Sì, ci sono pochi eventi sportivi al mondo capaci di far discutere e dividere quanto l’America’s Cup. C’è chi la boicotta, e chi la sogna. Per alcuni è finita, per altri è il futuro. Qualcuno dice che non è vela, qualcun altro che è la Vela con la V maiuscola.

 

Ma quanto accaduto la scorsa settimana, con l’introduzione dei nuovi AC48 one-design e l’addio di Luna Rossa, ha portato a una vera e propria insurrezione da parte di quasi tutti i velisti italiani, schierati in massa contro l’arroganza yankee. Quali saranno, adesso, i pro e contro dell’America’s Cup e della prossima, travagliata, edizione? Eccone qualcuno…

  

Pro

Comunque vada, l’America’s Cup rimane l’evento grazie al quale la vela riesce a evolvere in maniera più rapida e significativa. Prendete i foil: fino a qualche anno fa in pochi ne parlavano, dopo l’ultima edizione di Coppa si cerca di far volare anche i pedalò.

Contro

Bisogna prenderne atto: in fondo in fondo (ma nemmeno troppo) noi velisti siamo conservatori e tradizionalisti. Ecco perché per noi la barca a vela deve avere un solo scafo, deve viaggiare sull’acqua (meglio se salata) e non deve andare più veloce del vento (letteralmente parlando). È chiedere troppo?

 

Pro

L’America’s Cup è l’unico evento grazie al quale la vela riesce a uscire, anche se per poco tempo, dalla sua stretta cerchia di appassionati bussando anche al grande pubblico. Sentire in un qualsiasi bar di Milano i miei vicini di cappuccino parlare di cazzate e strambate, mi emoziona sempre.

Contro

Dopo Azzurra, il Moro di Venezia, Mascalzone Latino, +39 e Luna Rossa, l’idea di un’America’s Cup senza lo straccio di una barca italiana proprio non ci va giù. E se, come sembra, dopo Prada abbandoneranno anche i neozelandesi (che in fondo ci stan simpatici, no?) chi glielo dice ai velisti italiani che dovranno scegliere chi tifare tra francesi, inglesi, americani e svedesi?

 

Pro

Nel bene o nel male, l’America’s Cup è la trasposizione in mare di quanto accade nel mondo degli affari. Non sempre vince il più forte: spesso a trionfare, con giochetti al limite della legalità sportiva, è il più ricco, il più scaltro, il più determinato e il più cinico. E questo ci affascina, è innegabile…

Contro

Ammettiamolo: appassionarsi al giochino di due miliardari che si sfidano su chi ce l’ha più grosso (il portafoglio, of course), ha un che di malato. Ma siamo sicuri che negli altri sport funzioni in maniera così diversa? Rispondetemi quando il Cesena vincerà la Champions League.

 

Pro

Diciamolo, il fatto che l’America’s Cup sia il solo evento al mondo in cui le regole vengono scritte dal campione in carica, lo rende un evento unico nel suo genere, e questo ci piace.

Contro

È anche vero che solo uno sport come la vela poteva inventarsi la follia di un evento con regole scritte, a sua immagine e somiglianza, dal campione in carica. Che, per di più, deve attenersi a un Deed of Gift scritto 160 anni fa. 

 

Pro

Ogni italiano velista, anche se probabilmente non lo ammetterà mai, sogna di portare a casa un giorno la coppa delle 100 ghinee: è l’equivalente del Mondiale per il giocatore di calcio, della finale di Masterchef per il cuoco della domenica, del deposito di Zio Paperone per la Banda Bassotti. 

Contro

Siamo abituati a essere noi (inteso come italiani) quelli bravi a cavarcela con trucchetti e scappatoie. Il fatto che per una volta sian stati gli americani a fregarci, proprio non ci va giù.

 

Pro

Con i nuovi AC48 potremmo avere mostri capaci di viaggiare a 46 nodi con 16 nodi d’aria. Il che vuol dire che si potrà regatare praticamente con qualunque condizione meteo. Tradotto: le regate si potranno pianificare in tv, senza rischiare rinvii e palinsesti che saltano come birilli. Se rendere la vela telegenica sembrava impossibile, la nuova Coppa sembra aver trovato la soluzione. Ma a quale prezzo?

Contro

Un prezzo caro, carissimo. E a dirlo non sono io ma Bruno Troublé, anima della Louis Vuitton Cup, in un’intervista rilasciata ieri alla collega Bianca Ascenti sul Corriere: «Sono stati capaci di uccidere lo stile e l’eleganza che erano sopravvissuti tre secoli, aspetti unici dell’America’s Cup. […] Quello che abbiamo adesso è un volgare torneo da spiaggia che odora di creme solari e di patatine fritte…»

 

Insomma, l’avete capito (ma probabilmente lo sapevate già): nel bene o nel male l’America’s Cup si può amare alla follia, o detestare con tutto sé stessi. Parafrasando Humphrey Bogart (o Giorgio Bocca, fate voi), «È la Coppa, bellezza». E non cambierà mai. 

 

E voi, cosa ne pensate?

 

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