Il Musée de l’Elisée di Losanna presenta una retrospettiva del fotografo Werner Bischof (1916-1954), l’artista del bianco e nero. La doppia mostra dal titolo Poin de vue et Helvetica è allestita in occasione del centenario della nascita del fotoreporter elvetico, dal 27 gennaio al 1 maggio 2016.

Nel primo percorso della mostra, Point de vue, prodotta dalla Magnum Photos Paris, e organizzata al Musée de l’Elisée di Losanna, in Svizzera, saranno esposte 200 immagini originali, di cui alcune inedite, insieme a provini a contatto, libri, giornali e lettere personali con l’intento di dare una lettura contemporanea al lavoro di Bischof. Si articola in quattro sezioni dedicate alle sue opere in Svizzera (1932-1944), Europa (1945-1950) Asia (1951-1952) e America del Nord e del Sud (1953-1954).

 

Il bianco e nero di Bischof per vedere il mondo nel suo insieme

Il percorso Helvetica si riferisce agli anni svizzeri di Bischof, il periodo di formazione, quando lavorava nel mondo della moda e della pubblicità e in studio e, poi, come fotoreporter per la rivista DU.

Di Werner Bischof ci sono fotografie legate all’immaginario collettivo, come Harbour of Kowloon, Hong Kong, China, del 1952 e Courtyard of the Meiji shirine, Tokio, Japan, 1951, o il lavoro Famine Story pubblicato da Life nel 1951. Bischof già a 16 anni voleva diventare artista e i genitori, che possedevano una fattoria, gli permisero di studiare alla Scuola d’Arte di Zurigo, dove si diplomò nel 1936. Era già uno sperimentatore: a 20 anni apre il suo studio e inizia subito a lavorare con grande creatività. Mentre in Europa divampa la guerra, il fotografo sarà sul campo come militare per 800 giorni, mentre in studio elabora gli effetti delle luci e delle ombre nelle foto in bianco e nero.

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Fotoreporter dell’immediato dopoguerra

Dopo la guerra inizia a lavorare come fotoreporter, interessandosi agli aspetti umani e alla ricostruzione post bellica: sarà in Grecia, Ungheria, Romania, Polonia. Nel 1949 entra a far parte dell’agenzia fotografica Magnum, di cui condivide la filosofia:  «Magnum is a community of thought, a shared human quality, a curiosity about what is going on in the world, a respect for what is going on and a desire to transcribe it visually – Magnum è una comunità di pensiero, una qualità umana condivisa, una curiosità su ciò che sta succedendo nel mondo, un rispetto per quello che sta succedendo e il desiderio di trascriverlo visivamente»: qui concentrata nelle parole di Henri Cartier-Bresson, uno dei fondatori nel 1947, insieme a Robert Capa, George Rodger e David “Chim” Seymour.

Bischof viaggia poi in India, Korea, Giappone, Indocina, Hong Kong. Dopo New York parte per l’America del sud e il giorno del suo 38esimo compleanno muore in un incidente stradale sulle Ande del Perù.

 

Grammatica fotografica della vita umana

Nel contesto del Museo si potrà visitare contemporaneamente un’altra esposizione: Anonymats d’aujour’hui, Petite grammaire photographique de la vie urbaine, in cui si esplorano le condizioni di anonimato nella vita di città e le conseguenze sulla natura umana, dai gruppi uniformati agli eroi senza nome, «in una sorta di piccola grammatica fotografica della vita urbana», come definisce la curatrice, Pauline Martin.

 

Crediti foto:

Harbour of Kowloon, Hong Kong, China, 1953 © Werner Bischof/Magnum Photos

Breast with grid, Zurich, Switzerland, 1941 © Werner Bischof/Magnum Photos

 

 

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