andrea-mura-2014

Sei stato il vincitore della scorsa edizione nella classe Rhum, è impossibile far meglio che primo, ma la barca è rimasta la stessa. Senti molta pressione?

«In effetti il livello di questa edizione è più alto, con barche meglio preparate, ma anche VdS è evoluta e sarà tutto da scoprire. Sulla carta non sono la barca più veloce, in particolare c’è l’IMOCA 60 ex-Soldini nelle mani di una leggenda qual è Sir Robin KJ. L’obiettivo è di vincere una seconda volta ma non mi sento svantaggiato, semmai è uno stimolo in più.»

 

Come si è evoluta la barca, un disegno di Felci che fece la Vendée Globe 14 anni fa?

«Innanzitutto un alleggerimento generale, già prima della Ostar avevamo cambiato il siluro con uno dal disegno più moderno e ben 700 kg in meno, compensati con i ballast. A oggi la barca pesa 2 tonnellate in meno di 4 anni fa. Poi le vele nuove, fatte su mio disegno nella mia veleria che lavora a tempo pieno sia per questo progetto che per l’IMOCA in costruzione. Abbiamo inoltre rifatto l’elettronica, essendo io Ambassador di Raymarine, faccio dei test sui loro nuovi prodotti e suggerisco innovazioni e miglioramenti. Sono state revisionate l’impiantistica idraulica, la canting keel e il motore Lombardini. Tutti i lavori sono stati fatti a Cagliari, non solo perché io sono basato lì, ma anche per valorizzare il comparto nautico locale. Più in generale, ci tengo molto a utilizzare il made in Italy, le cui eccellenze non stanno solo nell’alimentare o nella moda: per esempio i cordami sono forniti da Velamania, le hook da Seasmart mentre assieme a Bamar abbiamo studiato degli avvolgitori molto ammirati qui in Francia.»

 

Tu non sei solo skipper ma anche velaio, possiamo approfondire il discorso delle vele?

«Ho lavorato molto sulla forma delle vele, mentre i materiali sono tradizionali: spectra, kevlar  e carbonio.  Mi baso sulla mia esperienza di velaio e sulla conoscenza specifica della barca. Ho un approccio empirico e non numerico, i software aiutano a capire e scoprire nuove soluzioni, ma preferisco lasciarmi andare alla mia ispirazione ed esperienza che viene successivamente  validata dal software prima di procedere alla costruzione e verifica di persona della vela, cosa che faccio da sempre. La barca ha bisogno di meno potenza, essendo più leggera, quindi i profili sono più piatti e magri.»

 

Prima di parlare del nuovo IMOCA, ci saranno altri programmi per VdS 50ft?

«La Route du Rhum sarà l’ultima regata per questa barca con me come skipper. Per il suo futuro non so. Ammetto che mi spiace separarmene, però la cosa migliore sarebbe venderla, dopo tutto il refitting effettuato può dare ancora buoni risultati. C’è anche il progetto di cederla in uso al Centro Velico Caprera, la più blasonata scuola vela italiana, fondata in Sardegna da un gruppo di ufficiali della marina militare, nelle strutture dell’isola di Caprera adiacenti l’arsenale di La Maddalena.»

 

Il nuovo IMOCA sarà un progetto di Verdier/VPLP, ci si sarebbe aspettati un Felci Yacht Design…

«Oltre ad essere il progettista della mia attuale barca, con Umberto Felci condivido una grande amicizia fin dai tempi giovanili del 470, continuata poi con il Moro di Venezia del cui team abbiamo entrambi fatto parte. Avrei voluto fare un IMOCA con lui, ma avendo poco tempo abbiamo preferito andare sul sicuro. La barca in costruzione è l’evoluzione di Macif, vincitrice della scorsa edizione nelle mani di Gabart. Se ne stanno costruendo ben sei (oltre al nuovo Vento di Sardegna: BP, Safran, Rothschild, Hugo Boss, Virbac). Sono tutte molto evolute rispetto alla precedente, con nuove linee d’acqua, daggerboard dalle forme innovative, un bel salto, oserei dire l’inizio di una nuova era per gli IMOCA. La differenza però la farà l’uomo, come sempre.»

 

In cosa si differenzia il nuovo IMOCA Vento di Sardegna rispetto alle sue sistership?

«Ci sono solo piccole variazioni sui piani di coperta o alcuni dettagli. Le nuove regole di classe prevedono un albero uguale per tutti, da poter scegliere tra la versione tradizionale e quella alare, che è stata la mia scelta. Anche il cantiere è diverso rispetto alle sorelle francesi: noi abbiamo scelto Persico. Sarebbe stato più semplice in Francia, ma la mia posizione sulla qualità del made in Italy l’ho già espressa prima e ci tenevo che fosse il mio il primo IMOCA ad essere costruito in Italia. Si tratta del monoscafo più difficile da costruire, pesa solo 6500 kg. occorre saper seguire alla perfezione i piani di laminazione. Anche se è il primo IMOCA per Persico, non credo proprio che avranno problemi viste le barche che hanno costruito sinora tra ACC, AC72, Volvo Open, Maxi e TP52.»

 

Qual è la timeline della barca?

«Attualmente è in costruzione, da marzo in avanti sarò sempre nel cantiere di Bergamo per seguire l’impiantistica, in modo da conoscerla perfettamente in caso di ogni evenienza.La barca andrà in acqua a giugno per i test, con l’obiettivo di essere pronti per la Jacques Vabre di novembre.»

 

di Giuliano Luzzatto

 

Leggi anche l’intervista a Giancarlo Pedote

 

Commenti