È già volata una settimana dalla partenza, anzi dalla falsa partenza. Infatti saremmo dovuti salpare sabato 20, ma visto che in mare non siamo noi che comandiamo abbiamo deciso di rimandare fino ad avere vento favorevole, invece che sul naso.

La scelta ha pagato, regalandoci una delle rare traversate tutte a vela, e non alla solita velocità media di 3,5 nodi. Arrivati a Lussino, il nostro nuovo carattere “genovese” si è fatto subito vivo: per non pagare i 50€ del marina ci siamo ormeggiati di poppa su un pontile risalente all’arciduca Francesco Ferdinando, destinato probabilmente a mezzi corazzati con la falchetta a 3 metri dall’acqua. Superata (con un bel balzo) questa difficoltà abbiamo potuto utilizzare le nostre nuove lampade frontali per sopperire alla mancanza di illuminazione pubblica: la distanza dal centro abitato rende la superflua. Mentre pascolavamo liberamente per il centro, ben mischiati con i charteristi (solo la mancanza di vestiti tecnici da barca ci distingueva da loro), lo scirocco del pomeriggio passava dai 15 ai 25 nodi con punte a 35. Si rende quindi necessario un controllo alla tenuta dell’ancora, seguito da un pesante dormita (ma con un orecchio sempre sveglio, sia chiaro!).

 

Le previsioni per il nostro primo giorno di giro del mondo suggeriscono scirocco con punte fino a 45 nodi, per poi passare a bora (ovviamente forte, è la specialità della casa) durante la sera. Per evitare di allungare con qualche riparazione da danni contro il pontile la lista dei lavoretti che mi sono rimasti da fare, cerco una baia che sia protetta sia da scirocco che da bora; meglio alla fonda che in porto quando si mette male. Raggiungiamo la rada all’imbrunire, sotto le prime gocce che precedono il cambio di vento. Sono soddisfatto del posto, ma si balla un pò, non capisco da dove entri questo mare, visto che siamo davvero ben ridossati. Comunque adesso ci si dovrebbe rilassare un pò prima che entri la bora. Invece in dieci minuti, oltre a un omino che ci scarica secchiate d’acqua sulla barca, arriva il salto di vento con tutta la sua violenza. La bora qua o non c’è o è forte, sembra come Maeva, che o dorme o corre. Questa notte le orecchie sveglie sono entrambe, vuoi per il vento che urla, per la pioggia che prova a sommergerci o per i tuoni che seguono i lampi sempre entro tre secondi.

 

b2ap3_thumbnail_blog-maeva-partenza-2.jpgLa seconda mattina in Croazia il cielo è stupendo, ma il vento è ancora bello incazzato. Ci spostiamo lo stesso, verso Sud, tanto nel pomeriggio dovrebbe calare. Invece appena passati oltre una strettoia tra due isole collegate da un ponte girevole, il vento sparisce al punto da dover accendere il motore. Poco male, autopilota acceso e sotto con la lista dei lavori, che se non mi sbrigo per Natale devo ancora liberare la cabina di prua dalle cose gettate negli ultimi momenti prima della partenza!

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