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Parte il 15 dicembre la Talisker Whisky Atlantic Challenge, la sfida di canottaggio più dura al mondo. Da San Sebastian de la Gomera, isole Canarie, fino ad Antigua, Caraibi. Non è una traversata a vela come la Arc. Qui si rema per 40 giorni e 40 notti attraverso l’Atlantico. Ma per alcuni potrebbe volerci anche più del doppio, sfidando l’oceano e se stessi. 

È l’eterna lotta tra l’uomo e la natura. Stanchezza fisica e psicologica, assenza di sonno, fino a 8.000 calorie bruciate ogni giorno, caldo, freddo, tempeste tropicali, onde alte fino a 12 metri; sono queste le condizioni cui si va incontro.

 

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Partecipano atleti, studenti, mamme, reduci di guerra…

Alla sfida, che si ripete ogni due anni, si partecipa in squadre o in solitaria. Gli equipaggi sono i più vari: da studenti universitari a reduci di guerra, passando per un team di sole quattro mamme. Frankie Drury, Talisker Brand Manager, commenta: «Siamo lieti che così tanti atleti provenienti da tutto il mondo si siano iscritti alla gara e auguro loro il meglio. Per noi la Talisker Whisky Atlantic Challenge si presenta come l’occasione ideale per promuovere una grande impresa che allo stesso tempo sostiene e aiuta molti enti di beneficenza meritevoli. Talisker nasce sul mare nell’isola di Skye in Scozia, un ambiente aspro, a volte ostile, che rispecchia perfettamente le condizioni che i vogatori dovranno affrontare». 

 

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Sogno Atlantico, all’italiana.

Quest’anno l’impresa ci coinvolge ancora più da vicino. Per la prima volta tra i partecipanti, anche un italiano: Matteo Perucchini che affronterà la sfida in solitaria. Classe 1981, è un atleta con più di vent’anni di esperienza nel mondo del canottaggio, un’infanzia passata a remare su lago Maggiore, tre titoli italiani a sedile fisso e una famiglia che da sempre gestisce un cantiere nautico a Reno di Leggiuno sul Lago Maggiore. Matteo racconta: «Sono ormai più di 10 anni che sogno questa avventura; mi auguro che la traversata cui mi accingo a partecipare contribuirà a motivare altre persone a uscire dalla loro zona di comfort e a seguire i loro sogni». Il nome della sua imbarcazione? Non a caso: Sogno Atlantico

 

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