Una settimana è già volata da quando siamo atterrati a Las Palmas di Gran Canaria. Il marina è pieno come un uovo, sono state messe barche in ogni posto disponibile, anche sugli invasi. Quelle che non partecipano all’ARC se ne stanno comodamente alla fonda fuori dal porto, sballottate dalla risacca. E ancora devono arrivare sessanta barche! MyDream è sul pontile delle famiglie, con nugoli di bambini che scorazzano tra le passerelle, per la gioia di Maeva.

 

b2ap3_thumbnail_preparativi-maeva-1.jpgLe bacheche sono piene di messaggi di ragazzi che battono i pontili in cerca di un passaggio per i Caraibi. Generalmente sono arrivati alle Canarie con il traghetto o su altre barche, qualcuno sa andare a vela, ma la maggior parte ha poca esperienza e poche possibilità di essere imbarcato. Sono finiti i tempi dei viaggiatori in autostop, le barche che partecipano all’ARC hanno ormai da mesi gli equipaggi formati, e tra chi cerca un passaggio c’è molta concorrenza. Per molti di loro svanisce lentamente il sogno di passare il Natale girovagando tra le isole caraibiche.

 

b2ap3_thumbnail_preparativi-maeva-4.jpgIl clima degli equipaggi è allegro, ci si da una mano, ci si invita a pranzo e ci si offre da bere la sera al bar. Per motivi fiscali sono solo otto le barche che battono bandiera italiana, anche se in realtà gli equipaggi del bel paese sono più numerosi e, come al solito, amano stare in compagnia. Con loro ci si incontra agli aperitivi o alle feste ARC, contraddistinte da orari anglosassoni (quindi alle 20 spengono le luci e buttano fuori tutti quanti), ma anche al free-bar.

 

Nonostante i sorrisi si percepisce che sotto sotto inizia a salire la tensione, dovuta non tanto alla competizione in sé (visto che si tratta di un rally e non di una regata), ma quanto alla lunga traversata: per molti di noi la prima! Si partecipa ai seminari ARC, incentrati sulla preparazione della barca, sulla cambusa, comunicazioni e emergenze a bordo. Ci si confronta al bar e in banchina su scelte tecniche, quanta acqua imbarcare, che turni fare, lavoretti e lavoroni da completare prima della partenza. Si sale sulle belle e grosse barche del pontile per apprezzare sartie grosse come un polso, winch elettrici, vele in kevlar (reggeranno fino a Santa Lucia?) e angoli cottura con isola.

 

b2ap3_thumbnail_preparativi-maeva-2b.jpgLentamente si espletano le procedure imposte dall’organizzazione; principalmente si affronta il Security Check, durante il quale un responsabile ARC sale a bordo e controlla che tutti i dispositivi di sicurezza siano conformi al regolamento di regata. Normalmente l’ispezione si conclude con una breve lista di lavori da fare e di accessori da comprare, generando una lunga fila al bancone del maggiore negozio di nautica del porto (che, per inciso, sponsorizza completamente la più grossa festa della settimana). In alcuni casi ce la si cava comprando uno speaker esterno per il vhf o fesserie simili, ma nei casi più sfortunati è necessario acquistare una zattera nuova. Si riconosce da lontano il meschino che incappa in questa sentenza; egli infatti girerà tra i pontili col capo chino, rimuginando su quale gabola inventarsi per evitare di sborsare duemila euro per poi ritrovarsi a bordo con due zattere perfettamente funzionanti.

 

Rimane a disposizione solo una settimana per settare le barche; uno dei tasti dolenti per molti è la comunicazione una volta in mezzo all’Atlantico. Chi fa principalmente navigazione costiera raramente si è trovato di fronte a questo mondo, che si divide in radio SSB o telefono satellitare. Entrambi hanno costi di acquisto non trascurabili, ma soprattutto presentano complicazioni tecnico/informatiche che necessitano di esperienza e migliorie continue ai propri apparati. Alla fine ognuno deciderà secondo i consigli degli amici, le proprie esigenze e capacità, con la speranza, per il giorno della partenza, di essere pronto all’80%. Sarebbe già un buon risultato!

 

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