A volte sono i profumi. Altre i colori, o i sapori. Amiamo certi luoghi per tante ragioni, ed è per quelle ragioni che un luogo ci rimane nel cuore, senza volersene andare più. Alle Egadi c’è tutto: c’è il profumo delle strade di Levanzo, ci sono i colori del mare di Marettimo, c’è il sapore del cous cous di Favignana. Ma soprattutto, alle Egadi, c’è la gente delle Egadi. 

 

Sono tornato sull’isola qualche settimana fa, invitato da Maria Guccione e Giulia D’Angelo a seguire la Nuova Settimana delle Egadi. Un’iniziativa che Maria e Giulia hanno deciso di riportare in vita dopo tanti anni di assenza, nata proprio per volere della gente di Favignana, di Levanzo e di Marettimo, con un intero arcipelago che ha deciso di mettersi in gioco per salvaguardare, valorizzare e promuovere l’immenso patrimonio artistico e naturalistico che le tre isole possiedono.

 

In quei quattro giorni alle Egadi, c’è una cosa che, più di altre, mi ha lasciato basito, forse per il retaggio milanese che mi porto addosso: tutto ciò che abbiamo mangiato, bevuto, visitato, io e gli altri trenta colleghi invitati, ci è stato offerto dagli stessi abitanti delle isole. Gli hotel, i ristoranti, le escursioni, le degustazioni. Un intero arcipelago si è “tassato” offrendo i propri beni più preziosi: chi la propria arte culinaria, chi la conoscenza del posto, chi i racconti, chi i vini e chi le camere d’albergo. Un’ospitalità totale, capace di farti sentire a casa tua nell’istante stesso in cui si appoggia il piede sull’isola, appena scesi dalla scaletta sgangherata dell’aliscafo. 

 

Maria Guccione, un anno fa, la conobbi proprio così. Un invito a pranzo a casa sua, durante una regata. Uno dei migliori pranzi della mia vita, ça va sans dire, grazie a lei, a sua sorella Giovanna, cuoca magistrale, e al tonno dell’isola, provato in tutti i modi possibili e immaginabili. Perché mi invitò a pranzo? Perché ero in compagnia di alcuni suoi amici, e da quel momento anch’io ero da considerare tale. Non ci vedete nulla di strano? Provate a nascere, crescere e vivere a Milano, poi mi dite se vi capitano spesso situazioni simili.

 

Quando sono tornato quest’anno per la Settimana delle Egadi, sono stato di nuovo a casa di Maria e Giovanna. Ma sono stato anche ore a chiacchierare con Pietro Catalano, un tempo tonnaroto, che dopo avermi offerto da bere e segnalato le cale più belle dell’arcipelago, ha pensato bene di regalarmi un centinaio di foto dell’isola, alcune storiche e probabilmente anche preziose, per poterle pubblicare e farle girare più possibile. Lo conoscevo? No. Come non conoscevo Giuseppe, marinaio dell’aliscafo Ustica Lines, che oltre ad avermi raccontato l’amore per la sua Levanzo, ad ogni porto in cui attraccavamo mi concedeva di star fuori insieme a lui per poter fotografare più facilmente il paesaggio e dunque poter far vedere ancora meglio ai miei lettori le bellezze del suo arcipelago. Sinceramente, non so se il conducente della 60, tragitto Stazione Centrale-Piazza San Babila, farebbe altrettanto. 

 

È stato difficile andarmene dalle Egadi. È stato difficile lasciar lì quei profumi, quei colori e quei i sapori. Ma soprattutto, è stato difficile lasciare gli abitanti di Favignana, Levanzo e Marettimo. Maria, Giovanna, Pietro, Giuseppe. Sono loro, il vero tesoro dell’arcipelago. Un patrimonio da salvare. Un patrimonio italiano.

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