b2ap3_thumbnail_all-is-lost-commento.jpgCerto che siamo (prima persona plurale, ci sono dentro anche io, non fosse per il nome) ben strani noi velisti. Il mugugno, che per molti è prerogativa ligure, dovrebbe essere invece attribuito ai velisti.

 

Noi non compiliamo libri di bordo, diari, recensioni, ma cahier de doleance. Ci lamentiamo perché gli altri sbagliano sempre quando parlano delle nostre cose. Non c’è vela in tv? Ecco, quando arriva… «si, ma è solo Coppa America, la vela è un’altra cosa», e se accettiamo la Coppa «si, ma dai!.. che commentatore hanno scelto». Parlano di vela al cinema (vedi All is lost nelle sale in questi giorni)? «Oh, beh, scordatevi che sia un film di vela!», «Nuoce alla pratica del nostro sport», «Un errore dietro l’altro…», «le navi gli  passano a 20 metri e manco lo vedono…».

 

Ora, spiegare che anche chi critica dovrebbe conoscere la realtà potrebbe essere un buon sistema per riconsiderare il nostro ego smisuratamente gonfiato dal vento: una portacontainer lunga 300 e passa metri ha al massimo 40 persone di equipaggio – spesso anche solo 20 – che difficilmente passano il tempo a rimirare la distesa d’acqua dell’oceano che stanno percorrendo, ma a parte questo. Cosa è, cari compagni di navigazione virtuale, che vi cruccia? Non è che davvero siete velisti solo perché siete snob? Ho visto gente lodarsi per la propria esperienza in regata, per i titoli acquisiti tra le boe, e non essere capace di prendere una mano di terzaroli, ma mica l’ho sbarcata, gliel’ho spiegato.

 

Ecco, magari, la prossima volta mettevi a disposizione come sceneggiatori, forse riuscirete a fare il film, trasmissione, libro, cartone animato che tutti noi aspettiamo.

 

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