Libera la mente, enfatizza le endorfine, disciplina il senso di equilibrio. Ottimo anche per rassodare glutei e gambe.

L’imbarco è per le due. È sabato e non si sa se il pullman per il Marina passerà. Tutti quelli a cui chiedete hanno la stessa risposta: è sabato e la gente preferisce andare al mare, anche gli autisti. Alla fine però un pullman passa e riuscite a raggiungere la barca quasi puntuale e per primi. 

 

b2ap3_thumbnail_ppv-od3-bolina-5.jpgIl comandante vi aspetta sul pontile e vi accoglie salutandovi per nome. «Come hai fatto a capire che ero io?» «Con quel borsone potevi essere solo tu». Cominciamo male. Poi recuperate subito chiedendo: «Quando arrivano gli altri? Riusciamo a passare per Marie-Galante?». «Eh, spero che arrivino in tempo». E aggiungete entrambi, in coro manco a farl’apposta: «Stasera c’è Jimmy Cliff!»… Tutto bene: siete a casa. 

 

Marie-Galante, nome bellissimo, è l’isola dell’arcipelago di Guadeloupe dove si svolge ogni anno il festival Terre de Blues. 

Siete mai stati a un concerto reggae? Siete mai stati a un concerto del principe del reggae alle Antille? E ci siete mai arrivati a vela? La fase centrale del programma Ocean Detox comincia così, con una Reggae Night: we come together when the feeling’s right. Reggae Night, and we’ll be jammin ‘till the morning light. 

Morning light: dogana, carburante e si salpa. Partenza da Pointe-à-Pitre, Guadeloupe, 16° 14′ 0.02″ N, 61° 31′ 0.01″ W. Destinazione Horta, Azzorre, 38° 32′ 0″ N, 28° 38′ 0″ W. 

Distanza, circa 2200 miglia.

 

b2ap3_thumbnail_ppv-od3-bolina-3.jpgPiove: buon segno, porterà fortuna. Arrivano i delfini: buon segno, porterà fortuna. Arriva il vento, venticinque nodi per cominciare, di bolina. Arrivano le onde, saranno quattro metri, in prua. Arrivano le stelle, tantissime quando si apre il cielo e la luna tramonta. Lo Scorpione è grandissimo, non vi stanchereste mai di guardarlo. Le altre stelle e costellazioni bisogna imparare a riconoscerle. Serviranno anche a questo, i turni di notte (il pilota automatico non funziona). 

Seguiranno 11 giorni di bolina e tre al lasco. Due virate e una strambata. 

 

b2ap3_thumbnail_ppv-od3-bolina-2.jpgFatti salienti durante la bolina: 

un giorno di pioggia torrenziale, mai vista tanta acqua sopra e sotto; 

onda; 

onda incrociata; 

uno squarcio nel genoa; 

il dialogo via radio con un catamarano francese più veloce; 

due giorni e una notte di bonaccia, ottimi per salire in testa d’albero, ammainare e riparare il genoa in un party nostop in pozzetto: ago e filo, gin tonic e Miles Davis; 

albe, tramonti, albe, tramonti, arcobaleni;

maree di sargassi; 

pesci volanti, tantissimi (la mattina li trovate scaraventati in barca); 

un salto di megattera (forse); 

uccelli marini che tentano di appollaiarsi in testa d’albero, sfidando Melville e Coleridge;

caravelle portoghesi, tartarughe; 

delfini, delfini, delfini.

 

b2ap3_thumbnail_ppv-od3-bolina-6.jpgIl resto, come si fa a descriverlo: non viene nemmeno in foto. L’oceano è un’esperienza propriocettiva. La mente elabora la posizione, il movimento e l’equilibrio del corpo nello spazio e, per analogia, dell’anima nell’universo. 

 

Sono luci e colori (prevalentemente blu: si discute, a bordo, di indaco e cobalto), temperatura e movimento, anzi spostamento. È il pensiero che vortica sempre più lentamente intorno ai dolori che avete portato con voi. È la concentrazione sulle cose da fare, a volte solo guardare windex e bussola e velocità della barca e correggere il timone, per ore. A volte è preparare da mangiare, abituarsi a una situazione costantemente obliqua, ma mai costante. Abituarsi al caldo sotto coperta con tutti gli osteriggi chiusi (procuratevi crema da sole potente ma molto leggera altrimenti sotto scoppiate). Approfittare di un acquazzone per lavarsi. Abituarsi ai ritmi di veglia e di sonno. Osservare le dinamiche tra i maschi (tutti rigorosamente alfa) a bordo. 

 

A volte è prendere e dare mani di randa, chiudere genoa o dare trinchetta. 

È prendere il ritmo delle onde, guardare la prua che sale e poi lo scafo, tutto, che si sporge e s’inclina e forse si tuffa ma poi all’ultimo cambia idea e invece che immergersi ricomincia a scalare l’onda successiva. È imparare a lasciare il timone quando la chiglia picchia sull’onda, perché lo faccia in un suo modo spontaneo e naturale. 

È guardare l’orizzonte e tenere a bada le perturbazioni, sorvegliarne dimensioni e direzione. È studiare l’evoluzione meteo, imparare a consultare il barometro come un oracolo. 

È concentrarsi sul dettaglio massimo, e sul minimo. Sull’esterno e sull’interno. A volte, ma non necessariamente, sull’interiore. Senza esagerare, perché se vi perdete nei vostri pensieri rischiate di perdere anche la rotta.

(continua) 

 

Leggi le prime due parti.

Ocean Detox: prima fase, il démaquillage.

Ocean Detox: seconda fase, il Mar dei Sargassi.

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