La prima volta che si avvista terra dopo una traversata rimango sempre un po’ deluso: si distingue a malapena un’ombra sopra l’orizzonte poco differente da una nuvola. Basta però un’ora o due di attesa per cominciare a vedere il profilo che si staglia sempre più nettamente all’orizzonte, prendendo la forma propria del luogo dell’atterraggio.

 

b2ap3_thumbnail_saint-lucia-2.jpgCi separano circa venti miglia all’arrivo. Se il vento regge arriviamo per pranzo. Ma di solito in questi casi il vento molla, e quindi spero di arrivare per cena. In ogni caso sono gli ultimi giri di orologio, dopo che le lancette ne hanno fatti a centinaia dalla partenza, 22 giorni fa, in una giornata fresca, piovosa e con molto vento. Ora c’è il sole che scotta e rincoglionisce, il cielo è punteggiato dalle famose nuvolette da Aliseo (le abbiamo cercate e invocate fin da Gran Canaria) e ci sono 15 nodi di vento che ci portano proprio dove dobbiamo andare, cosa rarissima in mediterraneo. 

 

b2ap3_thumbnail_saint-lucia-3.jpgTutto sommato la convivenza, di sei adulti e una bambina, su un 38 piedi, per quasi un mese, si è svolta bene, senza nessun attrito particolare. C’è stato chi si è dato più da fare con la cambusa, le pulizie e le regolazioni delle vele e chi invece ha fatto poco o nulla; c’è anche chi non sapeva nulla di vela e ora qualcosa gli è entrato in testa. Posso dire che nessuno ha trovato il proprio karma o illuminazione, si è passato molto tempo in compagnia a chiacchierare, a fantasticare del futuro e a parlar, bene e male, dell’Italia. Gli ultimi pomeriggi ha tenuto banco il gioco della briscola, gradevole strumento per sfottere gli avversari senza inimicarsi le persone.

 

b2ap3_thumbnail_saint-lucia-4.jpgAnche la barca si è comportata egregiamente, nonostante le poco simpatiche previsioni nefaste ricevute in banchina e on-line prima della partenza da Ancona. Certo qualche usura si è avuta sulle vele e sulla boccola del timone, ma le potrei paragonare al dover cambiare i pneumatici e la frizione dell’auto dopo averci fatto un sacco di strada. Addirittura ci sono bastati i 300 litri d’acqua delle taniche e la batteria da 120 Ah (ovviamente con eolico e fotovoltaico che la ricaricavano di continuo). Nel nostro piccolo abbiamo dimostrato che si possono ancora fare lunghe navigazioni con una barca sotto i 45 piedi senza autoclave, dissalatore, generatore e forno a microonde; un po’ come si faceva abitualmente fino a 20 anni fa.

 

Ora che Saint Lucia è quasi al traverso ci inizia ad aumentare la salivazione in vista delle birre e degli hamburger che ci attendono. Abbiamo fatto l’elenco dei lavoretti da fare appena attraccati, di modo da toglierceli subito di torno e poterci gustare, i giorni seguenti, l’isola e gli amici che sono arrivati prima di noi su barche più grosse o più veloci. Ci resta da fare la votazione per decretare il perdente della gara di igiene personale (dovrà portare in lavanderia i panni di tutti) e della gara di cucina (offrirà una cena al resto dell’equipaggio) e poi saremo pronti veramente per goderci il meritato Caribe!

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