La nave è un microcosmo, come un’isola mobile che ha per unico confine il mare. Figuriamoci quale ruolo può avere su questo scoglio metallico lo chef di bordo! Questa è la storia di Angelo Gasparini che proprio oggi compie cento anni.

Lui ha visto il gioiello navale Andrea Doria colare a picco il 26 luglio 1956 a diciannove miglia dal faro di Nantucket. Gli parve che le acque dell’Atlantico avessero inghiottito, quasi annientato, la faticosa ripresa italiana dopo le distruzioni belliche. Angelo Gasparini, chef di bordo dei transatlantici, ha negli occhi un secolo di racconti, un secolo di storia. Il traguardo dei 100 anni conserva da sempre il fascino della narrazione personale, del voltarsi ad osservare come un cammino di vita  intrecciato alle vicende della grande storia. E di momenti particolari ne ha vissuti il centenario Gasparini Angelo: nato a Riomaggiore, nelle Cinque Terre, l’8 luglio 1915, a soli 15 anni inizia a navigare come mozzo e poi garzone di cucina.

 

Una vita che mescola la passione per la cucina al destino del mare e che è stata degnamente festeggiata nel giorno del suo centesimo compleanno dal Presidente dell’Autorità Portuale di Genova Luigi Merlo alla stazione marittima della Superba. Luogo di attracco e sbarco delle navi in cui Gasparini per tutta la vita ha prestato servizio tanto da ricevere nel 1973 dal Ministero della Marina Mercantile il conferimento di una medaglia d’oro di primo grado per lunga navigazione. Ne ha viste e vissute tante Angelo, partito all’inizio della seconda guerra mondiale resta bloccato in America con tutto l’equipaggio della nave su cui era imbarcato e viene trasferito in un campo di concentramento in Nevada. Il suo mestiere di cuoco lo salva nella prigionia tanto che viene incaricato di dirigere le cucine, guadagnando la stima e fiducia dei dirigenti del campo e riuscendo così ad ottenere il permesso a lavorare in un ristorante di Cincinnati e successivamente in uno dei più famosi ristoranti di New York.

 

Al termine della guerra rientra in Italia dove riprende la sua carriera di cuoco di bordo con la Società Costa, imbarcato anche sulla Anna C tra le prime navi adibite al trasporto passeggeri. Con la società Costa raggiunge il grado di Sotto Chef, mentre con il passaggio alla Società Italia diviene Chef de Cousine, tra l’altro ottenendo tale ruolo come il più giovane tra il personale. Nella normalità dirigeva 5 cucine: equipaggio, ufficiali, turistica, seconda classe sino al lusso della prima, con decine di cuochi intorno che ogni giorno preparavano colazione, pranzo e cena per oltre 2000 persone, elaborando piatti che erano considerati i migliori al mondo.

 

A bordo ha conosciuto i più grandi personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, dell’arte e della politica: Peppino de Filippo, Erminio Macario, Joe Di Maggio, Marlon Brando, Giorgio De Chirico, Alberto Sordi, Monica Vitti, Raffaella Carrà e tanti altri che a metà del secolo scorso utilizzavano i transatlantici per raggiungere le Americhe. Tempi di navi mitiche nell’immaginario comune e di spettacolari e molto coreografici buffet: nel 1969, tra l’altro, si occupò di quelli allestiti per la realizzazione del film diretto e interpretato da Alberto Sordi Amore mio aiutami con la splendida Monica Vitti.

 

Viste le competenze e la stima di cui godeva, nei primi Anni 60 è stato incaricato di seguire l’allestimento delle cucine durante la costruzione, a Trieste, del transatlantico Raffaello. Ma l’episodio che più lo ha segnato e che ancora oggi narra con una certa emozione riguarda proprio la Andrea Doria. Lui era a bordo quando la più bella nave italiana venne speronata dal rompighiaccio Stockholm, al largo di Nantucket. Gasparini ha ancora negli occhi il momento in cui il transatlantico si inabissò portandosi via tutti gli strumenti del suo lavoro quotidiano.

 

Lui era riuscito a dare soccorso e condurre in salvo una famiglia americana con un bimbo piccolo che non riusciva a orientarsi tra i corridoi di bordo, immediatamente dopo l’urto. Una combinazione tra cucina e navigazione a cui ha dedicato tutta la vita con grandi soddisfazioni, molto lavoro e tanti sacrifici personali e famigliari, come solo chi lavora sulle navi conosce. Eppure, tornare a terra comporta un po’ di malinconia e si sente il richiamo dell’onda, forse di quella dimensione così libera che solo il mare aperto può regalare: per questo motivo Angelo ha scelto di vivere  in una casa da cui fosse possibile scrutare l’orizzonte. Ha cucinato fino a 95 anni, finché è riuscito a farlo. Ora, da festeggiato, si merita tutti gli onori dovuti ad un grande cuoco di mare.

 

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