L’oceano ci ha accolto ruggendo, non molto forte, senza mordere, sia chiaro, ma comunque ci ha fatto vedere trentacinque nodi di vento per tre giorni. Per fortuna che veniva dalla direzione giusta, altrimenti di bolina avremmo demolito la barca dopo dodici ore!

 

A causa del mare abbastanza formato l’equipaggio è stato a mezzo servizio, con poca voglia di mangiare e cucinare; le forze conservate solo per timonare. Ogni tanto qualche frangente arrivava a lavare il pozzetto, senza comunque impensierire o fare danni. Le esponenti femminili dell’equipaggio sono rimaste chiuse in cabina per tutto il tempo, mettendo fuori il muso, di colore tendente al verde, solo raramente e per pochi secondi. Lentamente abbiamo preso il via con i turni al timone (il pilota automatico non riesce a contrastare abbastanza velocemente le straorzate dovute alle onde), cercando di riposare quando non di guardia. Sia i rumori della barca, del vento e del mare, sia i movimenti imprevedibili di MyDream, hanno reso difficile dormire in cuccetta. Il posto preferito per chiudere gli occhi era diventato per tutti la panca sottovento del pozzetto.

 

Oltre a timonare e a provvedere a un minimo sostentamento alimentare, era necessario far funzionare sia la radio SSB, per avere i contatti con gli altri regatanti italiani, sia il telefono satellitare collegato al pc per scaricare le mail del meteo. Queste funzioni venivano espletate più rapidamente possibile, per evitare che la nausea avesse il sopravvento.

 

Dopo tre giorni passati così e dopo una giornata con venticinque nodi di vento, finalmente è arrivato un bel sole e quindici nodi d’aria. E’ stato come vedere un campo di margherite che sbocciano in primavera! Tutto l’equipaggio era in pozzetto a lavarsi, a rilassarsi, a mangiare e a scherzare. Gettati in mare frutta e verdura che avevamo progettato di mangiare i primi giorni, ma che ormai si erano guastati, alle dieci del mattino abbiamo fatto una spaghettata. A pranzo un’insalata di patate. Merenda con crostini al formaggio. Cena con risotto, pancetta e zucchine. Insomma, la fame era tornata prepotente, dopo il semi-digiuno forzato. 

 

Abbiamo anche iniziato a interessarci della classifica, scoprendo senza troppe sorprese, di essere ultimi. La nostra strategia è stata, infatti, quella di andare diretti per Capo Verde, per trovarci tra gli alisei e il caldo più in fretta possibile, e fare quindi una comoda traversata a vele gonfie sotto il cielo stellato, magari guadagnando qualche posizione in classifica. Proprio grazie a questa ponderata strategia ora ci troviamo con quattro nodi di vento, il Gennaker che penzola come uno straccio ad asciugare e noi radunati in pozzetto a ingurgitare chili e chili di frutta prima che con questo caldo vada a male definitivamente. In ogni caso sarà difficile peggiorare la nostra posizione in classifica, speriamo solo che gli altri non si stufino ad aspettarci!

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