selvagens

Il faro preannuncia la terra. Più tardi, all’alba, accostiamo con grande cautela a quest’isola sperduta tra Madeira e le Canarie poco più grande di uno scoglio, parco marino portoghese. Neanche di questo mare abbiamo cartografia GPS di dettaglio e quindi procediamo all’antica, facendo il punto nave ogni 10 minuti, riportandoli sulla carta e tracciando la rotta esatta tra le tante secche e scogli che coronano l’isola. Un pò di sana tensione e arriviamo con grande soddisfazione: un’unica baia ridossata dalle onde che perennemente frangono tutto intorno, una casetta per i guardaparco, rocce vulcaniche e pochissimi arbusti, giustificano perfettamente il nome di Selvagem.

parco-selvagensVia radio abbiamo contattato le guardie, anzi l’unica guardia dell’isola, che ci aspettava e ci da il benvenuto. Ancoriamo al centro della baia e scendiamo a nuoto, la macchina fotografica nella sacca impermeabile. Sotto di noi scorgiamo barracuda, cernie e tanti altri pesci di sovente altrove rari. Carlos Santos è un uomo gentile e simpatico, ci offre da bere, ci mostra i tabelloni con le specie caratteristiche: un uccello marino di cui si contano 30.000 esemplari che poi migrano in Brasile e tornano dopo 7 anni dalla nascita per nidificare nello stesso nido dove sono nati, una lucertola notturna e varie altre specie endemiche animali e vegetali. Unico altro umano un ricercatore spagnolo che sta preparando la sua tesi di dottorato.

Ci incamminiamo su bei sentieri, incontriamo subito i tanti piccoli nei nidi, uno quasi per ogni buco nel terreno, panorami sulle scogliere, gli arbusti da clima arido e natura allo stato primordiale, ovviamente senza altra anima viva. Ci sentiamo nuovamente piccoli esploratori in terre remote, ed in effetti lo siamo, unica barca in vista nella zona. Una bella sosta nella natura col sapore della scoperta e dell’avventura. Nel pomeriggio ripartiamo, sazi di viste e scoperte da naturalisti, verso la fine del nostro viaggio di avvicinamento: Las Palmas di Gran Canaria, altre 125 miglia, purtroppo a motore, dato il poco vento da poppa.

di Fulvio Croce (Bulbo Matto)

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