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Anni fa, camminando lungo i Navigli, mi fermai davanti a una piccola galleria. Un quadro di una barca a vela mi aveva attratto. Entrai e venni letteralmente sommerso da un oceano di colori. Tele di mare, di vento e di America’s Cup. Provai la Sindrome di Stendhal. Chiesi all’addetta chi fosse l’autore di quelle meraviglie e lei mi rispose che era il Maestro Rodolfo Viola. Ebbi l’occasione in seguito di conoscerlo personalmente e di visitare la galleria Strasburgo, storica sua sede espositiva.

 

Viola parla di Rodolfo

«Ho iniziato a dipingere da giovanissimo, con la spontaneità e il gusto tipici di chi ha qualcosa di nuovo da dire. Scoprendo il mare a 17 anni, ho sentito che mi avrebbe ispirato per sempre, in perfetta simbiosi con la mia creatività. Le grandi masse d’acqua sviluppano una serie di colori incredibili, e con il vento e il cielo sono state le mie fonti creative. Li definirei maestri impressionisti nella frantumazione della luce e nella composizione irregolare delle più variegate sfumature di colore. Poi metafisici, nella loro severa e cupa immobilità ed anche espressionisti, quando una nuvola assume trasfigurazioni figurative esasperate.»

 

Al Metropolitan di New York e sulla Vespucci

Così si esprime il grande pittore, che già nel 1971 espose al Metropolitan Museum di New York. Celebrato in tutto il mondo, nel 1983 cominciò a dipingere Azzurra, la prima barca italiana challenger nell’America’s Cup, e da allora il suo legame con il più antico trofeo velico si è perpetrato con il Moro di Venezia e Luna Rossa. Un suo quadro è presente sull’Amerigo Vespucci, scelto dagli ammiragli Straulino e Cola, e il suo perenne amore per il mare, il vento, la vela e l’America’s Cup glielo si legge ancora nello sguardo, in quegli occhi sognanti che continuano a vedere cose che il sommo artista poi realizza, per colorare il mondo d’incanto.

Carlo Bottelli

 

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