C’è chi sogna un praticantato allo studio legale, chi all’Ufficio Marketing. E chi lo fa su un Class 40, come lo stage di navigazione oceanica che Sergio Frattaruolo organizza a Lisbona per Extreme Sail Academy.

 

Sergio parla. Parla tantissimo. Parla così tanto che ti viene da chiederti come faccia a fare il navigatore solitario. E però non ti stancheresti mai di ascoltarlo perché ha proprio la passione di trasmettere quello che sa, e perché ogni cosa che ti insegna vale già da sola il viaggio a Lisbona.

 

b2ap3 thumbnail stage-lisbona-04Funziona così: si fa prima una preparazione in porto, in cui lui ti spiega le attrezzature e le manovre di Calaluna, il Class 40 che sarà sede e strumento dello stage.

Ti mostra le dotazioni di bordo e ti spiega in modo concreto tutto quel che c’è da sapere sulla sicurezza in barca.

 

Ci tiene moltissimo. Perché là fuori non si scherza, e soprattutto perché là fuori chi farà il lavoro e perciò avrà la responsabilità di sé e degli altri sarai tu.

 

b2ap3 thumbnail stage-lisbona-09Probabilmente in questa fase preparatoria prende anche le misure, studia non solo cosa sai fare (si presume che tu sia già bravo: a me ha chiesto il curriculum, prima di imbarcarmi) ma anche che tipo di persona sei e come reagirai alle durezze della navigazione.

 

Ci sono cose che ti spiega ma che lì per lì non capisci: per esempio quando dice che la barca è “molto bagnata”, o quando ti fa notare che non c’è pagliolo ma solo 2,5 cm di sandwich tra te e l’oceano, oppure quando accenna al fatto che a bordo un wc c’è ma che alla fine nessuno l’ha mai usato. In che senso? aspetta di essere fuori, poi capirai.

 

b2ap3_thumbnail_stage-lisbona-02.jpgTi mostra come si usa un winch (sei proprio sicuro di saperlo già? a noi l’ha fatto smontare, pulire e rimontare). Distribuisce i contenitori stagni per il cibo, uno a testa, e le borracce individuali per dosare l’acqua che dovrai ricordarti di bere.

 

Ti spiega con molta cura le manovre per prendere e dare mani. E dai, pensi, l’avrò fatto mille volte. Poi però alla seconda notte di turni 3on/3off benedirai che ti abbia fatto imparare a memoria e ripetere a voce alta posizione e colori di cunningham e borose.

 

b2ap3_thumbnail_stage-lisbona-05.jpgDopo un paio di giorni, anche voi diventerete ossessivi sull’ordine e la precisione sottocoperta: tutto deve stare chiuso in borse stagne da mettere in posizioni ben precise, per trovarle facilmente, per separare le cose asciutte da quelle bagnate e anche per distribuire bene i pesi.

 

A proposito, tutti sgranano gli occhi quando spiega che tutte quelle borse e vele e taniche andranno spostate di bordo (il famigerato matossage!) quando si vira o si stramba. Ovviamente in barca non c’è neppure un gavone o uno stipetto.

È rigoroso anche nei consigli sulla cambusa, sull’abbigliamento, persino sulle norme di comportamento (a bordo di Calaluna non si fuma, non si imbarcano cose verdi ma neanche alcol né coltelli, e non si parla di politica).

 

b2ap3_thumbnail_stage-lisbona-07.jpgPoi arriva la parte pratica dello stage. Ci si veste di tutto punto (primo strato, pile, cerata, stivali… ma è agosto, sei sicuro? vai, va’ fuori e vedrai), ci si cala una xamamina (…ma io non soffro il mal di mare! vai, vai, va’ fuori e vedrai), giubbetto e lifeline e si salpa.

 

Qualche virata di assestamento per uscire dal Tago (la foce è davvero enorme), qualche turno rapido al timone per prendere il ritmo, controlli continui agli strumenti per evitare secche e cargo. E poi è Oceano. Iniziano i turni, inizia il lavoro, basta spiegazioni: ora si applica.

 

Quando la barca comincia a navigare davvero, Frattaruolo e Calaluna si trasformano. Sergio non parla più: si installa nella barca come Actarus in Goldrake. Lui guarda, ascolta e pensa, lei agisce. O viceversa? Lei corre sfrenata e impetuosa, hai l’impressione che se non la si calmasse ogni tanto forse non si fermerebbe mai.

 

b2ap3_thumbnail_stage-lisbona-13.jpgGli stagisti cominciano a capire tutto quello che Sergio ha spiegato. Si fa sul serio. Il mare è Oceano, non ci sono più le gigantesche meduse (affettuosamente dette Pitbull) che tenevano compagnia alla Doca de Alcantara: qui ci sono le balene che se non stai attento ti tagliano la strada.

 

Ci sono le procellarie che cercano di appollaiarsi sul windex, bello piantato a 28 nodi. C’è una boa oceanica alla deriva che ti fa prendere uno spavento blu, un veliero d’epoca che non compare né sul radar né sull’Ais ma incrocia silenzioso alle prime luci dell’alba e si allontana, gigante. C’è un avviso sécurité sécurité sécurité che segnala un’imbarcazione alla deriva: “no mast, no person on board”. Scambio di sguardi e silenzio.

 

C’è un piccolo peschereccio a oltre cinquanta miglia dalla costa, dove non dovrebbe essere, che si avvicina senza comunicare via radio: cautela e motore acceso; ma poi da bordo si sbracciano festosi, forse volevano solo vedere da vicino una barca così insolita con la sua randa quadrata e nera, il solent rosso fuoco e il tricolore a prua. Pochi mesi fa, di qui sono passati i fuoriclasse della Vor.

 

b2ap3_thumbnail_stage-lisbona-11.jpgE poi c’è Lisbona vista dal mare e dal fiume, ed è bellissima. Le luci la notte, il ponte 25 de Abril, il Cristo-Rei, Sintra fatata lassù.

Ma anche i musei antichi come il Monastero dos Jerónimos o modernissimi come la Coleção Berardo, i localini ricavati nei vecchi docks dove andrete a mangiare la sera quando sarete a terra, i piccoli marina incastonati lungo la banchina a Belém, la città dei portoghesi mescolata a quella dei gitanti.

Vale la pena portarsi la famiglia e aggiungere qualche giorno di turismo allo stage. Quando mai uno studio legale o un ufficio marketing ve lo permetterebbero?

 

 

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