Un percorso da terra a terra, attraverso l’oceano. Depura dalle tossine, regola il metabolismo e rende la pelle più liscia e levigata. Risultati visibili già dopo 3-5 giorni. 

 

Innanzitutto non è una cura dimagrante. Né tantomeno una vacanza. È un’operazione impegnativa e delicata e richiede tempo ed energie. Ma i risultati sono decisamente incoraggianti e ci sentiamo di consigliare questa terapia fortemente disintossicante a tutti coloro che abbiano avuto un periodo davvero davvero sfibrante. Non vale il semplice stress o la voglia di distrazioni. Questo è un percorso di quelli in cui si porta con sé lo stretto indispensabile e il peso maggiore del bagaglio è dentro al cuore. 

 

 

A partir dallo sprofondo

b2ap3_thumbnail_Senna-big.jpgL’operazione Ocean Detox inizia, di fatto, quando al culmine del periodo peggiore della vostra vita una persona speciale, che conoscete solo di fama, senza esservi mai incontrati e neppure esservi mai visti in faccia, dopo aver letto un paio di vostre righe vi manda un messaggio che dice grosso modo «secondo me sei pronta per mollare gli ormeggi e partire per l’oceano, ti ci porto io». 

In quel momento cominciate a capire meglio il senso della parola oceano, che non è sinonimo di mare, di Riccione o West Liguria, ma anche quello della parola intuizione e della parola destino. 

Così si va, ma dato che le energie sono consunte si va in approccio graduale: modalità risparmio energetico prima di attaccare la spina di ricarica. 

La prima fase sarà una tappa a terra, prima di arrivare all’oceano. Si svolge sotto casa, o meglio oltralpe: dal momento che per raggiungere le Antille francesi è obbligatorio passare per Parigi e (dal momento che il tempo è il nostro bene più prezioso, come dice il mio amico Giacomino), tanto vale prendersela comoda, risparmiarsi le levatacce low cost e fermarsi un paio di giorni nella ville lumière (1 Easyjet + 2 notti in hotel + 1 Air Caraïbes costano come un Air France). 

 

b2ap3_thumbnail_Vosges.jpgTurista in incognito

A Parigi il tempo è buono e gli italiani non sembrano nemmeno troppi. E poi voi parlate bene il francese e conoscete tutte le fermate del Métro, perciò potete confondervi amabilmente tra la folla.    

 

Momento “turismo duro”: visita al negozio Abercrombie sugli Champs Elysées. A seguire Trocadéro, Tour Eiffel, Grand Palais. Bastoni da selfie. Poi le tappe obbligate: Pont des Arts, Shakespeare & Co (che è stata orrendamente ripulita e adesso sembra addirittura una libreria), l’Institut du Monde Arabe, Place des Vosges (obbligatorio sdraiarsi sul prato, chiudere gli occhi e notare quanto sono silenziosi i bimbi francesi quando giocano, aprire gli occhi e notare quanto sono truci le poliziotte che sorvegliano la piazza col braccio appoggiato sul mitra a tracolla – non che ci sia un nesso, eh).

Per cena, fate una mezz’ora di coda a Les Philosophes in Rue Vieille du Temple: poi scocciatevi, ditevi che la soupe à l’oignon non è altro che zuppa di cipolle e andate a riempirvi di ottimi falafel kosher nel Marais. 

 

 

La Gioconda tutta per voi

b2ap3_thumbnail_Louvre-2.jpgSe siete partiti per esempio il 15 Maggio, vi sarete persi la corsa dei ceri a Gubbio ma scoprirete che in tutta Europa il 16 c’è la notte bianca dei musei. Il Louvre di notte, le mura di Babilonia, la Venere di Milo, gigantesca, bellissima, il corridoio (chiamatelo pure galérie) con la Vergine delle rocce, il San Giovanni e Sant’Anna: sempre emozionante vedere come vengano perfettamente ignorati. E se riuscite a fare i finti tonti al momento della chiusura e a farvi spingere fuori malamente dal guardiano, potreste anche avere il tempo di vedere davvero, per una volta finalmente soli, la Monna Lisa.  

L’ingresso al Louvre stanotte è libero quindi non solo non pagherete il biglietto ma soprattutto non farete nessuna coda per entrare. In compenso, una volta usciti pagherete 22 euro per un croque monsieur (che poi è un toast) e una birra piccola, vive la France. 

Però concedetevelo qualche lusso: per questa prima fase di decompressione, il consiglio è di prendere un hotel decente per un paio di notti (per esempio un Waldorf 4*, visto su booking e prenotato al prezzo di un 2* sul sito dell’hotel). Avrete tempo per la vita spartana.

 

b2ap3_thumbnail_Abercrombie.jpgFine di mollezze e comodità

La vita spartana comincia infatti la mattina dopo, quando caricate in spalla il bagaglio per un mese e prendete il Métro e la RER per Orly (i viaggi per Guadeloupe sono voli interni, trattandosi di territorio francese). Allora: bisogna andare in Métro fino a Denfert Rocherau, poi lì si può scegliere tra RER B e pullman. Non date retta all’americano che cerca di dirottarvi sul pullman: conviene la RER, anche se costa 5€ di più ma è più veloce e non dà imprevisti. La RER B vi porta ad Antony dove prenderete la navetta ovvero un trenino silenzioso che arriva in cinque minuti al terminal ovest e in sei (annunciati e mantenuti) al terminal sud. 

Anche se i voli sono nazionali, andate all’aeroporto con un certo anticipo perché i banchi per il bagaglio sono tutti insieme e soprattutto perché quando arriverete lì scoprirete che il vostro volo è stato cancellato e riuscirete (con una corsa affannatissima e tutt’altro che detox) a farvi imbarcare sul volo precedente. 

 

 

L’aperitivo giusto

b2ap3_thumbnail_detox-big.jpgIl volo Air Caraïbes vola di giorno quindi si possono guardare le nuvole invece che i film, anche perché sono doppiati in francese e comunque le cuffiette non funzionano. Air Caraïbes è una compagnia allegra e sgargiante e infatti a bordo vengono distribuiti calzini giallo limone e mascherine azzurre (il cui scopo è probabilmente proteggere gli occhi dalla vista dei calzini). Quando arriva lo steward per servire gli aperitivi, insistete per avere il Ti’ Punch. Cercherà di dissuadervi, è rhum puro con zucchero e lime. Perfetto, rifiutate il long drink e insistete per il Ti’ Punch: lui sì che è fortemente Detox. La terapia è cominciata.

(continua)

 

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