e finire la gara con lo stesso abbigliamento. Per cui, se si decide di nuotare con la muta bisogna anche correre con la muta… 

 

E come è andata?

Sono stato battuto da una Pippa…

 

In che senso, scusi?

Beh sì, Pippa Middelton (la sorella di Kate Middleton, o, in altre parole, la cognata di William d’Inghilterra, ndr) e il suo compagno di gara Jon Bartholdson hanno chiuso ogni frazione di gara entro il tempo previsto dall’organizzazione, mentre io e il mio compagno di squadra Diego Novella abbiamo ecceduto di un minuto e poco al controllo delle 10 ore e quindi siamo stati eliminati: essendo una gara a coppie Diego ha dovuto rallentare per aspettarmi. Io ero stato chiamato per sostituire l’atleta ufficiale che avrebbe dovuto partecipare alla gara, ma per problemi di salute non era potuto partire. 

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