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All Is Lost è un film d’azione, ma non si spara, non si impreca e non si dicono parolacce. Anzi sì, le parolacce a un certo punto vengono fuori (in realtà sono le uniche che Robert Redford pronuncia in due ore di film, a parte una richiesta di soccorso radio e una sorta di testamento del protagonista con cui si apre il film, in sintesi «Scusate, non ce l’ho fatta, ma ci ho provato»), ma credo che neanche Padre Pio sarebbe riuscito a non tirare qualche ##@§]!! in una circostanza come quella in cui si ritrova Il Nostro Uomo.

Poveraccio, a migliaia di miglia dalla terra più vicina, mentre naviga solitario e rilassato (per la precisione mentre sta schiacciando un pisolino in quello che sembra un afoso pomeriggio tropicale) viene svegliato dal rumore di acqua. Non è lo sciabordio normale delle onde contro lo scafo, ma lo sciaf-sciaf dell’acqua di mare che dalla murata aperta dallo spigolo di un container pieno di scarpe, perduto da chissà quale nave entra a bordo esattamente sopra il tavolo da carteggio e la relativa strumentazione elettronica. A questo punto inizia il film vero e proprio, in cui il registra J.C Chandor, quello che ha esordito con Margin Call, lascia per tutto il tempo Robert Redford a combattere da solo contro gli elementi: prima da bordo della barca (che nel frattempo è riuscito a riparare) poi da dentro una zattera pneumatica (quando la tempesta che affronta ha ragione del bello sloop che il Nostro sta cercando di preservare).

Un film denso, in cui non cala mai la tensione e in cui non c’è alterego con cui confrontarci, né un nemico vero (può la natura o il maltempo essere considerato un nemico in senso proprio?), né un socio, un partner, un sodale: nessuno.

Quasi perfetto anche dal punto di vista velico. L’unico dubbio (e gradirei che il regista o chi per lui svelassero se è un trucco o se è una novità tecnica che farebbe la felicità di qualsiasi prodiere e di chiunque debba mandare qualcuno a riva) è come fa il buon 70enne velista ad andare in testa d’albero con un bozzello a due vie che fa salire o scendere senza nessun tipo di fatica, né di freno di sicurezza.

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