Ma cosa può illuminarti la giornata più che svegliarti con un caffè (italiano of course – siamo fornitissimi) e trovarti a fare colazione insieme ad una lontra, che galleggia soddisfatta di fianco a Best spaccando la sua colazione con un sasso sulla panciotta pelosa? O alzare lo sguardo e incrociare quello di un orso bruno che spulcia la riva in cerca di crostacei o di un alce che rumina pacifico il suo breakfast di fibre? 

E’ davvero il respiro di un mondo che ormai conosciamo solo dai documentari, ma con cui sentiamo di dover ritrovare il contatto reale e che speriamo di poter condividere con altri che, come noi, decidano di non lasciarsi scappare questa opportunità unica. Per questo una barca a vela! Magari anche una tenda potrebbe andare, ma –diciamocelo – la barca a vela è comoda, magica, ti porta ovunque ed è una splendida esperienza a prescindere, cosa che – e chi ha montato una tenda col vento e la pioggia almeno una volta mi darà ragione – sicuramente la tenda non è.  Un’ancoraggio solitario in una delle infinite insenature tranquille, il volo di un’aquila, i boschi scuri che orlano la riva….profumo di alghe e di pino…e il delirio delle nostre giornate “normali” solo un ricordo. Eh???!!!

b2ap3_thumbnail_best-explorer-settembre-2.jpgEd eccoci qua – carichi di aspettative partiamo per la nostra esplorazione da Seward, un piccolo porto senza particolari attrattive se non quella di essere vicino ad Anchorage e la nostra porta di ingresso nella magia del Prince William Sound, un anfiteatro incoronato di fiordi e ghiacciai, che offre ancoraggi deserti e tranquilli in angoli di acqua ferma come uno specchio e che ci ha regalato le prime emozioni “selvagge”, i primi soffi all’orizzonte. Il profumo della resina e la nebbiolina che sale dietro le cime dei pini…ogni isolotto sormontato dalla sua folta capigliatura di un verde inimmaginabile. Gli abeti crescono compatti così vicino all’acqua da rendere la riva in alta marea una linea sottilissima appena visibile subito colonizzata dalla vegetazione.  

b2ap3_thumbnail_best-explorer-settembre-3.jpgLe aquile dalla testa bianca (very USA) sono ovunque, numerose come da noi i merli, appollaiate sulle cime degli alberi di foresta e di porto – e il nostro windex accartocciato ne è la prova tangibile – pronte a tuffarsi in picchiata per ghermire dal mare un pesce d’argento. Nel nostro percorso di risalita lungo la costa del Sound infiliamo il naso in un’insenatura stretta e lunga dal promettente nome di Icy Bay. Entriamo quasi subito nel campo di ghiaccio continuamente alimentato dal ghiacciaio che avanza precipitando in mare. Dopo un passaggio a Nord Ovest certo ci vuole altro per intimidire Best che si infila decisa fino alla zona libera di fronte alla parete di ghiaccio, rotta da mille fenditure di un blu intenso, i ruggiti del ghiaccio che si spezza e frana in mare sembrano tuoni vicinissimi. Intorno mille forme di vetro che scintillano, lunghe tavole candide o turchine affollate di foche e lontre di mare. Che meraviglia!! Siamo tutti estasiati, seduti al sole in coperta, soli davanti a questa bellezza assoluta.    

E’ un sogno che si avvera, proprio noi e solo noi in questo straordinario scenario che è l’Alaska, con in mano una tazza di cioccolata fumante e gli occhi che sorridono alla foca grassa che ci guarda senza alcuna timidezza – pancia al sole sopra una zattera immacolata.

 

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