È una sera dorata nella baia delle Vergini a Fatu Iva, il sole scende dietro le barche che dondolano all’ancora. Il rumore del mare e del vento è dolce e su Best ci si prepara alla partenza per Tahiti domani mattina. 

 

La cena è quasi pronta e innaffio il basilico che sta spuntando rigoglioso nel piccolo vaso di terra marchesana che Salvatore ha raccolto per me.

Siamo tranquilli e si chiacchiera di tutto. Nanni, l’impagabile Salvatore e io ormai abbiamo alle spalle tante migliaia di miglia insieme e la nostra vecchia signora sopporta egregiamente gli inevitabili acciacchi dell’età, anche se il generatore, tanto per cambiare, ci ha piantato (nessun generatore del resto è fedele a lungo) e l’elica nuova ha scelto la libertà inabissandosi in un qualche punto imprecisato del Pacifico tra le Galapagos e le Marchesi. 

 

Capitan Nanni si è dovuto smazzare l’ancoraggio a vela e il rimontaggio della vecchia elica nello sbatacchiamento affollato della risacca di Atuona, visibilità un metro per via delle continue piogge che riversano innumerevoli rivoli fangosetti nelle acque verdi della baia.

Inutile dire che anche questa volta sono arrivata dall’Italia con 23 kg di pezzi di ricambio e un pareino… costume e infradito stavano già a bordo!! 

 

b2ap3_thumbnail_blog-marchesi-3.jpgEccoci qua pronti a salpare, come sempre i pensieri appena velati di rimpianto per ciò che ci lasciamo a poppa eppure ansiosi di andare – e io più degli altri perché il tempo che mi concedo per ogni visita è sempre forzatamente limitato… che ci si può fare? Tra due settimane ho un volo di rientro da Papeete che non posso perdere, ma per adesso guardiamo l’orizzonte e pensiamo a macinare miglia verso le Tuamotu, tappa intermedia di questo trasferimento relativamente agevole. Buffo come tutti noi che abbiamo vissuto le prime scorribande nel Mediterraneo come avventure memorabili e come un tuffo nell’ignoto adesso guardiamo le migliaia di miglia dietro e davanti al pozzetto del Best con la calma della consuetudine.  

 

L’aliseo è gradevole, in tre limitiamo i turni di timone attaccando il pilota automatico quando abbiamo voglia di lasciarci ipnotizzare un pochino dal movimento dell’acqua e dalle trasparenze cobalto del Pacifico. Mai visto un colore del genere, così blu e inebriante che non possiamo rinunciare a un tuffo. Siamo nel mezzo del nulla… la cosa più vicina è il fondale a più di 4000 metri sotto di noi.Attaccati a turno alla cima di poppa ci laviamo di dosso la stanchezza e ci lasciamo prendere dalla vertigine dell’immenso oceano!! Yuppi!!

    

b2ap3_thumbnail_blog-marchesi-2.jpgNuvole rosa di aliseo all’alba e poi giorni scintillanti di azzurro o oscurati da acquazzoni e groppetti, e poi onde, onde, onde e nuvole arancioni al tramonto, notti di stelle infinite o di velluto nero e ancora onde, onde e onde. 

Non esiste mai una sola onda in Pacifico, quella lunga che litiga con un mare ispidotto che arriva dalle tempeste del sud, con l’onda di groppi occasionali, con le ochette sollevate dalla corrente. Non è rollio, non è beccheggio… è una danza speciale che alterna i  momenti languidi di uno slow alle sequenze turbinose di un samba o ai saltellamenti di una tarantella. 

  

Mai noioso, mai uguale e mai stanco. «Onda, su onda… il mare ci ha portato qui….Ritmi, canzoni e donne da sogno, banane e lamponi».È la canzone che ci frulla in testa quando, improvvisamente, la chiome di palme di Raroia salutano Best….a poche miglia la pass e un po’ di riposo. 

 

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