L’isola di Faial, alle Azzorre, è stata per secoli tappa obbligata per baleniere e velieri. Oggi è l’approdo preferito per chi attraversa l’Atlantico da ovest verso est.

 

Arrivare alle Azzorre dall’oceano è un’esperienza straniante. Subito vi sembrerà di sognare: in mezzo al mare, circondata dal nulla – dopo giorni e giorni di nulla, vedrete sorgere la Svizzera. Montagne aguzze, rocce vertiginose e ubertosi pascoli popolati di bovini. Prati verdissimi divisi a grandi riquadri da siepi blu. Sono le ortensie.

 

Avvicinandovi vedrete meglio che la terra è color cioccolata fondente. Ma non è una Svizzera aumentata, è lava. Le baie e spiagge sono rotonde e circolari. Crateri.

 

b2ap3_thumbnail_azzorre-09_20151101-112716_1.jpgSoffi di balene e balenottere (se il soffio è verticale: se è obliquo, è un capodoglio). I misticeti passano di qui migrando, si fermano a mangiare il molto plancton e krill, poi ripartono. I capodogli sono carnivori e stanziali: si tuffano nelle vertiginose profondità di questo mare, golosi di calamari giganti.

I delfini sono molti e socievoli, il grampo meno: è un grosso delfino musone, spesso ha dorso e capo bianchi per le cicatrici.

 

In porto a Horta c’è folla. Due mesi all’anno, nella stagione delle traversate, a fatica si trova ormeggio in terza fila.

b2ap3_thumbnail_azzorre-07.JPGSe quando partite dite che approderete a Horta, troverete di sicuro qualcuno che vi chiederà di salutargli Erminio. Erminio è un italiano che vive lì e dice di essere matto, ma forse sta meglio di me e di voi. Beve solo gin tonic, ma senza gin perché è astemio. Una volta uno è partito dal pontile 26, ha fatto il giro del mondo e quando è tornato ha ormeggiato al pontile 27. Erminio gli ha detto: «Hai fatto trentamila miglia per cambiare pontile».

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A Horta c’è un altro, portoghese di nome Genuino, che ha fatto il giro del mondo con un Bavaria 36, ci ha messo due anni poi ha aperto un ristorante.

C’è un romano che con i soldi dell’affitto di casa gira il mondo da solo in barca, ma poi quando gli telefona la fidanzata si rincantuccia a miagolare melenso.

 

b2ap3_thumbnail_azzorre-03.JPGMolti sono crocieristi trasportati a provar l’ebbrezza dell’oceano, più che velisti no limits (voi probabilmente farete parte della categoria crociera, non atteggiatevi troppo a supereroi). Famiglie e coppiette. Chi non ha la compagna in barca (il femminile è solo statistico) si assorbe in lunghe telefonate o chat negli angoli del wi-fi.

Oppure si guarda intorno con aria frizzantina.

 

A Horta c’è il Restaurant Atletico dove vanno a cena tutti, detto “dai russi” perché i proprietari sono russi e la cameriera è la ragazza più corteggiata dell’isola. Il mistero è come facciano a portare la birra Baltika fino là.

 

b2ap3_thumbnail_azzorre-08.JPGOltre ai russi, ovviamente a Horta c’è Peter Café Sport. È lì dal 1918 ed è il pub dove si trovano tutti i velisti a mangiare hamburger e bere gin tonic (leggerissimo, secondo me). Vende souvenir, organizza whale watching, noleggia surf e biciclette. Ha persino un museo di denti di balena intagliati. Infatti era già lì ai tempi della caccia alle balene (proibita nel 1984, non tanto tempo fa: andate a visitare il museo di Porto Pim e date un’occhiata alla scuola vela di Horta, dove i ragazzi si allenano sulle lance baleniere), e offriva ai marinai svaghi e assistenza medica. C’è chi dice, anche allegra compagnia.

Ora offre connessione wi-fi.

 

Qui la vostra terapia Detox proseguirà attraverso cibo (pesce e carne, verdure grigliate e patate fritte), alcol (soprattutto birra e gin tonic da Peter, ma anche buon vino delle Azzorre e il rhum che vi sarete portati dai Caraibi) e inviti in barca per festeggiare gli approdi.

Il problema delle Azzorre è che con tutti quei bovini vi serviranno pesce cotto in litri di burro, preparatevi.

 

b2ap3_thumbnail_azzorre-05.JPGDurante il vostro soggiorno, ricordatevi di programmare una mezza giornata per lasciare il vostro dipinto sul molo. Procuratevi smalti, pennelli e un’idea (i primi due li potrete facilmente recuperare in porto, avanzati dall’idea di qualcun altro).

 

Programmate anche un tour dell’isola di Faial per andare a visitare la Caldeira, il cratere vulcanico con laghetto e paesaggio incantato, e la Ponta dos Capelinhos dove nel 1957 un’eruzione sottomarina travolse il faro e creò un’isola e una penisola. L’isola sprofondò qualche mese dopo, la penisola è ancora lì. Sotto il faro, per quanto il vulcano non sia spento, è stato scavato un museo e un centro di vulcanologia molto moderno.

b2ap3_thumbnail_azzorre-06.JPGLa terra lì è davvero nerissima.

 

E a proposito di vulcani.

Di fronte a Faial potete ammirare l’isola di Pico. Non è detto che la notiate subito, perché spesso il vulcano è avvolto da vapore. Ogni tanto si scopre, ma quasi mai la vetta. Ogni giorno cambia aspetto e colore a seconda del cielo. È alto 2351 metri, e ne ha grossomodo altrettanti sotto il livello del mare. Una colonna piena di lava alta circa cinquemila metri, con una nuvola in cima. Guardatelo oggi, poi guardatelo domani, poi non smetterete più di guardarlo.

 

Se ripartite in aereo (senza fretta perché i voli non sono puntualissimi) chiedete il posto finestrino a sinistra, perché si vede il cratere dall’alto.

 

Sb2ap3_thumbnail_azzorre-02.JPGe riuscite a ripartire in barca però è meglio, perché l’impatto con la civiltà aeroportuale dopo la vostra terapia Detox potrebbe essere traumatico.

 

Ma vedrete che cercherete anche voi il modo per non ripartire: qui, in mezzo all’oceano, non c’è niente. Ma avrete capito, piano piano o tutto a un tratto, che è di quel niente che avete bisogno.


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