Emergenza migranti. Il flusso di persone che attraversano il Mediterraneo, salpando dalle coste  africane e asiatiche verso l’Europa è una preoccupazione diffusa. In primo luogo per la sorte di queste persone disperate che si affidano a qualsiasi mezzo pur di fuggire da situazioni insostenibili. In seconda battuta, ma con molto più vigore, per chi si trova a diretto contatto con i migranti stipati su imbarcazioni più o meno solide.

Barca all’orizzonte!

Ma come ci si deve comportare se durante una crociera lungo le coste meridionali del nostro stivale,  o verso la Turchia (dalle cui spiagge parte ancora un 20% del flusso migratorio via mare alla volta del nostro Paese) incontriamo uno di questi cosiddetti barconi? Il comandante di un’imbarcazione da diporto, in base all’articolo 489 del Codice della navigazione, ha l’obbligo di prestare assistenza in mare, senza mettere in pericolo l’incolumità del suo equipaggio e del suo mezzo. Tenendo conto la dimensione media delle unità private è probabile (ma non sicuro) che le persone da salvare siano troppe, quindi che cosa si deve fare? «Come prima cosa si deve dare l’allarme alla Guarda Costiera», spiega il Capitano di Corvetta Floriana Segreto, responsabile dell’Ufficio relazioni esterne della Guardia Costiera. «Si può chiamare sul canale 16 del Vhf o anche, se c’è campo telefonico, attraverso il numero 1530. Si devono fornire tutte le informazioni utili al soccorso: posizione della barca, condizioni dello scafo, numero di persone imbarcate, ma è fondamentale non mettere in pericolo né la propria barca, né causare reazioni improvvise tra i migranti. Se ci si avvicina troppo, per esempio, le persone in cerca di assistenza potrebbero spostarsi tutte dalla stessa parte causando il rovesciamento della barca sui cui si trovano».

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Lesbo, Grecia – Arrivo di rifugiati e migranti turchi dopo attraversamento Mar Egeo – foto shutterstock.com

Una volta dato l’allarme bisogna poi allontanarsi?

«Se le navi della Guardia Costiera, le altre unità civili o militari cui la GC si rivolge per supporto e che per dimensione e preparazione dell’equipaggio sono in grado di fornire assistenza adeguata distano qualche ora di navigazione, a chi ha lanciato l’allarme può essere richiesto di  rimanere in zona per fungere da vedetta e informare i mezzi di soccorso su come evolve al situazione». Ecco, appunto: e se la situazione precipita? «Se c’è pericolo di affondamento, per esempio, al diportista può essere chiesto di mettere a disposizione i propri mezzi di soccorso: zattera autogonfiabile e salvagenti prima di tutto».

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Lesvos, Greece – Migranti siriani in arrivo dalla Turchia – foto shutterstock.com

È previsto un rimborso?

«No, il soccorso in mare è un atto dovuto, non è previsto nessun rimborso. Anzi, si procede penalmente nei confronti di chi non rispetta questo dovere. La spesa sostenuta da un diportista è comunque poca cosa nei confronti del valore di una vita. E anche volendo essere cinici, è una frazione minima di quanto invece spende una nave mercantile in termini di ore perse, di ritardi sul piano di navigazione, eventuali penali per ritardo sulle consegne o sulla perdita dello slot di carico o scarico in porto, del bunkeraggio ecc».

Non solo barconi

A giudicare dalle immagini che si vedono in tv i barconi sono sempre molto grandi e affollati, quindi la possibilità di fornire un concreto aiuto materiale è pressoché nulla… «in quei casi sì, ma bisogna tenere presente che dalle coste tunisine soprattutto, partono imbarcazioni di qualsiasi tipo, non di rado sono gommoni con una decina di persone a bordo. I quel caso, tre bottiglie d’acqua lanciate a bordo possono fare la differenza tra la vita e la morte di tutti i migranti imbarcati. L’essenziale però è mantenere la calma e prendere subito contatti con la Guardia Costiera».

Quali sono le coste più a rischio per chi naviga?

«Verosimilmente tutte quelle italiane meridionali, Lampedusa, Pantelleria e tutta la Sicilia in testa, ma anche le coste sarde, calabresi e pugliesi, anche se ormai verso queste ultime non sono più un fenomeno diffuso come qualche anno fa ma si tratta di casi isolati».

Tutti i migranti navigano in condizioni di estrema precarietà?

«Solo gli africani che partono dalla Tunisia o dalla Libia. Gente che paga in anticipo 2000 dollari per il passaggio. A volte navigano da soli, altre volte sono accompagnate dagli scafisti, ma in ogni caso sono i più a rischio incolumità. I rifugiati o i richiedenti asilo siriani, invece, sono spesso pesone con un tenore di vita più alto, spesso borghesi che arrivano a pagare anche cinque o settemila dollari a persona per un viaggio, con listini che prevedono tariffe con sconti famiglia e sistemazioni nelle cabine di yacht, spesso rubati, o di imbarczioni in ottimo stato destinate a lavorare come su rotte di linea».

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