b2ap3_thumbnail_viaggiatore-maldestro.jpgMi è capitato tra le mani un libro che fa sorridere, ma è anche utile. In Il viaggiatore maldestro. Le gaffe e i modi per evitarle (Einaudi), il travel writer Mark Mc Crum analizza usi e costumi dei vari paesi per salvarci da situazioni imbarazzanti.

Si scopre così che nei paesi buddisti è oltraggioso accarezzare un bambino sulla testa perché è la sede dell’anima e non va mai toccata da un estraneo, che in Cina non bisogna dire cin cin a un brindisi a meno che non si voglia indicare l’organo sessuale del padrone di casa. In Giappone, poi, guai a  passarsi sulla faccia l’oshibori, il tovagliolo caldo offerto per pulirsi le mani prima di un pasto. Mentre le bacchette non vanno mai incrociate, posate sui lati opposti del piatto né usate per indicare persone. A un invito a cena in Argentina o a Singapore, è consigliabile presentarsi con un’ora di ritardo perché la puntualità verrebbe presa per ingordigia, in Inghilterra rispettare la fila è un obbligo.

Non si regala un oggetto di pelle bovina a un indiano (le vacche sono sacre), un portafoglio di cuoio suino a un musulmano o un orologio a un cinese: è associato ai funerali. Nelle riunioni di lavoro, è un grave insulto cacciarsi il biglietto da visita di un giapponese in tasca o farlo cadere: in Oriente il biglietto è un’estensione della persona, da offrire con due mani a partire dal più anziano riponendo con cura quelli che si ricevono. Attenzione anche ai mazzi di fiori: quelli gialli sono banditi in Cile, Europa dell’Est, Russia, Iran, simbolo di disgrazia, separazione, dispiacere, odio. In Messico oltre ai gialli portano sfortuna anche i bianchi e i rossi. Niente fiori in Kenya e Tanzania: si usano solo per le condoglianze.

Alla fine della lettura, una certezza. Non mi sono fatta mancare nulla. Dalle teste dei bambini indiani accarezzate, ai tovaglioli caldi passati sulla faccia, alla cena allo spaccar del minuto a Buenos Aires… 

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