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Giovanni, partiamo da Maserati. Un progetto importante, a che punto siete?
«Siamo solo all’inizio, la barca l’abbiamo messa in acqua da poco e abbiamo iniziato a navigare. A gennaio andiamo in Spagna a Cadice per fare il primo record, da Cadice alla Bahamas, e poi saremo negli Stati Uniti per gli altri due. Speriamo di fare bene.»

Si è parlato a lungo di una tua possibile partecipazione alla Volvo Ocean Race… Deluso di non esserci?
«Beh, deluso… Abbiamo lavorato tantissimo per cercare di mettere insieme un budget che ci permettesse di fare la Volvo con un buon livello e non ci siamo riusciti. È un momento molto difficile, e la Volvo è una regata davvero costosa dal punto di vista logistico. Ma non siamo i soli a non esserci riusciti, e la prova sta nel fatto che ci siano solo sei barche, di cui tre sono pagate dallo stato spagnolo. Non dimentichiamoci che in Spagna un’azienda può dedurre il 100% della sponsorizzazione sotto altre forme, e credo che senza una legge del genere le barche sarebbero state ancora meno. Forse è il caso di fare una riflessione, mi sembra necessario cambiare un po’ le cose per adeguarle a un sistema economico che è cambiato e che non tornerà più come prima.»

Non c’entra una mentalità italiana sbagliata nei confronti della vela? In fondo la crisi c’è per tutti.
«Vero, c’è per tutti, ma forse per l’Italia un po’ di più. Certamente poi è anche questione di mentalità, è sbagliata soprattutto la maniera in cui si comunica.»

Spiegati meglio…
«Intendo dire che i numeri per fortuna ci sono anche in Italia. Io per esempio su Twitter ad oggi ho 48mila follower, non sono pochi! Questo vuol dire che la gente ha voglia di seguire questo genere di cose, e gli appassionati sono tanti. Ma per le aziende investire nella vela è ancora visto in maniera strana, senza sicurezze. Certo, puoi avere casi come Prada, in cui il presidente s’innamora di questo sport e ci punta realizzando anche una cosa di successo, ma solitamente se vai a fare una proposta a un manager, che deve preoccuparsi innanzitutto di tenersi il posto, ovviamente la prima cosa che pensa è che se fa uno spot su Mediaset nessuno può dirgli nulla, mentre se sponsorizza un disgraziato che va a fare il Vendee Globe rischia di essere preso per matto. È una questione di coraggio, se ci pensi Fila con me ha realizzato un’operazione pazzesca, che però ha dato dei ritorni astronomici. Il fatto è che in quegli anni li c’era un signore, l’amministratore delegato della Fila, a cui è piaciuta la mia idea e ha deciso di rischiare. Ora, in un momento economico così delicato, il rischio non è un concetto semplice da far passare in un’azienda.»

A vela solo in regata?
«Assolutamente no, sono sempre andato anche in crociera, è una cosa che mi piace molto e credo sia il modo perfetto per fare vacanze e viaggi meravigliosi.»

Cosa ti manca da realizzare dal punto di vista sportivo?
«Di cose da fare, regate da correre e posti da vedere ce ne sono ancora tantissimi, in fondo non ho fatto quasi niente!»

Il posto più bello che tu abbia mai visto in barca?

«Difficile fare una classifica, ne ho visti moltissimi belli, dalle San Blas, al Brasile, fino al Sudafrica e alle Azzorre. Ovviamente anche l’Italia è una destinazione perfetta per andare in barca in crociera, abbiamo condizioni ideali e un mare mite, fra i più vivibili al mondo. In fondo già il fatto di non avere 12 metri di marea è un bel vantaggio…»

Le tue mete preferite in Italia?

«Sicuramente il sud della Sardegna, Ponza a giugno o l’Isola d’Elba a settembre: ti metti in rada a Fetovaia, ci sono tre barche in tutto, ed è un vero spettacolo…»

Dopo Maserati, altri progetti?

«Beh, direi che già quello di Maserati è un bel progettone. Cominciamo a far quello, poi si vedrà…»

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