b2ap3_thumbnail_routard-blog.jpgErano la Bibbia dei viaggiatori senza soldi e molte idee, curiosi del mondo quando non c’era internet a servircelo. Le Guide du Routard compiono 40 anni. La geniale intuizione del fondatore Philippe Gloaguen, rifiutato allora da un sacco di editori, ha accompagnato milioni di persone attraverso il pianeta.

 

Ai lettori chiedeva di inviare suggerimenti e giudizi da tener conto nelle edizioni successive. In questi anni sono usciti 150 titoli di cui 35 sulla Francia, ogni due giorni parte un’equipe a fare verifiche o a scoprire nuove destinazioni. Io non riesco a farne a meno anche adesso, snobbando la Lonely Planet.

Ricordo una tappa in Sudan dove l’amata guida segnalava “Wadi Halfa chaleur terrible”, si toccavano i 50 gradi, l’acqua usciva bollente dai rubinetti, un albergo in Sudamerica dove si segnalava la presenza di scorpioni e ne trovai uno gigante nel letto, un paladar delizioso a Cuba dove ho mangiato aragoste fantastiche, una pensione creola con una cucina strepitosa a Jacmel, Haiti, una posada imperdibile in mezzo a una piantagione di caffè a Antigua, in Guatemala, un vecchio caffè a Parigi con i tavolini in giardino affaccati su una scuola di flamenco.

Certo ci sono state volte in cui il consiglio non era proprio il migliore, qualche errore, ma chi non ne fa? Ma io li perdono sempre. Lo ammetto, sono Routard-dipendente.

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