Ecco un articolo molto tecnico che spiega perché talvolta può essere preferibile l’Oceano (ma anche una partita a briscola) alle regate di flotta intorno alle boe.

E perché per regatare nei campionati invernali serve soprattutto uno splendido carattere.

 

 

Incastrata da un amico, domenica mi son trovata a fare una regatina di campionato invernale su un 30 piedi.

Equipaggio: io al timone, due sessantenni e un altro che sarebbe quello bravo.

Trasferimento: due ore e mezza (a motore) andata, due ore e mezza (a motore) ritorno, per un’ora di regata.

 

b2ap3_thumbnail_regate-invernali-03.jpgDurante il trasferimento di andata, comincia a entrare vento. Dico che in effetti è previsto nord a 20-25 nodi.

L’armatore sessantenne grasso dice: «Allora dovremmo togliere il genoa (rollato) e mettere il fiocco». «Sì sì, dico, certo, cambiamo vela». «Ah, però magari poi cala». «No, guarda, è previsto che salga». «Mah, magari poi cala». E si tiene il genoa.

 

Poi gli chiedo quali spi e gennaker abbiamo, visto che vedo bompresso e tangone. Dice che abbiamo solo un gennaker, però lui lo tangona.

In che senso? In questo: lo arma al bompresso, lo issa, poi va a staccare la tack e incoccia il tangone alla mura perché col bompresso non si riesce a quadrare.

 

Però, dice, si riesce a fare solo con poco vento perché quando hai la mura del gennaker in una mano e il moschettone della tack nell’altra, se c’è vento ti porta via.

b2ap3_thumbnail_regate-invernali-04.jpg«Eh, immagino», dico. E chiedo, il più possibile seria: «Ma allora perché non lo issi già armato al tangone, come uno spi?». Risponde che non ci aveva mai pensato.

 

Infatti, mi spiega che questa barca va al suo meglio con sette nodi d’aria, perché oltre i sette nodi bisogna prendere la prima mano, e dopo i dieci la seconda.

 

Quello bravo fa il tattico, prodiere e tailer spi. Prima della partenza arma il circuito a destra, dice «Così in boa strambiamo e poi issiamo sottovento».

Dico «Come fai a sapere già adesso che stramberemo?». Infatti, nel frattempo la boa di bolina si sposta di trecento metri, e la poppa diventa un unico lasco mure a dritta, spi a sinistra. 

 

b2ap3_thumbnail_regate-invernali-99.jpgPartenza. Il sessantenne grasso alla randa a 13 nodi ha già scarrellato tutto, poi comincia a lascare scotta perché la barca sbanda troppo.

Lui seduto al centro in pozzetto, l’altro sessantenne magro in pozzetto sottovento, il prodiere tattico e tailer seduto al centro sulla tuga. Sopra la tuga.

La randa sbatte.

 

Giriamo la boa di bolina. Dico: «Poggio, poggio, su spi». Zero. «Su spi». Silenzio. «Scusate ragazzi (!), pensavate di dare lo spi?».

 

Quello bravo mi dice «Stramba, poi diamo spi».

Faccio notare che se non strambo siamo dritti in boa, se strambo andiamo in porto. Dice «Ma abbiamo il circuito di là».

Ah beh allora.

Strambo. Puntiamo al porto.

 

b2ap3_thumbnail_regate-invernali-06.jpgA quel punto, e solo a quel punto, il bravo chiede al sessantenne grasso dov’è il gennaker e dopo, e solo dopo, scende sottocoperta a prendere il sacco.

 

Adesso abbiamo girato la boa da cinque minuti e siamo quasi in diga foranea.

Gli chiedo cosa pensa, se potrebbe convenire strambare. Dice «No, abbiamo il circuito di là». Poi riflette: ormai è troppo tardi per issare, siamo troppo vicini a terra.

Allora a malincuore strambiamo, ancora senza spi.

 

b2ap3_thumbnail_regate-invernali-02.jpgSaliamo al traverso fino a un punto in cui siamo abbastanza alti per ri-strambare e poter finalmente dare gennaker senza dover girare il circuito.

I sessantenni sono terrorizzati: per arrivare in boa bisognerebbe strambare ancora, ma con gennaker.

Per fortuna, il circuito era stato armato male e il moschettone della nuova scotta si stacca.

 

Ammainiamo. Apriamo il genoa. Arriviamo in boa. C’è ancora un giro: bolina, poppa, stacchetto d’arrivo. Ormai ci sono venti nodi.

 

b2ap3_thumbnail_regate-invernali-00.jpgIl bravo rolla mezzo fiocco e poi lo cazza a strinare tutta la base.

Il grasso molla tutta randa.

Finiamo bolina, poppa e stacchetto con mezzo genoa rollato e mezzo strinato, e la randa che sbatte e grida vendetta.

Il bravo però non perde l’aplomb e mi chiama virate e strambate «per andare in controllo della flotta».

 

La linea d’arrivo è la congiungente tra una boa arancione e una bandiera blu a riva sull’albero dei segnali posto sulla diga foranea. Passata la linea d’arrivo poggio, sospiro e dico di lascare il genoa e rollarlo, pace all’anima sua.

 

A questo punto il bravo comincia a urlare che non ci hanno dato l’arrivo, che non siamo ancora arrivati perché c’è gente sulla diga che ci stanno guardando e non ci danno l’arrivo. Gli faccio notare con estrema gentilezza che quelle che hanno in mano non sono bandiere ma canne da pesca.

 

b2ap3_thumbnail_regate-invernali-07.jpgNelle due ore e mezza di trasferimento di ritorno, l’armatore sessantenne grasso mi fa notare mesto (immagino, per la sorte del suo genoa) che è stata una regata durissima, con tutto quel vento e le onde di tre metri, perché questa barca è molto difficile e instabile e bisognava prendere due mani. 

 

 

 

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