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A Betina, è un piccolo villaggio che nasce sulla costa nordorientale dell’isola Murter (detta anche Morter o Mortero), in Croazia, di fronte alle coste dalmate, a nord ovest di Sebrenico a est delle Incoronate. Talmente vicina alla terra che la città di Tisino sorge per metà sulla terraferma e per l’altra metà sull’isola. Dopo tutto, a separare questi due lembi di terra ci sono soli 38 metri di acqua, scavalcati da un ponte stradale. 

 

Su questa isola, c’è un’antica tradizione di costruttori navali in legno che con certezza storica fin dal 1740, realizzano le Gaeta (Gajeta, in croato) così chiamate perché sono costruite sulle linee delle barche medioevali costruite proprio nel golfo della repubblica marinara di Gaeta. La caratteristica di questa barca è l’opera viva dritta e sottile sottoposta a un’opera morta larga e tondeggiante, per agevolare le operazioni di pesca. le barche sono lunghe tra i 5 e i 9 metri, ma la larghezza non è in ogni caso molto inferiore ai 3 metri.

 

Come racconta lo scrittore Piero Mangiabosco l’attrezzaura di bordo prevedeva: una grossa pietra per l’ancoraggio, due remi, un’attrezzatura da pesca semplice, una buona pentola per cucinare il brodetto di pesce, una bottiglia di olio d’oliva, una di vino, un po’ di sale e pepe avvolti in piccoli pezzi di giornale e… due matti. (La Gajeta (Gaeta), in La barca storica, Magnamare Editore, Arzignano 2006). Come ogni anno queste barche con la vela latina si sono incontrate a Betina per la tradizionale regata Latinsko Idro Betina za Dušu i Tilo, Le vele latine di Betina per corpo e anima. Nell’edizione del 2015, svoltasi il 15 di agosto, erano in 13 le Gaete che si sono date battaglia nella flotta di 44 imbarcazioni tradizionali che hanno sfidato anche il maltempo che in quei giorni ha interessato le coste adriatiche.

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