Il lavoro in barca non è un lavoro fisico, ma di concetto. Sarebbe bello poter fare come quando devi spaccare la legna. Prepari i cugni, la mazza, i guanti, alle 8:30 cominci e via per quattro ore filate di mazzate.

Intanto la mente va per i fatti suoi, fischietti, sudi e sei felice. All’ora di pranzo ti accorgi che il mucchio della legna spaccata è aumentato e quello della legna da spaccare è diminuito. E sopratutto puoi mangiare come un lupo.

 

In mare non va così. La sera prima focalizzi il lavoro che dovrai fare, speri di avere tutto il necessario a bordo e quindi la mattina dopo cominci di buon ora. Passano ben cinque minuti in cui fila tutto liscio, dopodiché ti accorgi che la realtà è differente dalla fantasia, anche solo di pochi millimetri. L’elegante soluzione studiata a tavolino la sera prima non va più bene. Prima sosta, con lunga pensata, l’ottimismo ancora ti sostiene e non fa neanche troppo caldo. Smonti mezza barca per capire come risolvere nell’arco della mattinata e ti vengono in mente solo idee drastiche tipo forare i madieri o bucare il pagliolo al centro, che tanto la barca serve a te e quello che pensano gli altri non ti importa. Decidi comunque di pensarci su un attimo, mentre ti dedichi a finire il lavoretto che ieri mattina avevi quasi concluso ma poi ti mancava una vite da 4,8 x 65 autofilettante in acciaio inox con testa bombata e inserto Torx per essere uguale alle altre tre. Solo che mezzora fa dal ferramenta (boutique) di fiducia nei 50,00 € quotidiani di spesa non avevi inserito la vite citata. Ti siedi in pozzetto con la testa tra le mani. Certo che comunque in barca si sta proprio bene! Una pace e tranquillità che manco i bonzi tibetani, il tepore del sole primaverile e un certo languorino. 

 

Va bene, sono solo le 9:30, prendi l’auto per tornar alla boutique (ferramenta) e per una sosta al bar per pizzetta e cedrata. Già che ci sei decidi di fare un salto al cantiere per vedere se il proprietario ha cinque minuti per stare a sentire i tuoi diciotto dubbi giornalieri. E vedrai che tra mezzora sei di nuovo a lavorare.

 

Alle 12.05 sei ancora al cantiere, dopo un’attesa di 45 minuti (avevi sentito dire: «sta arrivando, 5 minuti…») il titolare l’hai visto passare così in fretta che sembrava inseguito da una tigre dai denti a sciabola, la vite che cercavi arriva settimana prossima direttamente da Auckland (6,32 € + IVA) e il languorino si è trasformato in fame cieca. Decidi quindi di sfogarti e di confidare le tue perplessità alla segretaria per scoprire che ne sa almeno il triplo di te di lavori in barca, e non solo a livello teorico o di preventivi. 

 

Finalmente giunge l’ora di porre un freno alla fame che ti impedisce di pensare ad altro se non al cibo, panino e birretta e si ri-comincia più forte di prima (non ci vuole molto…). Purtroppo mentre ingurgiti un delicato panino con frittata e patate si alza la brezza pomeridiana, arrivano i primi maledetti messaggi tentatori che chiedono “usciamo oggi pome?” e la tua determinazione si rivela inconsistente. Insomma, un giretto in barca di un paio d’ore te lo sei proprio meritato dopo tutto il lavoro di stamattina. 

 

La giornata si conclude con un copione già vissuto. Rientri in porto verso le sei, felice come il primo giorno di vacanza, hai speso una sessantina di euro per non concludere nulla e la lista dei lavoretti si è allungata di qualche centimetro. Ma tanto stasera ti verrà in mente come risolvere in maniera brillante quella dozzina di lavoretti in sospeso…

 

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