Lattosio-Tiziana-Colombo

 

Fresco di stampa, il nuovo libro di Tiziana Colombo: Lattosio. L’intolleranza? La cuciniamo! Consigli pratici e 99 ricette per unire la salute al gusto, Silvana Editoriale, è pronto da gustare come una ricetta ben riuscita. Dopo aver trattato con grande  successo di pubblico il tema dell’intolleranza al nichel, l’autrice continua il suo percorso introducendo l’intelleranza al lattosio, disturbo che coinvolge il 70% delle persone che abitano nell’Europa meridionale.

 

Sei un intollerante!

L’intolleranza al lattosio si verifica quando il nostro organismo non produce del tutto o produce in maniera ridotta gli enzimi utili a digerire questo  zucchero. Per affrontare e superare il disturbo bisogna conoscerlo: nel libro scoprirete le indicazioni sugli alimenti da evitare e i consigli sulle possibili alternative alimentari di origine vegetale. Troverete anche moltissime ricette degli chef più apprezzati in tutto il mondo: Antonio Cannavacciuolo, Davide Oldani, Giancarlo Morelli, Gaetano Simonato. Perché l’intolleranza si può cucinare con stile.

 

Per i lettori di Sailing & Travel Magazine ecco l’intervista a Tiziana Colombo, scrittrice ed esperta del settore, con la consulenza del Prof. Giuseppe Di Fede, direttore sanitario di IMBIO, Istituto di Medicina Biologica, Prof. in Nutrigenomica presso l’Università di Pavia, specialista in nutrizione e dietetica clinica e in medicina genetica preventiva.

 

Per chi affronta il tema da neofita, come si definisce un’intolleranza alimentare?

Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa dell’organismo verso alcuni alimenti o additivi, conservanti alimentari, lenta nel tempo. Può coinvolgere diverse parti dell’organismo come intestino, stomaco, pelle, vie urinarie, fino a compromettere, in certi casi le comuni attività lavorative e sociali. La differenza tra allergie e intolleranze alimentari consiste per l’allergia, in una reazione immediata dopo aver ingerito un alimento, (peresempio, se mangio una fragola e ho un immediata reazione con bolle sulla pelle, orticaria, edema delle labbra, per citarne alcune). Per intolleranza invece, come abbiamo detto, si intende una reazione avversa più prolungata nel tempo verso un alimento o ad un gruppo di alimenti che posso appartenere alla stessa famiglia alimentare (ad esempio le solanacee: pomodoro, patata, peperone e melanzana ) lenta nel tempo e soggetta ad accumulo con introduzione frequente anche giornaliero del cibo o dei cibi non tollerati.

 

Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi che riscontriamo nei pazienti sono molti e i più frequenti sono: prurito, dermatite, eczema, dermatite seborroica, cistite, candidosi vaginale, stanchezza cronica, difficoltà a concentrarsi e calo della memoria, facilità a contrarre infezioni, aumento del peso, colite alternata a stipsi.

 

Quali sono percentualmente i cibi più coinvolti nelle intolleranze?

Negli ultimi tre anni sono aumentate le reazioni positive agli alimenti contenenti nichel alimentare, delineando una probabile situazione da accumulo del metallo a livello organico che in alcuni soggetti, più sensibili o predisposti, innesca reazioni particolarmente fastidiose come orticaria e allergie non diagnosticabili come tali. Tra i cibi ricchi di nichel troviamo cioccolato e cacao in polvere, pomodori, spinaci, lenticchie, asparagi, legumi, frutta secca ed essiccata. Tra i cereali più ricchi di nichel troviamo l’avena, il mais, il miglio e il grano saraceno. Per quanto riguarda gli alimenti non vegetali, tra le maggiori fonti di nichel troviamo i frutti di mare, le ostriche, il salmone, i gamberi e le cozze, le aringhe e gli sgombri. Ma va fatta attenzione anche a cibi e bevande in lattina o in scatola che possono incrementare il loro contenuto di nichel a causa del materiale del contenitore e al processo di lavorazione cosi pure per le pentole dove cuciniamo giornalmente.

 

Esistono cibi che non diano intolleranza?

Alimenti poco reattivi sono le proteine della carne rossa, un po’ più reattivi la carne bianca e il pesce,  come si può notare il resto degli alimenti può innescare reazioni e intolleranze.

 

Quanto tempo occorre per intuire un’intolleranza?

Occorre diverso tempo per capire se si è intolleranti a qualche cibo. A volte, i più fortunati, hanno manifestazioni vicino al pasto e posso intuire il/i cibi responsabili.

 

In quanto tempo i sintomi di un’intolleranza, seguendo una dieta adeguata possono regredire o scomparire?

Dipende molto dal grado di intolleranza rilevato, più è alto il grado di sensibilità e più tempo occorre per “disintossicarsi” dall’alimento  responsabile. Solitamente il primo mese occorre per accorgersi che qualcosa sta cambiando e migliorando, ma i risultati tangibili cominciano a vedersi dal secondo/terzo mese.

 

Il nostro argomento è la cucina marinara: quali sono i pesci e i crostacei più “a rischio”?

I gamberi, le aragoste, l’astice, i gamberetti e tutta la famiglia dei crostacei sono altamente a rischio anche per l’alto contenuto di nichel. Segue il tonno molto carico di istamina e metalli pesanti e a seguire i pesci tipo sogliola e salmone. Solitamente i pesci piccoli sono poco allergizzanti e ben tollerati.

 

Cosa si deve fare quando si intuisce di avere un rapporto difficile con un alimento in particolare? E se sono più di uno come ci si deve comportare?

Sicuramente il consiglio migliore è quello di consultare sempre uno specialista medico o biologo nutrizionista che si occupa di intolleranze alimentari. Queste figure ci insegneranno a riconoscere le famiglie alimentari e a ragionare con un piano nutrizionale personalizzato che tenga conto delle reazioni positive e insegni a seguire una dieta a rotazione con momenti di astensione dagli alimenti che ci danno dei disturbi e reintroduzione degli stessi.

 

Che percorso medico si deve seguire?

Lo specialista si dedicherà a un’anamnesi completa e dettagliata dei sintomi e di come si manifestano. Chiederà esami per la ricerca di allergie in primis e se tutti gli esami sono negativi, si può eseguire  eseguire un test Alcat con cui si  ricercano gli alimenti non tollerati. Alcat Test® è oggi lo strumento più utile per la diagnosi delle intolleranze alimentari e per la corretta impostazione di una terapia individuale che guidi ogni persona verso il recupero della tolleranza immunologica. Il Test Alcat consente, inoltre, di valutare la sensibilità agli additivi alimentari, ai conservanti, ai coloranti, ai contaminanti ambientali, agli antibiotici e agli antiinfiammatori. È l’unico test sulle intolleranze alimentari, riconosciuto dalla U.S. Food and Drug Administration (FDA) e utilizzato dalla Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo” di Pavia, Laboratorio di Immuno – Allergologia.

 

Le spese sono coperte dal SSN?

I test per le allergie sono coperte dal servizio sanitario nazionale, il test Alcat, per ora, ancora no!

 

Tiziana Colombo è una figura di riferimento nel mondo delle intolleranze, autrice, blogger e pioniera nella proposta di nuove soluzioni per la cucina. Ecco cosa ci ha raccontato di sé. 

«Quando mi è stata diagnosticata l’intolleranza al nichel, e poi quella al lattosio, mi è crollato il mondo addosso: all’improvviso le pietanze preferite, alimenti generalmente innocui, si sono trasformate in un percorso minato. Ho iniziato quindi a cercare ricette appetitose, immagini attraenti dalle quali trasparisse empatia verso le persone con le mie stesse difficoltà; idee per proporre dei piatti che tutti potessero condividere senza neanche rendersi conto che erano privi di nichel. Soprattutto, ho cercato notizie, ad esempio sui prodotti che dovevo cominciare a mangiare (con nomi per me assurdi, come quinoa, amaranto…), risposte, consigli, saltando da un sito all’altro.

 

Nichel e nichelini 

«Un primo importante aiuto mi è arrivato dal mio sito di cucina Nonna Paperina, grazie al quale mi sono resa conto di non essere sola. Ho trovato molti altri “nichelini” come me e, proprio dallo scambio delle diverse esperienze, sono emerse difficoltà simili, non ultima quella di trasmettere quali siano gli ostacoli e come chiedere aiuto a chi ti sta accanto. Solo con il tempo, grazie al percorso di conoscenza intrapreso – e a tutti i consigli ottenuti dal “mio Prof.” Giuseppe Di Fede , mi sono sentita di nuovo capace di affrontare ogni sfida, con più forza e più consapevolezza. Oggi riesco finalmente a mangiare in maniera sana, stando bene con me stessa e con gli altri, e questo è importante. Ho capito che ogni momento drammatico della vita rappresenta un’occasione per mettersi in gioco, per prendere coscienza dei punti forti del proprio carattere.

 

Cambia e condividi

«Un giorno, quindi, su consiglio di mio marito, ho ripreso a cucinare, provando ad adattare qualche ricetta a questa nuova situazione. La cucina o la ami o la odi, e quando la ami non c’è niente e nessuno che possa indurti a rinunciarvi. In tutto ciò che faccio, anche durante il lavoro, trovo sempre un motivo e un’occasione per pensare a un piatto, a un ingrediente, a una ricetta. E il momento più bello è quando ciò che creo lo condivido con gli altri, trasmettendo loro la mia autentica passione.»

 

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