Gli ingredienti per una buona frittata sono tre: un pomeriggio di bel tempo con un nuvolone laggiù in fondo, una baia molto affollata e il tasso alcolico collettivo a livello frizzante. Ma adiamo con ordine. 

Arriva il messaggio di un amico che ci comunica che a pranzo si troverà a Fiscardo, un pittoresco e ultra turistico porticciolo sulla costa nord est di Cefalonia. Siccome gli amici iniziano a mancarmi, decido di andarlo a trovare, siamo a meno di dieci miglia di distanza, ci farei anche una figuraccia a non presentarmi. Al nostro arrivo subito dopo pranzo la situazione è la seguente: fondale di 30m a 30 metri dalla riva: in netta picchiata; porticciolo già pieno dall’ora della colazione; moltitudine di barche di varie lunghezze ancorate e con una cima di poppa filata a terra; densità di barche pari a quelle di un marina mezzo pieno. 

 

Individuiamo rapidamente i nostri amici, gettiamo circa 60m di catena e con bracciate vigorose fissiamo la cima a terra. Abbiamo fatto una manovra rapida, precisa e senza urlare i comandi; in pochi istanti ci affianchiamo ai nostri amici e iniziamo a consumare la nostra e la loro cambusa. All’ora della merenda la baia assomiglia a un marina affollato, già una barca ci ha spedato l’ancora obbligandoci a ripetere la manovra, e poi con molta classe è venuta a terminare il suo ancoraggio con la fiancata a mezzo metro dalla nostra. Poco male, li invitiamo a offrirci qualcosa da bere nel nostro gremito pozzetto, tanto per stare un pò in compagnia.

 

All’imbrunire il numero di equipaggi che abbiamo invitato a bere da noi si conta sulla punta delle dita di tre mani; stiamo valutando di trasferirci a terra per evitare che il sovraccarico pozzetto di My Dream inizi a imbarcare acqua. Per fortuna proprio in quel momento (e non mezz’ora dopo, quando saremmo stati dentro qualche bettola) inizia a spirare dal traverso una rinfrescante brezza che spazza un pò della calura pomeridiana. Dopo pochi minuti il venticello fa entrare in baia un pò di mare e mezz’ora dopo ci sono 20 nodi di vento al traverso, accompagnati da una simpatica onda corta che entra direttamente nella rada. Da quel momento iniziano a spedare le prime ancore, facendo appoggiare le barche le une alle altre. Un grosso motoscafo 40mt sopravvento a noi sta letteralmente affondando una barca come la nostra che aveva il solo difetto di aver fatto un buon ancoraggio. Sulla fiancata sinistra di My Dream si sono appoggiate tre barche che stanno approfittando della nostra ancora sovradimensionata. Alcuni skipper preoccupati stanno rientrando sulle proprie barche per controllare la situazione, hanno lasciato mogli, figli e amici a terra e così ne aiutiamo qualcuno a passare un altro cavo a terra o a scostare altre barche. Il vento aumenta ancora un pò, ritorno su My Dream camminando sui ponti di altre quattro barche e la vicinanza con la pineta mi consiglia di mollare il cavo di poppa e di cambiare baia. 

 

Purtroppo la decisione avviene un pò troppo tardi, la situazione al centro della rada è molto movimentata. Intanto ho lasciato un membro dell’equipaggio sulla barca di un connazionale che era da solo e chiaramente in difetto di manovalanza. Poi nell’issare l’ancora siamo arrivati verso il centro della baia, dove il grosso motoscafo di prima ha l’ancora incastrata da qualche parte e crede di risolvere la situazione con delle furiose accelerazioni tra le altre barche. Ci sfila davanti alla prua così vicino che gli colpiamo con il pulpito un parabordo; ci lascia appena il tempo di passare e poi non contento ingrana la retro e a tutto gas colpisce il nostro gommone legato a poppa, fortunatamente solo di striscio. Infine sopra le marre della nostra Delta passano le catene di altre due ancore! Una riusciamo a liberarla, per levare anche la seconda dovrò sacrificare un mezzo marinaio. Finalmente siamo liberi, in mezzora raggiungiamo in piena notte una baia ridossata e ce ne andiamo a nanna di corsa.

 

b2ap3_thumbnail_botta-di-vento-4.jpgLa mattina dopo torniamo a Fiscardo a recuperare il membro dell’equipaggio prestato, la cima e il mezzo marinaio. Inutile dire che troveremo solo il primo. Un bagno ristoratore ci fa notare inoltre che prima di andarcene dall’affollato ancoraggio abbiamo toccato uno scoglio con il timone, e quindi il suo spigolo di poppa è un pò sbeccato e si vede la vetroresina. Decido così di trovare un buon posto dove passare alla fonda un paio di giorni, il tempo necessario a sfilare il timone, metterlo in coperta, farlo asciugare, lavorare lo sbecco, richiuderlo con il gelcoat e infine dare un pò di antivegetativa. Sembrerebbe che l’avventura non abbia riservato ulteriori sorprese. In ogni caso avevo capito la lezione già la sera stessa, ancor prima di prestare un mozzo, figuriamoci come l’ho imparata ora, con tutto quello che è successo dopo!!!

 

Commenti

CONDIVIDI