L’America’s Cup è morta, defunta, rovinata, distrutta, noiosa, a pezzi, caotica, ridicola, sputtanata. Finita. Da addetti ai lavori e non, durante le finali di Louis Vuitton Cup 2013, si è sentito di tutto e di più (soprattutto di più). Ma siamo così sicuri che l’America’s Cup sia ridotta così male come vogliono farci credere?

 

Partiamo con il dire che a me questa formula con gli AC72 non è mai piaciuta particolarmente, e le regate di San Francisco non hanno fatto che confermare le mie impressioni negative. Certo, vedere volare sul mare quei mostri alati è stato uno spettacolo unico e irripetibile (forse), ma alzi la mano chi di voi si è divertito durante le regate. Il flop di questa America’s Cup è sotto gli occhi di tutti, e i numeri parlano chiaro: 27 regate disputate, di cui 10 con un solo partecipante (causa assenza di Artemis) e 5 con un solo team all’arrivo (3 per rotture, 2 per arrivo oltre il limite di tempo), per un totale di zero (zero!) incroci e uno/due bordi di vero match race. Insomma, una noia mortale. 

 

Ma non sono qui a parlare della questione tecnica, che approfondiremo nei post del nostro Velista Qualunque. Oggi voglio soffermarmi solo sull’aspetto relativo a media e marketing. Perché comunque vada il fascino della Coppa delle 100 ghinee sembra non avere fine. E ve lo voglio dimostrare con alcuni numeri, quelli registrati da Sailing & Travel Magazine e Sailing & Travel Television tra luglio e agosto. Al posto delle nostre “solite” 15mila visite mensili, abbiamo vissuto un periodo davvero magico per noi, proprio grazie alla tanto bistrattata America’s Cup: 100mila visite in poco meno di un mese e mezzo, 50mila visitatori unici, picchi di 10mila visite al giorno e 3mila l’ora, mille nuovi iscritti alla newsletter, oltre 2mila commenti lasciati sul sito durante le dirette. Un grande successo (a proposito, grazie a tutti!)….

 

Già, le dirette. Polemiche a parte per il mancato acquisto da parte di Rai o Mediaset dei diritti tv (troppo cari, dicono), quanti grandi eventi sportivi hanno concesso i diritti gratuiti per la trasmissione delle dirette con il semplice inserimento di un codice YouTube? Risultato: al posto di una singola televisione tradizionale, sono apparse migliaia e migliaia di (web) tv – e Sailing & Travel TV è tra queste – che hanno potuto trasmettere le regate. E tra Apple tv e televisori dotati di accesso internet, avere le regate su un 50 pollici (e in HD, cosa che la Rai, tanto per fare un esempio, non offre se non per il calcio) non era poi così complicato. Se non è evoluzione questa… Ma nonostante questo, ho sentito fior fior di colleghi polemizzare per questa scelta, troppo “dannosa” per gli appassionati. Vorrei chiedergli: e i tifosi di Formula 1, trasmessa solo su Sky, che dovrebbe fare, suicidarsi?!?!?

 

Infine, last but not least: da circa un mese a questa parte, quasi ogni giorno la Gazzetta dello Sport pubblica un intero paginone dedicato alla Coppa (e sul web ci sono gli speciali di Corriere.it, Repubblica.it, etc). Tralasciando l’assurdità di un quotidiano “dello Sport” con 40 pagine su 60 dedicate al calcio (ma questa è l’Italia, e non si cambia), quanti altri eventi velici vi ricordate aver avuto questa visibilità sulla Gazza? Quanti di voi velisti per leggere qualcosa che non abbia a che fare con rigori e calci d’angolo sono di solito costretti ad andare nell’ultimissima pagina, scorrere la rubrica Altri sport, e godersi quelle due righe e mezzo di notizia dopo i risultati del tamburello e del badminton (senza nulla togliere a queste due discipline)? 

 

Insomma, c’è chi dice che la coppa sia morta, defunta, rovinata, distrutta, noiosa, a pezzi, caotica, ridicola, sputtanata. Finita. C’è chi dice l’esatto contrario. Una sola cosa è certa: la Coppa sa come far discutere, litigare, postare, parlar di sé. E non mi sembra una cosa da poco.

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