Quasi duecento barche e poco vento per la Veleziana di fine stagione.
Ma è soprattutto l’occasione per godere di uno spettacolo senza pari.

 

Ci avevo già provato, anni fa: ero a Venezia a testare una barca appena restaurata e dopo un giro in laguna non avevo resistito ad affacciarmi su Piazza san Marco con le vele a farfalla.

Ma era stato solo un attimo. Attirati come falene alla fiamma, i motoscafi degli alberghi e i taxi dei turisti ci avevano convinto ad ammainare subito per evitare multe e reprimende (bikini e capelli al vento, curiosamente mi parevano allora un fattore secondario).

 

b2ap3_thumbnail_veleziana-03.jpgNavigare a vela in bacino è proibito, troppo traffico.
Perciò la Veleziana, regata di fine stagione organizzata dalla Compagnia della Vela la domenica dopo la Barcolana, è un’occasione da non perdere per poter veleggiare in uno scenario unico al mondo.

 

La data non pare scelta a caso: le barche di ritorno da Trieste possono far tappa qui e unirsi alle molte vele residenti a Venezia e Chioggia. E se siete fortunati come noi potreste essere ormeggiati all’isola di San Giorgio, in posizione turisticamente impagabile.

 

Il percorso purtroppo è breve: circa otto miglia dal Lido all’arrivo di fronte alla Piazzetta e alla punta della Dogana.

Pochissimo vento, quest’anno, però: meglio così, si possono ammirare meglio le bellezze spettacolari della laguna.

 

b2ap3_thumbnail_veleziana-04.jpgDal punto di vista agonistico è una veleggiata in mocassini da teak e giacca di tweed. E anche per questo apprezzabile: barche domestiche, gioielli d’epoca, vele al terzo e molto fair play.

 

Ma pure ragazzini emozionati e agonisti di circolo (quest’anno, 192 iscritti; ha vinto, in tempo reale, il super maxi Jena che si era già aggiudicato il giorno prima il Venice Hospitality Challenge).

 

I turisti dalle rive guardano, chissà se capiscono la rarità dell’attrazione che hanno davanti.

I vaporin sbuffano e dondolano, qualcuno farà tardi per il pranzo.

Un omino in barchino ci dice a mo’ d’incitamento “dai dai bei, ‘ndé, ‘ndé prima che piova”.

 

b2ap3_thumbnail_veleziana-05.jpgMacché piazzale Roma, macché ponte di Calatrava: noi, a bordo, sbarriamo gli occhi e ci scordiamo la tattica appena passata Sant’Elena.

Per fortuna abbiamo una barca lenta e siamo a metà classifica: barche a prua e barche a poppa, un origami di spinnaker e palazzi, la Palinuro ormeggiata al Museo Navale, niente moto ondoso e grandi navi.

 

E ci si rende conto che quella, proprio tutto il bacino, è la vera Piazza: l’architettura serenissima che ci ha affidato la Storia.

È così, è così che andrebbe vista Venezia.


Commenti

CONDIVIDI