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Ogni anno l’organizzazione propone un tema diverso, quello di quest’edizione è “Personaggi di fantasia”. Ci vado e mi accorgo che i partecipanti l’hanno presa parecchio sul serio. Trovo un po’ di tutto: supereroi, guerre stellari, Asterix e i romani, cowboy dentro cavalli gonfiabili, vichinghi, mostri horror, esibizionisti vari con costumi indefinibili. Osservo una bella fata turchina, poi quando arriva il ragazzo e l’abbraccia torno al mio gin-tonic e faccio punto sulla situazione: un cuoco svogliato, una famigliola con dei bambini, un ragazzo avventuriero dai nobili principi. Mi chiedo se c’è anche la classica figura del marinaio: quella con la faccia da mascalzone, i vecchi tatuaggi blue scoloriti e tutto il resto da fantasia letteraria. 

 

Il pirasta

PeterAlla fine lo trovo. È vestito da Bob Marley con tanto di canna (vera). Si chiama Peter ed è uno skipper australiano. Si occupa di “yacht delivery”, porta le barche dei clienti a destinazione. Ha alle spalle qualcosa come più di 180.000 miglia di navigazione in giro per il mondo, intorno alla sua Oceania ha scavato solchi sull’acqua. Capelli lunghi, faccia vissuta, sorrisetto di chi ne ha viste tante, sembra venir fuori da un racconto di pirati. Mi piace Peter, è un tipo alla mano e prende la vita con quella leggerezza tipica degli australiani. Mi spiega che è la sua prima volta all’ARC e per lui è una cosa un po’ buffa perché tutti gli chiedono consigli, si sente un po’ una nave scuola, ma gli fa piacere. Fuma tabacco senza marca. Me ne faccio passare un po’ e mi rollo una sigaretta: me ne pento, ha l’effetto di dieci Marlboro.

 

I bei visi puliti del Nord

norvegesiIl giorno dopo, mentre cerco di riprendermi mettendo qualcosa nello stomaco al Sailor’s, spulcio la lista delle barche con gli equipaggi e prendo nota dei più interessanti. Ce n’è uno che ha a bordo tutti 24enni e un altro formato da una coppia, il minimo permesso perché all’ARC non si può partecipare in solitaria. Butto giù il caffè e raggiungo la barca dei ragazzi, la Khaleesi. Sono norvegesi, compagni d’università e hanno deciso di intraprendere questo viaggio post laurea prima di capire cosa fare nel loro futuro. Hanno facce pulite e sorridenti da telefilm per teenager. Timidi e avventurosi, nel loro sangue scorre quello delle stirpi vichinghe, anche se addomesticato dalle mode della cultura occidentale. Non gli manca il coraggio o forse sono solo incoscienti: è la prima volta che attraversano l’oceano e lo skipper ha soltanto un anno di navigazione. Prima di salutarli gli chiedo come pensano di resistere quindici giorni in una barca di soli uomini. Mi guardano e accennano una risata imbarazzata. Li lascio e mi dirigo dalla coppia.

 

…e spargete le mie ceneri in mare

john-bumble-fiaschettaLa moglie Wendy è sottocoperta, mentre John, faccia rubizza, occhi chiari che brillano di una felicità che penso di non aver mai provato in vita mia, mi accoglie sulla barca in compagnia del suo bearded collie Bumble. Dice che ha conosciuto Wendy attraverso un sito per reclutare equipaggi a marzo dello scorso anno e si sono sposati da poco. Questo è il loro viaggio di nozze. Il sogno di suo padre era di attraversare l’oceano e sono venuti qua per realizzarlo. Mentre racconta, Ian si ferma e tira fuori una fiaschetta di whisky. Poi dice «Aspetta…», e sparisce sottocoperta lasciandomi solo con Bumble. Due minuti dopo torna con una bottiglia di champagne. Mi fissa con quel sorriso pieno di vita, fa oscillare la fiaschetta di whisky con la mano e fa: «Queste sono le sue ceneri, le lascerò libere in mezzo all’oceano, poi stapperò la bottiglia di champagne brindando a lui con mia moglie». Per un momento la mia fantasia vola a una scena con lui disperato in mezzo all’oceano che si attacca alla fiaschetta sbagliata, poi mi dico: che cazzo, è una bella storia, non rovinarla…

Marco Romandini

(Fine terza puntata)

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