Zenone di Elea, un antico filosofo greco, sosteneva che se voglio tirare una freccia in un punto qualsiasi essa dovrà prima compiere la metà della distanza che la separa dal punto, ma prima ancora la metà della metà e così via all’infinito, rendendo teoricamente impossibile per la freccia raggiungere il bersaglio.

Ho avuto modo di sperimentare sulla mia pelle, con immensa frustrazione, tale paradosso nel tratto di mare che separa le Baleari da Gibilterra. Premetto che per me, come credo per tanti altri marinai, Gibilterra ha un fascino particolare, situata com’è all’uscita del mare nostrum, dove il fetch e le distanze dai ridossi sono relativamente contenute. Da qui in avanti si fa sul serio, si balla su onde che non hanno nulla a che vedere con il vento in cui siamo immersi, ma che derivano da chissà quale perturbazione lontana.

 

b2ap3_thumbnail_gibilterra-2.jpgQuesto scoglio di frontiera, in mano agli inglesi da tre secoli, mi attira anche per la sua storia, il suo essere esente da tasse e la sua morfologia: un sasso bello alto che guarda l’Africa. Gibilterra è quasi una tappa obbligatoria in cui si attende una finestra di tempo favorevole per uscire in Atlantico. Si vedono più barche in alluminio qui in un giorno che in una vita passata a far le crociere in Croazia. Qua i pivelli come me si sentono proprio dei pivelli (solo perchè nella scala gerarchica non ci sono gradini più bassi); è cosa normale che il tuo vicino di barca abbia già fatto diverse traversate atlantiche o il giro del mondo. E io che mi sentivo un eroe per essere arrivato fino a qua… dovrò rivedere i miei canoni e paragonarmi più ad Ulisse che a Moitessier. 

 

b2ap3_thumbnail_gibilterra-3.jpgDicevo della rotta di avvicinamento, come al solito il meteo prevede piatta o al massimo un pò di vento contro (mai a favore, sia chiaro!), e visto che siamo un pò in ritardo con la tabella di marcia decido che ci possiamo accontentare. Chiaramente le previsioni erano inesatte, nel senso che c’avevano preso con la direzione del vento ma non con l’intensità, scordandosi il numero 1 davanti al numero 5 della velocità del vento. Poco male, boliniamo un pò (praticamente tornando indietro) e dopo qualche ora accendiamo il motore, e sbatacchiando ci rifugiamo a metà strada per un paio di giorni, tanti ne servono per avere nuovamente la calma. 

 

Visto che di avere il vento a favore nemmeno se ne parla, anche questa seconda volta ci accontentiamo di una presunta calma per fare le ultime 100 miglia. Anche questa seconda volta la calma finisce presto, ma oltre ad avere il vento contro, per quest’ultima parte avremo anche la corrente contro, sempre più forte. In realtà la corrente me l’aspettavo, infatti nel mediterraneo evapora più acqua di quella che arriva dai fiumi, quindi ce n’è un flusso costante che entra dall’atlantico. Ma la somma dei due fattori (come da copione della legge di Murphy) fa si che quando mancano 60 miglia a Gibilterra noi si vada a 6 nodi, con un tempo di percorrenza previsto di 10 ore. Ma quando mancano 50 miglia la nostra velocità è scesa a 5 nodi, e incredibilmente a 28 miglia dalla meta stiamo navigando a 2,6 nodi, con più di dieci ore di tempo stimato! Addirittura credo di aver preso qualcosa che rallenta la nostra corsa, ma non c’è nulla incastrato nel nostro scafo. 

 

b2ap3_thumbnail_gibilterra-4.jpgPer fortuna, come tutti sanno, se scocco una freccia contro un bersaglio, essa lo colpirà in un tempo abbastanza breve, e non si perderà a mezz’aria in elucubrazioni filosofiche sullo spazio da coprire. Così anche noi, pur lasciandoci andare a pieni polmoni in invettive contro gli dei del mare, del vento e delle correnti, dopo un tempo doppio rispetto al previsto, abbiamo doppiato punta Europa e ci siamo ormeggiati placidamente nel marina. E ora non ci resta che immergerci nella folla di veri velisti, sperando di non apparire spavaldi o impreparati e cercando di apprendere quante più informazioni possibili sul mare! 

 

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