b2ap3_thumbnail_sala-della-tempesta-blog.jpgL’ho letto in un giorno, appena uscito, divorando le pagine una dopo l’altra, durante una vacanza in barca in Sardegna. La tempesta perfetta di Sebastian Junger del 1997, ispirato alla famosa burrasca con onde alte fino a venti metri che si abbatté nel 1991 sull’Oceano Atlantico in prossimità dei banchi di Terranova e al naufragio del peschereccio Andrea Gail, è un libro che non si dimentica.

 

Per questo mi ha colpito l’iniziativa del Galata Museo del Mare, nel Porto antico di Genova, di sfidare le onde furibonde del mitico Capo Horn, immersi nel buio e nel vento, evitando orche e balene. Un’avventura virtuale con estremo rigore scientifico che si può vivere nella “Sala Tempesta” grazie alla tecnologia 4D tra spruzzi d’acqua (veri!) in un’accurata simulazione: i visitatori provano il brivido di dover abbandonare un veliero di metà ‘800 a bordo di una baleniera, imbarcazione usata un tempo come scialuppa di salvataggio per la capacità di reggere il mare, spiega il direttore del Museo Pierangelo Campodonico.

 

La Sala della Tempesta, però, non è soltanto l’esperienza in 4D. Qui si scopre anche un cimelio sorprendente: la zattera gonfiabile dove Ambrogio Fogar e Mauro Mancini resistettero 74 giorni (dal 19 gennaio al 2 aprile 1978) con un chilo di pancetta e una tanica d’acqua dopo aver fatto naufragio al largo delle Isole Falkland.

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